Siena città d’arte e di Palio

Siena mi affascina da sempre: i suoi palazzi dai mattoni rossi, le alte case-torri che raccontano di un tempo in cui la città toscana era una delle più ricche d’Italia, la grande conchiglia aperta come in un abbraccio che da vita alla Piazza del Campo, sovrastata dall’altissima Torre del Mangia, le sue strade a saliscendi che spezzano le gambe a meno di non essere geneticamente senesi ed abituati a percorrerle…
Amo Siena, amo il suo essere città dentro e fuori la Storia, quel suo essere tenacemente abbarbicata ad un passato glorioso, all’essere nel contempo aperta e chiusa al visitatore. Non fatevi ingannare dal motto inciso sulla pietra di Porta Camollia, una delle tante porte che immettono nel centro storico di Siena:  il “Cor magis tibi Sena pandit”, ovvero “Siena ti apre un cuore più grande (n.d.r.: della porta stessa)” è un auspicio, più che un’affermazione, perché Siena accoglie ma nel contempo è orgogliosa del suo isolamento, tant’è che a chi la visita di sfuggita può apparire altera, scostante, quasi superba.
Ma io la amo, Siena, la città delle mie radici familiari, senza null’altro chiedergli in cambio ed ogni volta che vado mi offre doni preziosi, scoperte inaspettate e gioia infinita nel respirarne l’aria che si insinua tra palazzi, mura, pietre.
Siena è un gioiello prezioso, città gotica arrivata intatta dal Medioevo fino ai giorni nostri: la famosa serie di affreschi medievali detti “del Buongoverno” ci mostrano una Siena vivace e architettonicamente non troppo diversa da quella che oggi ci appare: cinte di mura possenti attorniano i tre colli da cui originano i terzi in cui è suddivisa la città (Terzo di Città, Terzo di Camollia, Terzo di San Martino), corrispondenti ai “bracci” della ipsilon rovesciata che caratterizza la pianta di Siena.
Abitata fin dall’epoca etrusca e poi colonia romana, fiero Comune in lotta contro Firenze, Siena era una delle città attraversate dai pellegrini che raggiungevano Roma lungo la via Francigena ed ancora oggi, entrando in città da Porta Camollia per poi uscire a Porta Romana, si ripercorre in parte il tragitto dell’antica strada.
Cosa vedere a Siena? Intanto non pensate di riuscire a vederla tutta in un solo giorno: forse, a mala pena, potrete farvene solo un’idea. Anche perché nella città del Palio, letteralmente, anche le mura posseggono tesori.
Partendo da piazza della Lizza, dove il mercoledì si tiene un grande ed economico mercato di merci varie, si prosegue in direzione Via Montanini fino ad arrivare a piazza Salimbeni, dove la sede granitica del Monte dei Paschi di Siena, istituzione bancaria fondata nel 1472, uno dei simboli della città oggi appannato per scandali e malversazioni, domina la scena. Da qui, proseguendo lungo Banchi di Sopra, la bella via costeggiata da case-torri e su cui affacciano negozi, bar, librerie e boutique, ci si ritrova in piazza Tolomei (proprio la famiglia della sfortunata Pia cantata da Dante e… da Gianna Nannini, senese doc!).
L’itinerario più veloce prevede di proseguire ancora in discesa fino alla cosiddetta Croce del Travaglio, l’incrocio da cui si diramano le strade più importanti di Siena (Via Banchi di Sopra, Via di Città e Via Banchi di Sotto), che costituiscono le direttrici su cui si è sviluppata la città amministrativa, religiosa, economica e politica. Sempre qui c’è la Loggia della Mercanzia, edificata nel XV° secolo in stile gotico-rinascimentale senese e simbolo essa stessa del potere dei mercanti e dei banchieri nella città. L’itinerario più slow, invece… prevede di fermarsi al bar Nannini, per un caffè ed un dolcetto!
Dalla Croce del Travaglio proseguite diritti  – lo so, accanto a voi a sinistra si apre Piazza del Campo e la voglia di darci un’occhiata è grande ma resistete, ci arriviamo poi! – lungo via di Città, passando accanto al palazzo che ospita la prestigiosa Accademia Chigiana ed un buon numero di negozi e botteghe interessanti fino ad arrivare in Piazza del Duomo: da un lato troverete la Cattedrale di Siena, dall’altro il complesso del Santa Maria della Scala, vera città dentro la città fino a pochi anni fa ancora adibito ad Ospedale.
Sappiate che dovrete fare una scelta, se volete riuscire a concentrare la visita di Siena in una sola giornata: o l’uno, o l’altro. Ricchissimi entrambi di opere d’arte (il Duomo ha opere di Michelangelo, Raffaello, Bernini, Nicola Pisano solo per far qualche nome, mentre nel Santa Maria, oltre ad essere esso stesso un museo meraviglioso, con le sale del Pellegrinaio e del Manto completamente affrescate o la ricca Chiesa della Santissima Annunziata, sono inseriti più musei (Museo Archeologico, Museo d’Arte per Bambini, Centro d’Arte Contemporanea, Biblioteca e Fototeca d’Arte di Giuliano Briganti), in una concentrazione di cultura pari a pochi altri luoghi in Italia): a dir la verità entrambi meritano di essere visitati e sarà una buona scusa per tornare a Siena!
Passate ora sotto il grande arco che collega il Duomo all’ala della nuova Cattedrale, rimasta incompiuta a causa della peste nera del 1348 – che uccise oltre i due terzi degli abitanti senesi e segnò la fine del potere di Siena – e scendete le ripide scale fino al Battistero. Prima ancora c’è l’ingresso alla cripta, scoperta da pochi anni in seguito a lavori di restauro e che al suo interno ha pregevoli affreschi ottimamente conservati (altro consiglio: se volete avere accesso rapido ai tanti tesori che costituisco l’insieme della Cattedrale, acquistate l’OPA SI Pass e risparmierete anche il 50% per cento del totale dei biglietti di ingresso).
Continuate per via dei Pellegrini e scendete la ripida costa dei Barbieri: vi ritroverete nel bel mezzo di Piazza del Campo, circondati da palazzi nobili con bifore sulle facciate, dal grande Palazzo Pubblico che ancora oggi ospita il Comune di Siena e, se capitate nel giusto orario, potrete ascoltare il suono imponente di “Sunto”, la campana della Torre del Mangia.
Inutile che vi suggerisca di guardarvi intorno e di farvi avvolgere dalla magia di Siena, che qui esplode in tutta la sua forza. E’ questo il luogo in cui il 2 luglio ed il 16 agosto, l’anello di pietra trasformato in pista, viene corso il Palio di Siena, tenzone cruenta, spesso criticata se non odiata da chi non è senese, che in tre minuti mette in gioco la reputazione delle contrade e dei suoi sostenitori.
A Siena si dice che “la terra è in Piazza” quando si avvicinano i giorni del Palio e nelle contrade la vita quotidiana si trasforma: si vive per e con il Palio (e non per nulla, a Siena il battesimo dei bimbi ed i funerali sono accompagnati dai paggi delle rispettive contrade di appartenenza). Vi assicurò però che vivere il Palio “come uno di Siena”, partecipando alla tratta dei cavalli (l’estrazione che assegna i cavalli alle contrade in base alla sorte), alle prove, alle cene propiziatorie, ascoltare il rumore dei tamburi e seguire gli sbandieratori potrebbe coinvolgervi talmente tanto da farvelo amare…
Stanchi dopo la coinvolgente escursione? Oppure le forze vi sostengono ancora? Allora… che ne dite di salire in alto sulla Torre del Mangia? E’ il miglior luogo per scattare foto a 360° sulla città, i suoi tetti e su tette le campagne circostanti!
Se la scalata non fa per voi, dentro al Palazzo Pubblico si trova il Museo Civico, con gli affreschi di Simone Martini (famoso il Guidoriccio da Fogliano) e di Ambrogio Lorenzetti con l’altrettanto famoso ciclo di affreschi detti “del Buongoverno”, di cui vi parlavo poco sopra.
Un momento di riposo? Si, decisamente ci vuole… uscendo dal Palazzo Pubblico, a destra, trovate Via del Porrione con ristoranti validi dove assaggiare la cucina senese, tradizionale o rielaborata (mi sento di suggerire il Gallo Nero, ristorante specializzato in cucina medievale). Oppure potete scendere nella piazza dietro al Municipio, che una volta ospitava il Mercato alimentare e scendere verso l’Orto dei Pecci, un parco privato a disposizione dei cittadini e dei turisti creato in quello che una volta era l’orto dell’Ospedale psichiatrico (ora chiuso), dove riposarvi un po’ prima di riprendere il percorso.
Proseguiamo infatti lungo Via dei Banchi di Sotto e via di Pantaneto, passando accanto all’Università (una delle più antiche, fondata nel 1240), al Palazzo Piccolomini ed alle Logge del Papa (Papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, pontefice illuminato e amante delle arti, lo stesso che diede vita alla città di Pienza).
Lungo Via di Pantaneto l’atmosfera diventa più informale, più “ggiovane”: l’università è vicina ed anche i locali ed i negozi sono più a buon mercato. Continuate lungo Via Roma, passate accanto a numerose chiese e palazzi nobili fino ad arrivare all’imponente Porta Romana. Poco più avanti troverete la fermata dell’autobus n. 2 che, se non avete voglia o siete troppo stanchi per tornare indietro, vi porterà fino in Piazza del Sale, non lontano da Piazza della Lizza da dove abbiamo iniziato il tour di Siena.
Piccole annotazioni:
il centro storico di Siena è completamente libero dal traffico: solo i mezzi pubblici o di soccorso vi hanno accesso e pertanto dovrete lasciare la vostra auto in uno dei tanti parcheggi gratuiti che circondano la città da cui prendere un mezzo pubblico oppure lasciare l’auto al parcheggio a pagamento (io consiglio quello del Duomo, praticamente in centro, oppure quello di San Francesco, collegato con il centro della città da una serie di scale mobili;
Siena si visita a piedi, camminando lungo le sue strade acciottolate ed i mille saliscendi quindi… armatevi di comode scarpe!
 
(tutte le foto sono state scattate da Francesco Iaccio e, in minima parte, da Claudia Boccini)
Claudia Boccini

2 Commenti

  1. Avatar
    Annalisa Guarelli giugno 27, 2014

    Quanti anni che non vado a Siena! L’ultima volta in gita scolastica…e non dico altro! Sarebbe proprio il caso di tornarci e tu me ne hai fatto tornare la voglia.

    Reply
  2. Avatar
    Eleonora Tramonti giugno 27, 2014

    Ciao Claudia,
    il tuo articolo mi ha incuriosito e sono corsa a leggerlo. Concordo con tutto ciò che hai scritto. I senesi sono molto legati alla propria città e sembra che siano racchiusi nelle loro mura. Forse Siena è una delle città che amo di più, perché è da quando sono piccolina che ci vengo (mia zia abitava in via del Porrione). Questo mi ha permesso di vivere la sua quotidianità, quindi non da “turista”. Spero che un giorno riesca a vivere anche i giorni di preparazione al Palio. Sono anni che ci provo, ma ancora non mi è mai riuscito di andare.

    Reply

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *