Dove abita la mia infanzia

Sulla pagina FB di Casafacile  http://www.facebook.com/CasaFacile?sk=wall  ci sono alcuni discussioni molto interessanti, tra cui una su “le case della nostra infanzia”. Non ho potuto resistere, ed ho partecipato con questo post (qui in parte corretto dagli errori):

“Le case della mia infanzia (ma non solo) sono tre… la vecchia casa che avevamo a Follonica, piccolissima, spartana, arredata dai miei genitori con amore e tanti trucchi ingegnosi, sempre pronta a spalancare le sue porte a cugini e parenti… magari costretti a dormire su un materasso appoggiato sul pavimento! Aveva una mini cucina ricavata sul balcone, un materasso rivestito come spalliera del letto, che diventava divano per il giorno e letto per la notte, il tavolino pieghevole da giardino di legno bianco utilizzato da papà come scrivania, una grande ciotola rossa di plastica trasformata in lampadario, le tavole di legno delle casse di vino che diventavano portaoggetti e librerie… i contenitori di legno con le rotelle industriali costruiti da papà per nascondere sotto il letto la biancheria…

Poi c’è la casa di campagna di Buonconvento, che ancora ho ed amo più di ogni altra, la raggiungevamo da Roma con un trenino di fiaba, una vecchia littorina che partiva da Grosseto, 200 km in tutto per quello che era un viaggio avventuroso, verso le radici e gli zii toscani. Ugualmente piccola ma perfetta per noi, con le grandi finestre che affacciavano sui campi di grano, il sole che al tramonto incendiava il cielo e scompariva dietro le colline punteggiate di cipressi, l’odore del fieno, dei tigli in fiore e delle more mature che ancora ho nelle narici… per me bambina era una miniera di tesori da scoprire, strapiena di libri, dei tanti ricordi di viaggio di papà, di foto, di bottiglie di vino invecchiato… era ed è la casa che rappresenta la vera vacanza, il tempo libero per inventare, cucinare, oziare, pensare, creare, chiacchierare…la dimensione umana del piccolo paese, il caloroso “buongiorno” dei vicini,  il clacson del furgone del fornaio che avvisa che il pane appena sfornato è arrivato, fare colazione con la marmellata di fichi regalata dalla zia Marisa, le sere passate in cortile a “veglia” a chiacchierare del più e del meno con le “donne”, ma sempre con allegria. L’inverno si scaldava con una stufa a legna ed era un’avventura accenderla…

La terza è la casa di Roma, dove ho vissuto fin da quando sono nata e dove sono tornata ad abitare dopo la scomparsa dei miei genitori: è lo scrigno della memoria, il mio nido di bambina, è il passato che permette di costruire il futuro.

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

2 Commenti

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    leucosia agosto 15, 2011

    ciao sono capitata tramite casa facile sul tuo blog…che emozione leggere questo tuo post! perchè mi hai fatto tornare indietro nei ricordi, di quando sono stata a Buonconvento per una brevissima vacanza…e ci ho lasciato il cuore lì per la dolcezza del luogo la bellezza della natura, e tutto il resto…le case dell’infanzia sono quelle che restano nel cuore, non c’è che dire! in assoluto! complimenti per il racconto…a presto

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