Mercati di Roma: Campo de’ Fiori

Lui è sempre fermo e immobile al centro della piazza di Campo de’ Fiori, il volto nascosto dal saio. Ha sopportato vento, pioggia fiamme e tempeste. Ha visto sorgere e tramontare il sole, la luna levarsi da dietro al Cupolone e rendere dorata l’aria della città.
Giordano Bruno, frate filosofo ed eretico condannato al rogo nel 1600 dall’Inquisizione ed arso vivo proprio in questa piazza, è il simbolo di Campo de’Fiori. Attorno alla sua statua la mattina si collocano i banchi (anzi, le “bancherelle”, come si dice qui a Roma) del mercato più turistico e più conosciuto della Capitale, collocato nel cuore del centro della città (Piazza Navona è a 50 metri, il Tevere scorre a 10 minuti di cammino).
Sfondo e scenario di film neorealisti (uno su tutti? “Campo de’Fiori” con gli indimenticabili Aldo Fabrizi ed Anna Magnani), cantato negli stornelli e nelle canzoni in dialetto romanesco, prima di essere trasformato in attrazione turistica era il classico mercato rionale dove la frutta e la verdura venivano portate per la vendita direttamente dalla campagna dai vignaroli, ovvero contadini con il terreno agricolo nei dintorni della città. Il frastuono era sottofondo e anima della piazza: dal rumore sordo dei banchi mobili che venivano montati per poi essere tolti al pomeriggio ai richiami dei venditori, che decantavano la loro merce fino al vociare delle accorte casalinghe munite di sporte capienti pronte a contrattare il prezzo degli acquisti.
Luogo da sempre dedicato alla produzione ed allo smercio dei prodotti della terra: lo stesso nome, Campo dei Fiori, trae origine dagli orti che qui, ben prima del 1400, venivano coltivati.
Oggi il mercato è aperto dal lunedì al sabato ed offre una cinquantina di banchi suddivisi in rivendite di frutta e verdura, carne, formaggi, salumi, spezie, caramelle e dolciumi oltre a qualche rivendita di souvenir ed abbigliamento made in China. Non mancano, dal lato di Via del Pellegrino, i banchi dei fiorai (unici esercizi che restano aperti anche nel pomeriggio).
Da qualche tempo si sono aggiunti i venditori di spremute di frutta, macedonie e centrifugati: vanno per la maggiore le spremute di melagrana e le limonate con le foglie di menta, sorta di mojito analcolico adatto a grandi e piccoli, molto dissetante nelle bollenti estati romane.
 
Campo dei Fiori oggi si è adeguato al turismo, ha assunto un aspetto più raffinato ed è diventato incredibilmente costosa: qui non vi sarà difficile pagare la frutta anche il 100% in più rispetto a qualsiasi altro mercato di Roma!
Una vera boutique all’aperto, con scorci allestiti ad arte , quasi un set fotografico in cui i colori ed i complementi di arredo si mescolano per permettere al turista di riportare a casa un’immagine-cartolina del luogo.
Ed è difficile, davvero, resistere alla voglia di scattare foto: la frutta è brillante, le verdure fresche e croccanti che verrebbe voglia di dar loro un bel morso!
Se la mattina Campo de’Fiori è invasa dalle bancarelle, la sera, svuotata e ripulita,  la piazza diventa punto di ritrovo di tanti giovani che bevono birra o “shottini” alcolici, seduti nei numerosi locali che si aprono intorno o, ben più spesso, a terra attorno al paziente Giordano Bruno.
Nei paraggi, per chi vuole assaggiare i sapori veraci di Roma, è sufficiente andare verso Via dei Giubbonari: qui, tra rivendite di scarpe, borse e negozi di abbigliamento, c’è il “filettaro” in Largo dei Librari, 88 – è la piazzetta che si apre su Via dei Giubbonari – dove i filetti di baccalà immersi nella pastella e fritti diventano lo street food per eccellenza di romani e non (ed abbiate pazienza se davanti a voi avrete una lunga fila di persone in attesa…), oppure potete fare una puntata al forno Roscioli di Via dei Chiavari (altra traversa di Via dei Giubbonari), dove far colazione/pranzo/merenda con un trancio di pizza bianca o rossa appena sfornata o anche potete regalarvi una sosta per “caffè e dolcetto” alla Antica Pasticceria Bernasconi, in Largo San Carlo ai Catinari, dove potrete perdervi tra crostate di crema e visciole, ciambelle ungheresi, tortine di crema. La qualità è superlativa, tant’è che la pasticceria è il punto di riferimento della comunità ebraica di Roma, che vi acquista prodotti kasher. Sempre nei paraggi, al di là di via Arenula, c’è poi il Ghetto, con la sua cucina verace.

Tutte le foto sono state scattate da Claudia Boccini

Claudia Boccini

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