Lazio e Umbria

In un post precedente vi ho già raccontato delle incredibili sensazioni che si provano a Civita di Bagnoregio e proprio da questo splendido ed incantato luogo ha preso il via il nostro tour tra l’Alta Tuscia e la verde Umbria che ci ha portato, il primo week end di maggio, a compiere un percorso turistico particolarmente interessante, ricco di arte e di tante sorprese gastronomiche.
Seguendo (ma senza fidarsi troppo) le indicazioni del navigatore, raggiungiamo la strada statale Amerina dove, circondati da campi coltivati e da vigneti, costeggiamo le anse del Tevere per poi inerpicarci fino al paesino di Baschi, un gioiellino medievale  con vicoletti angusti e case in mattone, che domina dal suo bastione tufaceo i territori circostanti, vicino eppur distante dal traffico che scorre intenso sull’autostrada.
 
BASCHI
Il tempo di un caffè, di una passeggiata e qualche foto e poi si riparte per raggiungere il lago di Corbara, bacino azzurro di natura artificiale incastonato in un mare di verde che si trova non lontano da Orvieto (che, se avete tempo, è obbligatorio visitare!). Sulle sponde del lago, piccole spiaggette, boschi e… il ristorante del cuoco Vissani (economicamente inavvicinabili – per noi – i suoi menù!).
lago di Corbara
Intorno alla zona est del lago, fertili campi coltivati a vigneto (siamo nelle terre del vino DOC Lago di Corbara, sapiente unione di uve Merlot, Sangiovese e Cabernet) si estendono a perdita d’occhio.
Poco oltre, continuando sulla strada regionale 448 e superato uno spettacolare canyon dove il Tevere scorre selvaggio, compare all’improvviso Todi, circondata da una possente triplice cinta di mura, poste a protezione della roccaforte.

Todi, citta con natali etruschi ma di forte impronta medievale, è nota per la Rassegna Antiquaria d’Italia, una delle mostre mercato più conosciute nel mondo (si svolge dal giovedì santo e termina la settimana successiva alla Pasqua), per le sue tante botteghe storiche e per il mercatino dell’antiquariato che si svolge nella piazza princiale della città ogi seconda domenica del mese. E per la cucina locale, dove regnano il tartufo ed i funghi, gli umbrichelli (pasta acqua e farina) e il pan nociato.

Todi – Palazzo del Popolo
Il Palazzo comunale, con i suoi archi e le sue scale, domina  Piazza del Popolo ed il Duomo, poco distante, sembra scomparire dinanzi alla forza architettonica del potere civile.
Arroccata sulla collina ed isolata dallo scalone scosceso, la Chiesa di S. Fortunato racchiude al suo interno la cripta dove è sepolto il frate-poeta Jacopone da Todi che, con le sue Laudi religiose, ha dato un grande contributo alla letteratura italiana.
Le colonne e gli archi scolpiti del portale della Chiesa di S. Fortunato sono incredibilmente eleganti, la dura pietra lavorata con maestria fino a renderla lieve come una trina.
Todi è una città che pretende dai suoi visitatori buone gambe e ottimo fiato, arroccata com’è sul colle: percorrere le sue vie è stata una vera sfida alla mia (scarsissima!) resistenza fisica!

 

Todi meriterebbe una sosta più approfondita, ma ci aspetta la visita di Acquasparta. Dalla Porta Vecchia si accede al nucleo storico della cittadina umbra e alla splendida piazza Cesi, dove nel pavimento è rappresentato il movimento dei pianeti attorno al sole (e già, perchè anche Galileo ha soggiornato ad Acquasparta!).
 
 
Aquasparta  è una città che da sempre è legata a doppio filo alla scienza ed al sapere tant’è che nel 1603 Federico Cesi vi fondò l’Accademia dei Lincei, la più antica accademia del mondo. Ancora oggi, l’Accademia ha il compito di “promuovere, coordinare, integrare e diffondere le conoscenze scientifiche nelle loro più elevate espressioni nel quadro dell’unità e universalità della cultura”.
scorci di città umbre
Sangemini (il borgo che da il nome all’acqua ricca di calcio più famosa d’Italia: intere generazioni di bambini sono cresciute bevendo dalla sua bottiglia di vetro verde!) ci accoglie nella piazza principale con la Porta Romana e la chiesa medievale di San Francesco.
Sangemini – particolare della porta
L’itinerario prosegue per Amelia (no, non si tratta della “strega che ammalia” di zio Paperone…), ma di una città di origini antichissime con l’abitato storico circondato da imponenti mura poligonali del V secolo a.C., dove visitiamo l’imponente Cisterna di epoca romana, suddivisa in 10 sale comunicanti perfettamente impermeabilizzate in coccio pesto, che garantiva l’approvvigionamento di acqua sia in tempo di siccità che di assedi militari.
 

Degna di nota è anche la Basilica – che domina la sommità del colle amerino –  e la vicina torre dodecagonale (12 lati!) dell’anno 1000.

La nostra strada devia per raggiungere il Lago di Alviano, dove l’oasi del WWF  preserva gli ambienti tipici delle zone umide di acqua dolce: palude, stagno, acquitrini, marcita, bosco igrofilo, tra i più estesi dell’Italia centrale. Se avete bambini o ragazzi, vi consiglio di farci un salto (l’Oasi è aperta la domenica ed i giorni festivi dal 1° settembre al 15 maggio). Percorrere i suoi sentieri permette di osservare da vicino cavalli bradi e uccelli di palude e le tabelle didattiche aiutano a comprendere il ciclo della natura.
 
Lungo la strada del ritorno (ci fermeremo per la notte a Civitella d’Agliano), incontriamo calanchi che ricordano il territorio delle Crete senesi. Un paesaggio  incredibile, dove il variare della luce accentua o sfuma la plasticità del terreno argilloso.
Lasciamo la dolcezza struggente dell’Umbria per rientrare nel territorio di Viterbo: ricco di ville, castelli, palazzi nobiliari e soprattutto di splendidi giardini all’italiana.


 

Come i giardini di Villa Lante a Bagnaia, dove la simmetria è artefice di perfezione e meraviglia, oggi come nel 16° secolo.
Due mondi diversi si contrappongono a Bagnaia: da un lato lo stile e l’eleganza raffinata di Villa Lante, dall’altro il caos del borgo cittadino, dove un torrione merlato consente l’accesso alla città vecchia, costruita in posizione subordinata rispetto alla dimora nobiliare. 
All’imbrunire, un inaspettato piccolo capolavoro di arte topiaria ci appare tra i vicoli di Bagnaia, quasi a volerci far chiudere con tenerezza queste giornate di vagabondaggi.
 
 

Note:

siamo partiti da Roma il venerdì mattina (con sosta alle Terme dei Papi di Viterbo per un bagno salutare nella piscina monumentale) e siamo rientrati la domenica.

Il tour ha avuto come base logistica il B&B La Filagna di Civitella d’Agliano, dove ci aspettava una panciuta stufa a legna, pronta a scaldare la stanza.
Per i giudizi sulla struttura, vi rinvio alla mia recensione su Tripadvisor.

Con questo post si conclude l’itinerario tra Umbria e Lazio, di cui fanno parte anche i post su Civita di Bagnoregio e sul Centro botanico Moutan, specializzato in peonie.

Claudia Boccini

3 Commenti

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    Lallabel maggio 28, 2012

    A volte.. no anzi.. spesso mi dico che l’italia è davvero un sacco pieno di tesori storici ed artistici. Come ti giri c’è un borgo antico, un poeta, un artista, un ristorante meraviglioso… mi auguro davvero di poterla girare un giorno come fate voi e godermela appieno tutta questa splendida terra!
    Come sempre un bellissimo resoconto il tuo!

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    Marilu maggio 28, 2012

    Meravigliosa passeggiata!

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    Gua-sta Blog maggio 28, 2012

    Che interessante resoconto. Proprio un bel giro, ben documentato. E comunque Vissani è sopravvalutato…

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