In Cilento, una maratona di scoperte

Ma che ora è?”
Accidenti, sono già le nove. Mannaggia a me che ieri sera non ho messo la sveglia…ma qui nella vecchia capanna immersa nella campagna del Cilento, immersi nel verde e con l’odore dolciastro dei grappoli d’uva maturi delle vigne poco distanti, che stordisce e rilassa, si sta così tranquilli ed il silenzio è quasi totale (fanno eccezione i galli che chicchiricheggiano alle tre di notte!) ed anche il sonno riesce ad essere profondo e ristoratore.

Via allora, veloci a fare colazione – latte, caffè, torta appena sfornata, i fichi succulenti ed il miele dolce da spalmare sul pane fragrante – perché dobbiamo completare il giro turistico del Cilento ed oggi ci aspetta una vera e propria maratona!

Qui in Cilento le strade sono un saliscendi continuo e per dimezzare i tempi di spostamento abbiamo provato la “scorciatoia” suggerita da Luigi, il proprietario dell’agriturismo: che prima ci fa inerpicare sulle colline piene di ulivi, poi schivare  greggi di pecore ma nonostante ciò, sbagliando ripetutamente strada, finalmente riusciamo a trovare la provinciale ed ilpremio è il mare turchese e limpido che costeggiamo fino ad Acciaroli, una cittadina di vacanze che ci appare simile ad una perla, incastonata tra le innumerevoli gradazioni di azzurro in cui si mescolano il cielo ed il mare.
 
 
 

Ad Acciaroli le linee sono nette, le strade immacolate e il profumo del mare arriva intenso: ci piacciono le case in pietra, i vicoli dove i passi risuonano, i fiori dai colori sgargianti che sfuggono birichini dai piccoli giardini.

Anche il piccolo  porticciolo cittadino assomiglia più ad un laghetto e le barche dei pescatori giocattoli colorati. Cullate dalla corrente, le imbarcazioni beccheggiano lievemente e sembrano chiederci: venite a giocare con noi?
 
Ancora mi chiedo chi abbia lasciato fuori dalla portale due poltrone bianche: sarà una coincidenza, oppure voluto? In ogni caso, sembrano essere lì per catturare l’attenzione ed io non resisto a scattare una foto…

 
Continuiamo a scendere lungo la costa fino a Palinuro, bella, mediterranea ma decisamente troppo turistica. In compenso i dintorni sono incantevoli e il blu del mare ha una tonalità così intensa che vien voglia di tuffarsi!
Dobbiamo riprendere la strada, perché il nostro obiettivo è raggiungere Padula per visitare la Certosa di San Lorenzo, la più grande Certosa in Italia, stupendo esempio di architettura barocca e bene artistico di inestimabile valore del sud d’Italia.

 
La Certosa,  Patrimonio dell’Umanità Unesco, è davvero enorme ed ha il più grande chiostro del mondo, i colori che predominano sono il bianco della calce e del marmo ed il verde dei prati e degli alberi. Un bellissimo contenitore vuoto, pieno di luce e di ombre.

E’ sabato, ma siamo solo in pochi a visitare la Certosa. Meglio per noi, certo, ma che peccato. MI vine da pensare, come sempre in questi casi, che noi italiani viviamo in una miniera d’oro ma non siamo capaci ad usare gli strumenti per estrarlo: anche questo bene artistico, sconosciuto ai più, se solo adeguatamente valorizzato potrebbe essere un traino possente per lo sviluppo dell’economia turistica locale!

La Certosa era organizzata come una città completamente autosufficiente ed era il fulcro della cultura artistica e letteraria. Ci soffermiamo a visitare le celle di clausura un tempo abitate dei Padri certosini: non luoghi piccoli e disadorni, ma appartamenti con camino, cappella ed orticello privato: la Certosa era un macrocosmo composto di microcosmi, una vera città monastica
Restiamo impressionati dagli altari della Chiesa, eseguiti con la tecnica della “scagliola” (marmo scavato ed intarsiato con impasti a base di polvere di marmo, madreperla e pietre preziose), uno diverso dall’altro, in una fantasmagoria di fiori e simboli arcani.  Le parole vengono meno davanti allo scalone a doppia elica che affaccia sul giardino all’italiana, superbo e austero nello stesso tempo. Tutta la Certosa è uno scrigno di opere d’arte.E c”è anche un “dark side”: nel Chiostro grande, sempre ben visibile ai padri certosini, vi è l’inquietante cimitero con statue che rappresentano teschi: memento mori e ammonimento per i vivi.
 

Lasciamo Padula con la sensazione di aver visitato un luogo speciale, altero e nobile, e risaliamo l’Autostrada SA-RC fino ad Eboli per poi andare a visitare Capaccio, (vedi anche post precedente). Il paese è arroccato sulla montagna, curve e tornanti per arrivare, ma il premio per tanta strada percorsa è una vista splendida su tutta la piana di Agropoli e di Battipaglia. Nel cielo ci sono parecchi deltaplani, che sfruttano le correnti ascensionali: fa impressione vedere gli uomini che si alzano leggeri nell’aria, alcuni si avvicinano paurosamente a noi, ma riescono sempre a tenere ben saldo il timone della navigazione.

Scendendo la montagna di Capaccio scopriamo il Santuario della Madonna del Granato, un luogo di culto antico (risale a prima dell’anno 1000), seppur della vecchia chiesa rimane solo un pulpito affrescato ed alcuni piccoli settori del pavimento originario. Dal Santuario vediamo che nella valle c’è un parco verde curatissimo, con corsi d’acqua e laghetti: ci incuriosisce e solo dopo scopriamo che si tratta della grande tenuta delle sorgenti di Capodifiume, con il ristorante realizzato ristrutturando una vecchia centrale idroelettrica (ancora funzionante), costruita sul fiume Trabe – da cui il ristorante stesso prende il nome –  circondato da canali, cascate, sorgenti naturali, resti archeologici e roseti antichi.

 

 

Poi, improvvisi, decine di puntini si levano dal Parco archeologico di Paestum: bolle d’aria colorate che attraversano la luce del tramonto, sorvolando i templi e il mare poco distante.Un po’ film, un po’ sogno, un po’ fiaba: la costa cilentana è così, sorprendente. Ha la capacità di mutare aspetto con il passare delle ore e improvvisi arrivano i doni: è il modo con cui Cilento e Paestum fanno innamorare i visitatori.

Noi ritorniamo al nostro agriturismo stanchi ma molto soddisfatti e dopo una piacevole cena ci godiamo la serata ancora calda riposandoci sul dondolo: la vacanza è quasi terminata e domani, controvoglia, ci aspetta il viaggio per Roma.

Per fortuna, fuori dalla capanna immersa nella campgna dl Cilento c’è una lanterna: resterà accesa ad aspettarci, per indicarci la via del ritorno.

Claudia Boccini

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