Il nuovo Paese dei Balocchi? Ikea!

Far la spesa al Super/Iper è oramai una prevedibile routine: si prende un bel carrello vuoto, si cammina per le corsie con la lista della spesa a portata di mano prendendo più o meno distrattamente ciò di cui abbiamo bisogno, fila alle casse e via, acquisti fatti!
Ma se vi portassero improvvisamente in un grande magazzino pieno di meravigliose suppellettili colorate, pronte per essere toccate, soppesate, provate, immaginate, cosa diventerebbe lo shopping… se non un viaggio nel paese dei balocchi?
Ikea per me è proprio questo, una full immersion in un mondo incantato, il sogno di vestire il ruolo della regina del castello, stanze pronte per essere abitate e la possibilità di veder realizzato tutto quello che l’immaginazione riesce ad inventare. 
Non è solo la mia parte ludica che ama Ikea, c’è anche un aspetto più squisitamente psicologico che emerge tutte le volte che visito lo store scandinavo: la percezione di far parte di un circolo dotato di una propria liturgia laica che prevede, oltre allo studio preventivo del catalogo e al ritiro delle “armi di sopravvivenza” (borsa gialla, metro, matitina, lista) che gli “adepti” – in attesa di arrivare al varco liberatorio e salvifico delle casse – devotamente si prostrino alla polpettina svedese, condividendo comunitariamente il pasto, e dove la busta di carta con il logo giallo e blu diventa l’orgoglioso stendardo e simbolo di appartenenza. 
Un “luogo – non luogo” con rituali codificati dove poter trovare la risposta ad ogni bisogno: il parcheggio, la musica rilassante di benvenuto, la scala mobile che sale fino al “paradiso” del mobili, il bar con le sue proposte accattivanti, il ristorante con cucine open, e i tavoli “di casa” il kinderheim per i bambini, il supermercato alimentare specializzato, persino la sala tv per i maschietti che vogliono seguire le partite del campionato (recente innovazione di alcuni store Ikea)… insomma, tutto quanto è necessario per soddisfare gli istinti innati di possesso e di partecipazione.
C’è addirittura chi all’Ikea soffre della sindrome di Stendhal (tipico senso di straniamento che assale i turisti in presenza di grandi opere d’arte, tant’è che spesso si prova a Firenze): migliaia e migliaia di articoli pronti per essere agguantati, chilometri di stoffe colorate che stimolano la parte più onirica della nostra mente, le  versioni infinite di posate, piatti e bicchieri che ci fanno andare indietro nel tempo a quando da bambini si giocava a preparare il pranzo per le bambole…
A proposito… ieri sono stata da Ikea…
Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

6 Commenti

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    Marta novembre 18, 2011

    ciao Shanta: mi ricordo la prima volta che ci andai, una settimana dall’apertura della sede di Padova, ricordo le folle oceaniche ma anche la mia emozione: sembravo veramente un bambino al Luna Park, mamma mia!
    Condivido con Lallabel, in questi mesi di magra anch’io rimando la visita semestrale perché non è il momento migliore… ma torneranno, ce la faremo!
    Un abbraccio Shanta, ciao!

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    Anonymous novembre 15, 2011

    hai, volutamente o no, non so, dimenticato, la zona fumatori!
    lamate

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    Lallabel novembre 14, 2011

    io la vivo in modo un pò altalenante (passatemi l’espressione).. nei mesi “buoni” mi concedo qualche spesuccia ma nei mesi “di magra” andare all’IKEA per “guardare ma non toccare” è una vera sfida con se stessi… un dolore!
    Non ricordo ormai quasi più l’ultima volta in cui ho comprato senza preoccuparmi, come in un PaeseDeiBalocchi!
    Non vedo l’ora di tornare nel PaeseDeiBalocchi!

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    shanta novembre 14, 2011

    vedo che la definizione “Paese dei Balocchi” non è soltanto mia… ma come altro poter definire l’IKEA se non così?

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    Marilu novembre 14, 2011

    Il testo è molto divertente ma un po’ mi fa soffrire… niente Ikea nelle vicinanze di casa mia!!! e sapessi quanto mi manca!

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