Litorale pontino e Sabaudia

Come raccontavo nel post precedente, la zona di Latina è (anzi, era) paludosa, poco adatta alla vita e all’agricoltura, regno incontrastato di malaria e di briganti che trovavano sicuro rifugio in questa zona inospitale.
Mentre ero in moto (il bello di andare in moto è che se chi è davanti, in questo caso il buon Franz, è necessariamente impegnato con la guida, il “trasportato” può lasciar spaziare la mente e osservare il panorama, ipotizzare scenari, creare storie…), cercavo di immaginare come dovesse essere questa zona d’Italia prima che l’uomo ci mettesse mano e incanalasse le acque: un posto difficile, selvaggio ma terribilmente affascinante, fin dai tempi degli antichi Romani: non per nulla l’imperatore Domiziano si era fatto costruire in zona la sua villa!

Era talmente tanto tempo che non percorreva questo litorale che mi ero dimenticata di quanto fosse bello, con le dune, i laghi, la macchia mediterranea, il mare azzurro che si confonde nel cielo, la strada solo una striscia di asfalto.

Un’idea di come dovessero essere le paludi pontine un centinaio di anni fa si può ancora osservare all’interno del  Parco Nazionale del Circeo, l’unico Parco italiano che si sviluppa completamente in pianura e lungo la costa. Qui si è cercato di salvaguardare, anche se per un tratto davvero esiguo, l’habitat originario della zona, tra cui oltre 20 chilometri di dune di sabbia, ben 4 laghi costieri (il Lago di Fogliano ed il Lago di Paola i più grandi) e centinaia di specie animali e vegetali. Fanno parte del Parco – e sono quindi soggetti a vincoli urbanistici – anche i comuni di Sabaudia e di San Felice Circeo, meta ambita di vacanze estive dei romani più o meno VIP.
Se volete provare anche voi una sorta di “incantamento”, da Latina dovete andare verso la ex centrale nucleare di Borgo Sabotino (già, nel Lazio, in questo posto bellissimo, fino a qualche anno fa c’era una piccola centrale elettrica alimentata ad uranio, per fortuna ora in fase di smantellamento definitivo!) e dovete proseguire per Foce Verde seguendo la litoranea. Superato l’agglomerato urbano, vi troverete su una stretta strada asfaltata con a destra il mare ed a sinistra il lago di Fogliano. Da qui inizia un percorso piacevolissimo di una decina di chilometri lungo la costa. Di tanto in tanto troverete scale e passerelle che permettono di scendere fin sulla spiaggia, qualche casotto di legno adibito a bar dove potete anche noleggiare ombrelloni e sdraio e niente più. Ah, sì, troverete tanti parchimetri: qui la sosta è tutta a pagamento e i vigili sono inflessibili!
Mentre proseguiamo il nostro itinerario in moto, l’aria salmastra del mare ci arriva alle narici arricchita dalle essenze mediterranee e rende l’atmosfera particolarmente energizzante, clima ideale per scaricare le tensioni e ritrovare serenità!
Continuando ancora a sud, la strada costiera devia verso sinistra per costeggiare un canale adibito a porticciolo: qui siamo vicini alla zona del Parco Nazionale ed alcuni tratti sono interdetti al turismo ed al transito.
Cambia scenario: non più mare ma boschi fitti di lecci e di querce e terreni adibiti al pascolo di bovini (mucche e bufale da latte) e cavalli. Dopo qualche chilometro, poco prima di arrivare a Sabaudia, si imbocca una traversa che porta di nuovo sulla litoranea: rispetto alla zona di Foce Verde, qui ci sono più stabilimenti balneari, il turismo è meno popolare e anche i prezzi sono meno low, ma si riescono ancora a trovare molte spiagge libere.
Che diventano invece “cosa rara” superata la rotonda da cui parte la strada per Sabaudia, città costruita negli anni ’30 in puro stile razionalista: da qui fino a Torre Paola, alle pendici del Monte Circeo, ville esclusive chiudono l’accesso al mare ad eccezione di pochi sentieri semi nascosti. Questo è un mare d’èlite, un lido riservato a pochi eletti: politici, attori, calciatori… ma a parte questa limitazione, trascorrere una giornata al mare qui è davvero un’ottima scelta: la spiaggia non è mai troppo affollata, la sabbia è bella, chiara e frusciante, il mare ancora incontaminato, il clima quasi sempre ventilato. Anche in questa zona, l’unico vero problema sono i parcheggi (un’ora, un euro! 2013), che tuttavia possono essere bypassati lasciando la macchina in uno dei parcheggi privati che forniscono il servizio navetta.
La seconda tappa della nostra “gita al mare” termina qui, sotto la Torre Paola, baluardo del Monte Circeo (dove, secondo il mito, Ulisse sarebbe approdato per poi rimanere vittima della malìa della maga Circe).
Il prossimo ed ultimo tratto di strada ci porterà fino a San Felice Circeo, ma questo… è un’altro post!
Claudia Boccini

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