Mercati di Roma: Piazza Vittorio all’Esquilino

In un  post di febbraio 2013 sostenevo che i mercati rionali romani sono lo specchio fedele dell’anima e del carattere dei quartieri che li ospitano. La tesi è ancor più vera se il mercato in questione è lo storico mercato di Piazza Vittorio, nel rione Esquilino. 
Il quartiere è caratterizzato da una tipica architettura ottocentesca di netta impronta sabauda con grandi condomini edificati per dare alloggio ai numerosi travet degli uffici pubblici che avevano popolato la città a seguito del trasferimento della Capitale da Torino a Roma.
E’ praticamente l’unica zona di Roma dove si trovano palazzi con portici pedonali, che circondano con linee nette Piazza Vittorio Emanuele II, una grande area rettangolare adibita a giardino, con piante tropicali, statue, fontane, i resti archeologici del Ninfeo di Alessandro e la misteriosa Porta Alchemica, unica sopravvissuta di cinque porte che si aprivano nel distrutto Palazzo del Marchese Palombara e che, secondo la leggenda, avevano iscritta negli archi la formula per ottenere l’oro.
Intorno alla grande piazza, fin dall’inizio del ‘900, si teneva il mercato delle merci, con i “vignaroli” (quelli che oggi definiremmo i contadini a km. 0) che arrivavano dalla provincia per vendere la loro mercanzia e con i macellai, i fruttivendoli, i “pesciaroli” che man mano occupavano i marciapiedi con i loro banchi di legno, che venivano allestiti all’alba e tolti nel primo pomeriggio, restituendo alla Piazza, almeno per metà giornata, il suo ruolo di giardino elegante.
Rivolto ad una clientela piccolo borghese e popolare, i prezzi stracciati rivaleggiavano con quelli praticati nei mercati di Trionfale e di Testaccio attirando numerosissime massaie, che venivano incoraggiate ad acquistare dai venditori con sconti e affari, in un caos di voci, urla, odori e colori. 
Negli anni ’70 pian piano i banchi di legno vennero sostituiti con orribili box di lamiera, sicuramente più igienici e comodi per i commercianti ma che finirono per stringere in una morsa metallica il bel giardino e lo consegnarono ad un lento ma inesorabile declino.
Con il passar del tempo, ai vecchi commercianti subentrarono i nuovi venditori, per lo più immigrati, che modificarono anche la tipologia di merce esposta, dando ampio spazio ai prodotti etnici, alle spezie, alle granaglie ed anche alla carne halal, macellata secondo il rito islamico. 
Raggiunto dalla metropolitana A ma soprattutto situato a ridosso della stazione ferroviaria Roma Termini, come tutte le zone urbane di “frontiera” divenne rapidamente rifugio per senza fissa dimora, migranti, spacciatori e sbandati.
Solo nel 2001, grazie al trasferimento negli spazi delle caserme dismesse Pepe e Sani, il mercato di Piazza Vittorio ha ritrovato una nuova giovinezza e nuova capacità di attrarre clientela: il nuovo Mercato offre al visitatore, oltre ai classici prodotti della spesa quotidiana, scorci di mondi lontani, colori intensi, aromi esotici, assaggi di sapori insoliti. Potrete così trovare le spezie più rare, i vegetali più curiosi, la frutta tropicale più fresca di Roma. 
Una passeggiata tra i banchi del mercato di Piazza Vittorio è un viaggio tra i popoli del mondo. Non abbiate paura di chiedere spiegazioni o suggerimenti di utilizzo: troverete tanta voglia di condividere, di far conoscere, di far apprezzare prodotti che per noi sono “strani” ma che per chi ha lasciato il suo Paese rappresentano la memoria ed il ricordo degli affetti. E nelle vie limitrofe non mancano i ristoranti e le tavole calde dove assaggiare cucina indiana, bengalese, cinese.
 Roma è anche questo: un mercato colorato dove si incontra il mondo ed attraverso gli alimenti etnici si gioca la scommessa, difficile, della convivenza tra popoli e della scoperta senza remore dell’altro: la conoscenza passa anche attraverso il cibo.
Che è diverso, sconosciuto, insolito da quello che siamo abituati ad acquistare ma che dopo il primo timore si scopre buono e saporito.
Claudia Boccini

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