Como, il lago e Villa Olmo

Fino a qualche tempo fa il Lago di Como era per me  solo un puntino azzurro disegnato nelle mappe geografiche, il centro nevralgico attorno a cui si sviluppava la trama complessa dei Promessi Sposi, amore-odio del Liceo o, al più, potevo associarlo alla città delle seterie da cui provenivano i foulard che mia mamma amava tanto. Una destinazione per chi poteva avere a disposizione una villa sfarzosa affacciata sul lago, da raggiungere preferibilmente con il motoscafo di proprietà o da solcare in barca a vela sfruttando le brezze costanti che scendono giù dalle vicine montagne. E, comunque, una meta privilegiata da chi ama trascorrere vacanze tranquille, stanziali, seduti ad un tavolino del bar per leggere, bere un caffè, vedere lo scorrere veloce delle nuvole.
Devo essere onesta fino in fondo? Prima di scoprirlo, ero convinta che il lago di Como fosse NOIOSO! Mai fidarsi dei luoghi comuni o del sentito dire: il lago è bello e grande, i paesaggi cambiano a distanza di pochi chilometri, le mille insenature nascondono castelletti, chiese, giardini e boschetti. E se nella zona più vicina al capoluogo il lago è raccolto, pian piano che ci si allontana dalla riva per raggiungere Varenna, Bellagio e Menaggio, il respiro si fa ampio tanto quanto e ancor di più dello specchio d’acqua.
Una volta assodato che sul Lago di Como il relax è assicurato (il clima è mite, l’aria – almeno in primavera – profuma per i tanti fiori che trovano il terreno adatto per dare il meglio di se stessi, il flusso del traffico ridotto a favore dell’efficiente servizio di navigazione lacustre, capillare e frequente), non resta che parcheggiare l’auto e munirsi del biglietto giornaliero (€15,00) per utilizzare i battelli ed andare alla scoperta dei piccoli borghi che si affacciano sul lago.
Sicuramente la città di Como ha il ruolo di prima donna (o, considerato l’ambiente molto elegante, di diamante tra perle): ville neoclassiche e liberty affacciate sul lungolago, nel centro storico case medievali e chiese dove i maestri comacini, abili costruttori dell secolo VII, hanno lasciato opere preziose fatte di pietra e duro lavoro: un “salotto elegante” dove l’arte e la cultura vengono valorizzate, utilizzando per contenitore monumenti classici ed architetture moderne. E la quinta teatrale più bella, il lago con le sue mille sfumature.
Una delle mete culturali che a Como devono essere inserite nel percorso di visita (ma non solo cultura: qui troverete botanica, arte, architettura) è la grande e bella Villa Olmo, polo espositivo museale nell’immediata periferia della città lariana.
Costruita nel XVIII secolo dall’architetto ticinese Simone Cantoni su indicazione del Marchese Innocenzo Odescalchi, cosmopolita propugnatore dell’illuminismo, nel 1925 è stata acquistata dal Comune di Como per essere utilizzata come sede di mostre ed esposizioni. Che villa Olmo sia bella, non è in discussione. Sobria, elegante, perfino fin troppo austera nelle linee e nei colori, circondata da un parco curato e fronteggiata da una zampillante fontana che ospita immobili putti colti nella tensione di domare una stupefatta creatura marina.
Dietro di voi la villa, a destra la città di Como, a Sinistra Cernobbio e davanti il lago: siete nel luogo privilegiato per ammirare il panorama e farvi incantare dagli idrovolanti dal balzo leggero, che decollano proprio dinanzi alla villa.
Informazioni utili:
Villa Olmo si raggiunge da Como con un passeggiata lungo il lago (15 minuti) oppure con i bus urbani 1, 6 e 11. Davanti alla Villa c’è un parcheggio a pagamento.
(tutte le foto sono di Francesco Iaccio e Claudia Boccini)
Claudia Boccini

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