Marmellata di more

Lungo i bordi delle strade di campagna i rovi iniziano a riempirsi di frutti prelibati e succosi. In alcune zone d’Italia le more iniziano ad essere quasi pronte per essere raccolte e trasformate in una marmellata che profuma di  sentori di erba falciata,  zuccherina e dolce per aiutare a sopportare il grigio dell’inverno che verrà.
 
Andare per more era un appuntamento fisso delle estati in campagna, in Toscana. Insieme a mamma andavamo nei posti segreti dove i cespugli erano più ricchi, ogni frutto maturo era grande quanto una nocciola. Incuranti delle spine, tra un “assaggio” e l’altro, riempivamo rapidamente i cesti di vimini intrecciato che portavamo con noi. 
 
Terminata la raccolta si doveva rientrare subito a casa per trattare e cucinare le more raccolte: per ottenere una marmellata speciale, era necessario un lavaggio veloce per togliere la polvere ed una asciugatura delicata con un telo pulito (che regolarmente diventava a pois rossi…). Quindi, pentolone di alluminio pronto sul fuoco, bilancia per pesare lo zucchero, il succo di un limone e via, cottura a fuoco lento per un paio di ore, mescolando in continuazione grazie anche all’aiuto di papà…


Un rito, questo era per me la raccolta delle more.
Una giornata intera passata tra le strade polverose e la cucina, per ricavare almeno una ventina di barattoli di marmellata da riportare a Roma, ognuno avvolto nella carta di giornale per evitare che durante il viaggio si rompesse.
La marmellata era destinata ad arricchire le colazioni del mattino, spalmata sulle fette biscottate velate di burro, farcire le crostate “della festa” o come omaggio alle zie.

 

Ancora adesso quando assaggio la marmellata di more mi commuovo, perchè mi vengono in mente quei pomeriggi semplici, passati assieme ai miei genitori in attesa che la marmellata fosse pronta…
La ricetta che utilizzava mia mamma prevedeva di aggiungere 700 gr. di zucchero per ogni chilo di frutta pulita, oltre al succo di un limone spremuto.
La composta di zucchero e frutta veniva posta in una capace pentola di alluminio e messa sul fuoco per almeno 30 minuti, schiacciando le more con l’aiuto di un mestolo di legno. Veniva poi passata al passaverdure per cercare di eliminare i semini e quindi messa nuovamente a bollire lentamente finchè la marmellata non superava la prova “piatto e cucchiaio” (veniva versato un cucchiaino di marmellata su un piatto inclinato: era pronta quando non scivolava più).
Ancora bollente, veniva versata nei vasetti di vetro lavati e sterilizzati, si aggiungeva un paio di cucchiaini di zucchero prima di tappare e si girava il barattolo appoggiandolo dalla parte del coperchio su un tagliere di legno, fino a quando non si sentiva il caratteristico “cloc” che indicava che il vaso era stato sigillato grazie al caldo ed al vapore.
Un paio di barattoli di marmellata rigorosamente destinati ad accompagnare la crema pasticcera ed i biscotti “lingua di gatto”  erano preparati seguendo una ricetta decisamente  “speciale”:
1 kg. di more, 600 di zucchero, 200 gr. di miele, il succo di un limone spremuto, mezzo bicchiere di mistrà o  sambuca e, udite udite, 150 gr. di cioccolata fondente spezzettata!
La procedura di preparazione è sempre la stessa, l’unica differenza è che alla fine, poco prima di terminare la cottura, si aggiunge il liquore, il miele e la cioccolata spezzettata, mescolando ancora per una decina di minuti…
Claudia Boccini

3 Commenti

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    Raffa giugno 12, 2012

    …mi manca tanto camminare ai bordi delle stradine di montagna per raccoglier more… :P

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    Gua-sta Blog giugno 11, 2012

    Che bei momenti. Anch’io andavo a more quando abitavo sui colli. Mi ricordo le mani e la bocca violacei e troppa voglia di mangiarle subito per poter fare la marmellata! Comunque ne ho piantato un arbusto in giardino, di quelle senza spine. Vedremo cosa ne uscirà…

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    Lallabel giugno 11, 2012

    Che bello Claudia.. queste sono proprio le cose semplici della vita che restano impresse in modo indelebile… un rito, come dici tu, e un sapore che ancora adesso riesce a scatenare una cascata di emozioni.
    Tra l’altro la confettura di more è una delle mie favorite. Io ho un paio di cespugli in giardino, ma sono sufficienti a raccoglierne qualcuna per arricchire le macedonie estive… che buone!

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