Ricordando l’11 settembre 2001

L’11 settembre 2001 di 12 anni fa ero al lavoro, impegnata in una delle tante attività che riempiono la giornata di un ufficio. Improvvisamente la notizia si è sparsa come il vento che arriva gelido dalla Siberia e ti trova indifeso in maniche di camicia, senza maglioni o giacche che possano offrire un po’ di conforto.
Il vociare confuso, la ricerca spasmodica di un televisore e poi il silenzio, accalcati l’uno sull’altro per vedere qualcosa che era irreale. Le immagini ritrasmesse in continuazione, le voci concitate degli speaker, la sensazione di essere nudi e soli.
Fermi, immobili, ciascuno a pensare a cosa avrebbe fatto in una situazione simile. Guardando quelli che sembravano pezzettini di carta svolazzare giù lungo le Twin Towers (e che solo dopo avremmo scoperto essere uomini, e donne, che precipitavano nell’abisso).
Un brutto film di fantascienza, di quelli che ti fan dire “ma che orribili effetti speciali hanno inserito!”. Ed invece no, quel che è accaduto l’11 settembre 2001 era reale, le due Torri stavano bruciando, il fumo acre che si levava a New York arrivava con violenza nelle nostre menti, scardinando le sicurezze su cui avevamo costruito le nostre futili esistenze. Continuando a fissare le immagini, guardando ancora una volta, e poi un’altra ed un’altra ancora quegli aerei che bucavano lo schermo per penetrare nella civiltà e nel progresso e distruggerle, un shock senza pari.
Certo, a distanza di anni la vita continua. Continuiamo a viaggiare, a salire sugli aerei, buchiamo il ventre delle nostre città lungo i tunnel delle metropolitane, aspettiamo treni che ci portano lontano in stazioni affollate accompagnati da un sottile, impercettibile terrore. E seppure non ne proviamo consapevolmente, a ricordarci l’11 settembre 2001 ci pensano i posti di blocco, i controlli meticolosi e invadenti negli aeroporti, le camionette delle forze dell’ordine schierate a presidio degli obiettivi sensibili.
L’11 settembre 2001 è la linea di demarcazione tra un prima ed un dopo, un prima dove la fiducia, la libertà, la convivenza pacifica sembravano a portata di mano e un dopo, dove la paura globale ed il sospetto sono compagni di strada.
Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

1 Commento

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    Annalisa Guarelli settembre 11, 2013

    Come hai detto bene… Ne avevo scritto anch’io due anni fa. E’ uno di quegli avvenimenti che fissa per sempre quello che stavi facendo in quel momento. Ancora adesso mi viene la pelle d’oca quando ripenso a quel pomeriggio drammatico. E’ cambiato tutto. Si fa finta di niente ma una sottile preoccupazione c’è sempre quando si è in posti sensibili. Una bruttissima linea di demarcazione l’11 settembre.

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