Padrone arrivedello a battitura

Questa è l’estate delle sorprese… dopo decenni di vacanze a Follonica,  la Maremma riesce ancora a stupirmi con i suoi mille volti!
 
Dopo gli asini dell’Amiata, lo scorso pomeriggio ci siamo divertiti (ed anche un po’ emozionati) alla festa della trebbiatura, dove tra Butteri maremmani, cavalli e mucche siamo tornati indietro nel tempo, quando il lavoro nei campi era sudore e fatica (e fatica e sudore, e poi nullaltro! L’idea romantica del country and chic è molto contemporanea… ).
 
 
 
Butteri a cavallo mostravano tecniche di guida e controllo dei bovini, mentre cavalieri in abiti d’epoca si esibivano perfettamente  coordinati in caroselli e gimkane.
 
Nell’aria stornelli e canzoni che parlano di amore, orgoglio e speranza  (perchè non c’è solo “Malamaremma”!) e nell’aia, trasformata per l’occasione in museo vivente, la dimostrazione degli antichi mestieri (l’impagliatore, il cestaio, il fornaio, il falegname, il fabbro…).
 
Una giovane ragazza spiegava con entusiasmo (si, davvero, le brillavano gli occhi mentre parlava) tutto il processo che dal grano porta ad ottenere il pane, e quindi dettagli interessanti sulla “dilollatura” del grano (ovvero la separazione del chicco dal suo rivestimento), sulla macinatura, esempi pratici su come stacciare (la fase in cui la farina viene separata dalla crusca tramite un setaccio, rigorosamente usato a mano).Poco più avanti, un grande forno da campagna sfornava schiaccia fatta con la farina appena macinata… un sapore unico come il ricordo!
 
  
 
 
 
Tra gli espositori, mi ha poi incuriosito parecchio  l’anziano intagliatore di corni che, tra le sue innumerevoli creazioni, esponeva anche una numerosa quantità del  simbolo del partito dei lavoratori, ovvero la falce e martello di… “picciana memoria”.
 
Sembrava di essere dentro al racconto di Alessandro Orlandini, “Padrone arrivedello a battitura“, che racconta la vita dei mezzadri nella seconda metà del Novecento e le lotte per affrancarsi dal “padrone”…
 
Completavano la festa l’esposizione di trattori d’epoca (molti gli esemplari degli inizi del ‘900), di tutte le forme e dimensioni, le macchine per trebbiare e gli attrezzi che usavano i contadini per ottenere il grano. 
Claudia Boccini

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