Lungo la via di Pellegrino Artusi

La cultura del viaggio non è mai fine a se stessa: spostarsi dalla propria casa, decidere di uscire da un nido caldo e familiare per andare alla scoperta del diverso da sè, provare sulla propria pelle che le esperienze, per quanto difficili, fanno crescere, trovare la capacità di mettersi in ascolto di chi ci parla di modi diversi di affrontare la vita (non parlo solo dei grandi viaggi, quelli che portano dall’altra parte dell’emisfero e che presuppongono il distacco dalle abitudini, ma anche di quei piccoli momenti di evasione che ci portano, fosse solo per una giornata, ad apprezzare le meraviglie dell’arte e della natura… proprio come quelle “girate”, per usare un modo di dire toscano, che io e Francesco facciamo con lo scooter per allontanarci dal frastuono di Roma).

Viaggiare per permettere alle sensazioni di fluire liberamente attraverso i nostri 5 sensi.
Viaggiare (ovunque, comunque e con chiunque) presuppone apertura mentale e voglia di mettersi in discussione per scoprire, annusare odori e assaporare sapori.
Ovunque andiamo possiamo crearci un itinerario che contemperi emozioni diverse: non sarà difficile inserire  in una  gita la sosta in un rifugio per assaggiare le specialità montane locali, o fermarsi sulle rive di un  ruscello per ascoltare il suono dell’acqua o trovare il coraggio di  immergersi  nell’acqua fredda del mare per un bagno ristoratore che rinnovi il contatto con gli elementi naturali.
Per chi invece non ha tempo (o non ha voglia) di organizzare, esistono percorsi studiati e promossi da enti locali e regioni, che permettono di unire viaggio, scoperta, esperienze eno-gastronomiche con soste e momenti di formazione. Ci sono le strade dei vini (del Chianti, del Brunello, del Monteregio, tanto per restare in Toscana, zona che conosco bene). Oppure gli itinerari della fede, come il famoso cammino di Santiago o il più breve ma non per questo meno emozionante Cammino di S. Francesco nel reatino, la Via Francigena… esperienze totalizzanti, che ci fanno immergere nelle realtà locali, assaggiando la cucina del luogo, dormendo in locande, ostelli o piccoli alberghi che hanno ancora la cultura dell’ospitalità profondamente radicata.
Nei giorni scorsi ho scoperto che esiste anche un altro itinerario, molto particolare e decisamente adatto a chi ha la passione per la buona tavola, che si dipana tra la Romagna e la Toscana per seguire la storia di Pellegrino Artusi, l’autore di “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Come dire, la bibbia di cucina per generazioni di donne italiane. Ed anche la mia…

Con l’Artusi le ricette si elevano dal rango di semplice assemblaggio di ingredienti diversi per diventare raffinate presentazioni, concreto status symbol quotidiano da portare in tavola e condividere.
E se oggi ci sembrano davvero le eccessive alcune ricette dell’Artusi (in alcuni casi prevedono tra gli ingredienti decine di uova, grandi tranci di burro o di lardo!), tuttavia vanno collocate nel contesto storico in cui sono state elaborate, quando sulle tavole della nascente borghesia il nutrirsi lasciava il posto al degustare.
La via artusiana, itinerario tutto da percorrere ma soprattutto da assaggiare, parte da Forlimpopoli per arrivare fino a Firenze e si snoda lungo la strada statale 567, con soste in osterie che ripropongono i piatti narrati dal grande Pellegrino. Partendo dal cuore della Romagna, si potranno visitare località dove il buon mangiare ed il buon bere sono tenuti in grande considerazione, dormire in agriturismi che ancora oggi producono prodotti di nicchia.

Dove se non in questo spicchio d’Italia poteva trovare miglior materiale l’Artusi? La cultura del buon mangiare è connaturata nelle genti di  Romagna e di Toscana: vi è rispetto per il ritmo delle stagioni,  i prodotti che dona la terra sono curati ed amati.

La grande ricchezza del nostro Paese è infatti la cultura dell’ospitalità ed il turismo è la nostra miniera d’oro, che può diventare traino per l’economia e sviluppo dell’occupazione. Non sto dicendo nulla di nuovo, ne sono consapevole, ma è giunto davvero il momento di rendersi conto una volta per tutte che solo in Italia cibo ed arte riescono a creare un canale continuo che dagli occhi passa per  il gusto e  l’odorato fino ad  arrivare al cuore… 
Claudia Boccini

3 Commenti

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    Terrible Trudie marzo 10, 2013

    oh, sì! un romagnolo con i controfiocchi! felice tu lo abbia apprezzato e raccontato così! a proposito, complimenti ancora per la tua esperienza di tester! e anche se di certo a breve molti più “webnaviganti” scopriranno la tua bravura, io ti ho voluto “premiare” qui http://dreamingmood.blogspot.it/2013/03/qualcosa-di-me.html#links
    mi auguro di rivederti presto! un bacio – Terry

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    Alessandra marzo 07, 2013

    Ogni volta che ti leggo, mi vien voglia di viaggiare. Quel che ci manca per ora è il tempo. Ma prendo appunti!

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