Alla Foce della Valdorcia

Quando andiamo da Roma a Buonconvento, il mio paesino di campagna in provincia di Siena, lasciamo l’autostrada A1 a Chiusi-Chianciano ed abbiamo l’abitudine di seguire la strada provinciale 40 (detta anche strada della Vittoria) che ci fa tagliare le curve ed il traffico di Montepulciano e Pienza: sono entrambe località bellissime e meritano la sosta, tuttavia quando si parte di sera dopo il lavoro, magari con la macchina stracarica, non si vede l’ora di arrivare alla meta e si rimandano al giorno successivo le visite turistiche!
 
La strada stretta, tortuosa e costeggiata da cipressi sfiora Chianciano per poi immergersi in uno dei panorami più belli del mondo. La strada dopo pochi chilometri arriva alla Foce, un piccolo agglomerato che risale addirittura all’epoca etrusca e che si trovava lungo il percorso della via Francigena. Oltre alla grande villa padronale del 1400, sono particolarmente interessanti alcuni edifici costruiti negli anni ’30  dai Marchesi Origo per rendere meno dura la vita ai braccianti che lavoravano nella tenuta.
Proprietari illuminati, Antonio ed Iris Origo portarono progresso, tecnologia, istruzione e un minimo di benessere nelle loro terre: lungo la strada provinciale si vedono ancora le costruzioni che una volta ospitavano l’Asilo, la Scuola, la Sala Medica e il Dopolavoro (da poco ristrutturato e trasformato in ristorante-bar con arredi che creano un piacevole mix tra vissuto, rustico e moderno).
Di notevole interesse e di grande impatto visivo il grande giardino all’italiana della Villa, progettato da Cecil Pinsent, che crea un quadro spettacolare con le campagne e la montagna dell’Amiata sullo sfondo e che è possibile visitare in determinate giornate (orari e info, qui).
La strada si snoda tra boschi verdi, campagne coltivate a grano, grigi calanchi di creta: nelle stagioni giuste è facile imbattersi in fagiani, caprioli allo stato brado e in qualche lepre! La Toscana qui è veramente “da sdilinquimento”: gli antichi castelli punteggiano le colline e sembrano microscopici sotto la volta luminosa del cielo, mentre sullo sfondo il monolite del Monte Amiata domina silenzioso.
Il trascorrere delle stagioni regala alla Foce abiti diversi: se l’estate è dominata dal giallo intenso delle spighe di grano che aspettano sprezzanti l’arrivo della mietitrebbia e dalle balle rotonde di fieno lasciate ad asciugare nei campi, la primavera è il trionfo del verde in tutte le sue sfumature più tenui e l’autunno mette in scena uno dei più bei foliage che abbia mai visto: mille gradazioni di rosso, di arancio, di ocra, di giallo, di carminio, di porpora, di terra di siena bruciata.
Ma non dimenticherò mai lo scenario surreale che l’inverno di due anni fa regalò ai pochi viaggiatori che si azzardavano a mettersi in strada in un’Italia sepolta dalla tormenta: la neve aveva coperto ogni cosa, il silenzio ovattato, di tanto in tanto risvegliato dal cigolio dei rami provati dal peso della neve e sul terreno tracce di animali spaventati alla ricerca di cibo e calore.
Lasciata la Foce proseguiamo poi lungo la strada provinciale 40 per deviare sulla provinciale 53, fino ad arrivare alla Via Cassia all’altezza di Bagno Vignoni.
Ma questa è un’altra storia e un altro post…
Claudia Boccini

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