Emozioni veneziane

Immagino che molti di voi sono stati a Venezia,almeno una volta. Oppure che sia tra le mete future. Qual’è la prima definizione che vi viene in mente pensando alla città lagunare? Romantica? Decadente? Fuori dal tempo? Turistica? Scomoda? Emozionante? Unica? 
Tutti gli aggettivi utilizzati sono perfettamente calzanti alla città dei Dogi, perché Venezia è questo ed è molto altro! Una città meta di viaggi di nozze e di week-end romantici da trascorrere tra gondole, ponti e canali. Una  città travolta da frotte di turisti intruppati ed irregimentati che seguono ombrellini colorati portati da guide distratte. Un insieme senza eguali di palazzi nobili, un labirinto di calli e di fondamenta capaci di far perdere l’orientamento anche al viaggiatore più esperto. E di far perdere la cognizione della realtà.
Nulla è quel che sembra, a Venezia. Dietro le facciate austere e le spesse tende di damasco dei palazzi nobili si scoprono saloni affrescati, soffitti con travi di legno scurito dai secoli oppure incredibili, moderni open space di design, nei campielli si nascondono insospettabili giardini e cortili, i percorsi tortuosi lungo vicoli bui, che sembrano condurre verso il nulla, ti traghettano improvvisamente in piazze (i “Campi”) grandi e luminose. Le indicazioni stradali (ma non si può, non si deve parlare di strade, a Venezia!) sono fluttuanti, come l’acqua dei canali che segue il corso delle maree. L’istinto deve assolutamente riprendere la sua capacità di orientarsi, qui gli schemi conosciuti non hanno valore. Non ci sono auto, rumori conosciuti, riferimenti. Si è in un luogo senza tempo. Gli spazi usuali sono modificati e si è in balìa della città.
Non c’è una Venezia, ma tante quante i suoi sestieri, anzi quante le isole che ne sono l’ossatura. Piazza San Marco ed i suoi tesori d’arte unici al mondo sono la meta obbligata per chi non ha mai visitato Venezia, così come il ponte di Rialto e le commerciali Mercerie.
 
Camminate senza fretta lungo Riva degli Schiavoni, ammirate il profilo delle isole di San Giorgio, della Giudecca, di San Servolo e di San Lazzaro degli Armeni, salite su un vaporetto e percorrete tutto il Canal Grande ma non mancate di scoprire la parte meno appariscente della città, nei Sestieri di Cannaregio, di Dorsoduro, di Castello, meno battuti dal turismo eppure così veri, dove si trovano ancora bàcari autentici dove fermarsi a bere un ombra di vino accompagnata da un cichèto. Qui le case sono popolari, i panni stesi ad asciugare e le barche nei canali sono in attesa di una mano di vernice. Il caos è lontano e l’unico rumore è lo sciabordio dell’acqua dei canali, solcata da barche che trasportano merce da un capo all’altro della città.
 
A Rialto fatevi avvolgere dai colori e dagli odori del mercato coperto, dove banchi di pesce freschissimo, offerto a prezzi stracciati da pescivendoli scanzonati e rumorosi, attira casalinghe e ristoratori locali, mentre i fruttivendoli propongono verdura, granaglie e frutta rigorosamente trasportata via acqua dagli orti e dai campi coltivati sulla terraferma.
Venezia è una città costruita sull’acqua e che vive attraverso di essa, unica via di comunicazione e di trasporto che permette il fluido passaggio di cose, mezzi, persone da una parte all’altra della città, altrimenti collegata tra le due sponde del Canal Grande solo tramite quattro grandi ponti (gli Scalzi, Rialto, l’Accademia e il nuovo, contestato, ponte di Calatrava).
 
I traslochi, l’emergenza, tutta la quotidianità si muove attraverso i canali, perché qui le auto sono sconosciute, non è concesso loro di andare oltre il Tronchetto e Piazzale Roma. Tutti si muovono a piedi o in vaporetto (Venezia è grande ma non immensa e non è impossibile raggiungere i principali luoghi di interesse contando solo sulle proprie forze fisiche), oppure in taxi-motoscafo o in traghetto (che, attenzione, non è il vaporetto ma sono gondole collettive che fanno la spola da una parte all’altra del Canal Grande in cambio di un contributo minimo). I vaporetti sono la vera spina dorsale della città: collegano capillarmente le diverse isole della Laguna e senza i quali tutte le attività si fermerebbero.
Una città speciale dove si trovano ancora mestieri altrove scomparsi: qui esiste ancora la figura del facchino, ne vedrete decine che trasportano di tutto a forza di braccia o con l’aiuto di piccoli carrelli, li vedrete scalare ponti e scendere gradini, ogni gesto è temperato dalla difficoltà di dover combattere ogni giorno contro una città unica ma incredibilmente difficile, soggetta alle bizze della laguna e al fenomeno dell’acqua alta. Ciò che è normalmente semplice, qui diventa difficile e complesso: perfino la raccolta dell’immondizia richiede una procedura capillare – casa per casa, portone per portone – di ritiro dei rifiuti, il loro trasporto tramite carrelli fino ad una chiatta e quindi il loro trasferimento in terraferma per la lavorazione e lo smaltimento.
Fermatevi, se ne avete la possibilità, ad ascoltare i vecchi veneziani che parlano tra loro nel dialetto dolce e ironico, fatevi colpire al cuore dai colori dei palazzi che cambiano con il variare della luce, dai ponti dalle mille forme diverse, dalle entrate sospese che affacciano sui canali, cercate di essere parte di questo luogo incredibile, a metà tra scenografia teatrale e città immaginaria, fatevi coscientemente abbindolare dalla paccottiglia cinese esposta sulle bancarelle, perché la magia veneziana è ovunque, perfino nelle gondole ondeggianti di plastica, l’apoteosi del souvenir kitschissimo, che vi sembreranno meno orribili se viste nelle vetrine di Venezia.
E poi lasciate la vostra macchina fotografica libera di scattare migliaia di foto, perché ogni angolo, ogni cantone, ogni pietra merita di essere fermata nella memoria e portata via con sé.
Questa città ha un fascino che non si può raccontare solo attraverso le parole, Venezia riesce a coinvolgere tutti i sensi, gli occhi che guardano capolavori costruiti dall’ingegno e dalla capacità dell’uomo, l’odore salmastro dei canali, il morbido broccato delle sedie nei bar lussuosi che affacciano in Piazza S. Marco, il rumore dei motoscafi che solcano la laguna.
Il mio consiglio per visitare Venezia “oltre” le mete turistiche è perdersi nei suoi meandri, camminare senza meta (ma con una buona cartina in tasca… !) e poi fermarsi in un bàcaro e prendere un bicchiere di vino o uno spritz (qui il rito dell’aperitivo ha una tradizione lunga e consolidata , ben prima che la pubblicità della bevanda arancio la facesse diventa moda).
 
Lasciate che la città vi entri dentro, fatevi catturare… non riuscirete più a liberarvene!
Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

3 Commenti

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    pulsatilla febbraio 27, 2013

    Che voglia di ritornarci…Venezia è una città unica, affascinante, ma chi meglio di te ne ha fatto una descrizione migliore?

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    Lallabel febbraio 26, 2013

    Ci sono stata un paio di volte ma sempre un mordi e fuggi… per me è emozionante, decadente, romantica, affascinante… vorrei provare a viverla per qualche giorno, per conoscere anche angoli e aspetti più nascosti. Comunque è una perla unica al mondo! Due anni fa una parente arrivata dall’Argentina ne è rimasta delusa, si aspettava di trovare lo sfarzo che vedeva nelle foto e nei siti internet… e io ci sono rimasta malissimo per questa sua delusione, come se mi toccasse da vicino.

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    nata disordinata febbraio 26, 2013

    Grazie per questo bellissimo racconto di Venezia.Ci sono andata spesso per qualche anno, ma è da un po’ che manco e mi hai fatto venire nostalgia. Per me non è mai stata una citta romantica ma speciale e affascinante sì!

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