Una cartolina dal Lago di Como

Il viaggio in auto Roma-Como non è certo dei più veloci: si deve percorrere l’Autostrada nella sua interezza, sperare di indovinare l’uscita corretta della tangenziale di Milano – non sempre il nostro navigatore è così intelligente! – quindi incrociare le dita e sperare ardentemente di non incappare nel solito serpentone di auto delle ore di punta.
Se per una fortunata serie di coincidenze il traffico è pari allo zero, il cielo è azzurro come i petali dei fiordalisi e nell’aria si mescolano leggeri i sentori dei fiori appena sbocciati, si viene assaliti da una incontenibile sensazione di libertà ed anche il lungo viaggio diventa leggero e perfino divertente. Così, tra una canzone anni ’80, una chiacchiera e qualche tweet (posso mai abbandonare le mie connessioni social? No!) siamo arrivati sulle sponde del Lago di Como quasi senza accorgercene.
Immaginate ora di ritrovarvi da un momento all’altro in una cartolina illustrata, dove il paesaggio rasenta la perfezione. Il lago, le colline verdi che fanno da corona allo specchio d’acqua che brilla sotto il sole, i battelli che si spostano pigri da una sponda all’altra… Il primo sentimento appena entrati nella conca verde che accoglie il Lago di Como è stato lo stupore, subito seguito da un moto di profondo innamoramento: nonostante i tanti libri, guide, romanzi più o meno famosi ambientati sul lago, non immaginavamo di trovarci in una location dove la sobria perfezione della natura riesce a contenere la presenza dell’uomo e crea angoli squisitamente incantevoli!
Non solo ville e dimore prestigiose, natanti che solcano lenti le acque o giardini curati: è sufficiente percorrere qualche decina di metri, cambiare prospettiva ed appaiono inaspettate calette, porticcioli, pontili, spesso circondati da boschetti che scendono fino a lambire la superficie del lago. I piccoli paesini affacciati sulle rive del lago da lontano sono puntini colorati che tracciano una linea segmentata che arriva – sentiero evanescente tra acqua ed aria – fin sotto le alte montagne innevate che si intravedono sullo sfondo.
Una volta ripresi dallo sbigottito stupore, il primo problema da risolvere a Como è stato quello di trovare un parcheggio per l’auto: sulla strada che corre lungo il lago è un continuo rincorrersi di divieti, che sconsigliano soste azzardate. Noi ci siamo fermati al parcheggio Centro-Lago, proprio davanti alla passeggiata e vicino al centro della città. A suo favore la vicinanza ai punti turistici più noti, a suo sfavore le tariffe (€2,40/h), non proprio low soprattutto se ci si ferma per più di un paio di ore.
La sensazione di vacanza è stata rafforzata dalla breve passeggiata sul Lungo Lario: da un lato il Tempio Voltiano che richiama nelle sue linee classiche lo stile palladiano, più avanti lo storico idroscalo internazionale (Como è sede nazionale della scuola per piloti di idrovolanti fin dagli inizi del ‘900) e continuando la bellissima Villa Olmo, dall’altro il centro storico con il Duomo, la Basilica di San Fedele, le tante chiese di pietra scolpita dai maestri comacini, il Broletto, il monumento-faro ai caduti delle guerre e la casa del fascio in puro stile razionalista, corrente architettonica del ‘900 che a Como e provincia è stata sviluppata in numerosi edifici, sia privati che pubblici.
E’ possibile definire “intimamente elegante” una città? Certamente, se questa è stata per decenni il regno delle seterie, delle fabbriche e delle stamperie che hanno fornito (ed ancora producono) prezioso materiale tessile destinato all’alta Moda italiana, nutrimento per la fervida creatività degli stilisti. Può esserlo altrettanto per il clima tranquillo che impregna strade e piazze, per la cura minuziosa del verde e degli arredi urbani. Per non parlare poi delle ville fronte-lago di epoca ottocentesca o liberty, che con le persiane socchiuse fanno occhiolino ai passanti incuriositi da tanta bellezza.
Il primo incontro con Como è stato solo un piccolo assaggio, perché è impraticabile l’idea di visitarlo in poche ore, di scoprire tutti suoi angoli più intriganti in un itinerario mordi e fuggi. Ma non avevamo fretta. Sapevano che nei giorni seguenti saremmo potuti tornare facilmente per completare le nostre visite, per guardare con più attenzione le pietre scolpite sulle mura delle chiese, entrare nei negozi attraenti, sederci nelle pasticcerie golose.
Perché la nostra meta finale sul Lago di Como era Moltrasio, il piccolo borgo a 10 km. dal capoluogo che dalle sponde del lago si arrocca fin sulle coste della montagna, dove ci aspettava il nostro rifugio temporaneo, lHotel Posta. Un piccolo albergo curatissimo, con una grande propensione all’accoglienza ed al benessere dei suoi clienti. Un hotel gestito dalla stessa famiglia da più generazioni, dove tutti mettono una gran passione nel proprio lavoro e curano i più piccoli dettagli affinché il cliente sia sempre soddisfatto. La costante attenzione degli albergatori dell’Hotel Posta è la stessa che un affabile padrone di casa potrebbe avere per i suoi ospiti più cari: lo stile, la cortesia e la cordialità dell’accoglienza non sono materie di studio e non si improvvisano dall’oggi al domani.
L’hotel è particolarmente comodo sia perché è vicino alla strada che corre accanto al lago (grazie alla sua posizione leggermente arretrata il rumore del traffico non crea fastidio) sia perché proprio di fronte c’è l’imbarcadero cui attraccano i battelli che continuamente fanno la spola con Como e con gli altri paesini lacustri: abbiamo scoperto con sorpresa che è un’ottima scelta per muoversi da una sponda all’altra del Lago di Como senza affanni e, soprattutto, con velocità.


(tutte le foto sono di Francesco Iaccio e Claudia Boccini)

Claudia Boccini

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