Sul Lago di Como passeggiando per Moltrasio

Sul Lago di Como Moltrasio è uno dei tanti ameni paesini che si susseguono uno dietro l’altro percorrendo il periplo dello specchio lacustre, talvolta senza soluzione di continuità, spesso poco più di una manciata di case (e ville meravigliose!) che danno vita alle comunità di Cernobbio, Moltrasio, Carate Urio, Laglio, Brenno, Argegno, Colonno, Sala Comacina… solo per citarne alcuni sulla sponda occidentale del Lario. Spesso in comune hanno la caratteristica di svilupparsi in verticale, tante immagini di presepi abbarbicati alle pareti scoscese dei monti che si riflettono nel lago, abitazioni collegate le une alle altre da ripide scalinate di pietra che raramente vengono percorse dai turisti, perché faticose o poco agevoli. Ma poiché noi siamo abbastanza alternativi e fare i giri turistici che fanno tutti non ci piace troppo, nel tour sul Lago di Como abbiamo volontariamente scelto di lasciare la macchina al parcheggio e di dedicarci alla scoperta del borgo di Moltrasio, con una bella passeggiata che a tratti si è rivelata fonte di insospettabili scoperte.
L’itinerario ha preso avvio dalla piazzetta dell’imbarcadero proprio dinanzi alla cappella di San Rocco ed all’hotel Posta, dove eravamo ospiti. Qualche scatto fotografico al tempietto neoclassico che si affaccia sul lago e che delimita la proprietà dell’hotel Imperiale poi via, costeggiando i parcheggi di Via Durini, ci siamo inerpicati sulle scale di pietra che passano in mezzo alle case. Faticoso? Si, abbastanza, considerato che erano le 3 del pomeriggio di una delle prime vere giornate soleggiate e calde di aprile!
La strada segue la forma del monte Bisbino, corre accanto al letto del fiume e ad isole verdi dove gli alberi e i cespugli di ricadenti creano sfondi molto romantici (ma tutto l’ambiente del Lago di Como è adatto ad un momento romantico, ad un viaggio romantico, ad una vacanza romantica!). Sullo sfondo i tetti delle case, che dal basso sembrano irraggiungibili, tratteggiano una macchia colorata protesa tra lago e cielo.
Lasciato l’asfalto, sotto i piedi scorrono acciottolati di pietra, gli stessi probabilmente che venivano calpestati cento e più anni fa. Strade strette, dove le auto transitano con estrema difficoltà o proprio non passano. Molte le finestre chiuse e le case assonnate, in attesa di essere riaperte per l’estate. La strada è in continua salita e la passeggiata a Moltrasio si rivela più impegnativa del previsto, eppure ogni angolo, ogni curva, riservano così tante sorprese e scoperte, che  la fatica non si fa sentire.
Improvviso si sente lo scorrere dell’acqua, lo scroscio allegro delle cascatelle del Torrente Pizzallo, vivace corso d’acqua che entra fin dentro il cuore di Moltrasio, abbeverando serre naturali dove le felci proliferano e danno vita ad un giardino incastonato tra le pietre.
Acqua che viene giù dalla montagna, che va a confluire nel bacino del Lago di Como, che rende fresco il clima.
La fatica è sempre meno avvertita, la voglia di proseguire nella scoperta aumenta, il piacere di scoprire Moltrasio anche.
Laggiù, in una posizione favorevole perché accanto al greto del torrente, resistono ancora le postazioni delle lavandaie: lavatoi che han visto passare generazioni di donne affaccendate, panni sfregati con tanta lena, insaponati, sciacquati e risciacquati fino a renderli immacolati.
Chissà se anche qui le donne mentre si occupavano del bucato, cantavano per sentir meno la fatica?
La vista dall’alto ripaga lo sforzo: le nuvole corrono veloci increspandosi come gomitoli impazziti sulle cime dei monti, le barche a vela si muovono lente solcando il lago, il borgo di Moltrasio si svela  – finalmente! – nella sua interezza.
Superato il cuore amministrativo, religioso e commerciale di Multras, come viene definito in dialetto comasco – che sempre più ci appare come un borgo sospeso sull’acqua – iniziamo la lenta discesa che ci porta fino alla chiesa medievale di Sant’Agata: edificata nell’XI secolo in stile romanico nella locale pietra grigia chiara, estratta dalle cave circostanti, conserva i suoi preziosi affreschi e la torre campanaria che svetta ben alta.
L’edificio sacro è collocato su una terrazza ricoperta di un fitto tappeto erboso, su quello che era il tracciato dell’antica via romana Regina. Viene oggi utilizzato per mostre ed esposizioni d’arte. Ma riprendiamo la nostra strada, ci aspettano altre sorprese.
Siamo davanti ad un bivio: proseguire lungo la via asfaltata, che con curve e tornanti ci porterebbe sicuri fino alla strada del lungolago o… provare a scendere per le infide, ripidissime scale di pietra e ciottoli che con un tuffo non solo metaforico ci porterebbero a destinazione?
Riuscite ad immaginare cosa abbiamo scelto? Le foto non riescono a dar conto della reale pendenza della via, amplificata ancor più dall’itinerario in discesa: in alcuni punti ci siamo dovuti muovere con cautela, passo dopo passo, per evitare di cadere.
Eppure la deviazione merita di essere scelta: erano queste le vie che venivano percorse, ogni giorno, dagli abitanti di Moltrasio, aiutati a trasportar carichi dagli animali da soma. Vie di collegamento difficili ma barriere solide, facilmente difendibili contro contro i nemici che nel corso dei secoli hanno cercato di impossessarsi del borgo comasco.
Finalmente terra!, mi verrebbe da dire: la discesa è stata il momento più difficile ed al tempo stesso più divertente della nostra passeggiata. A titolo informativo: Moltrasio è composto da diverse frazioni: se Borgo, dove diamo stati, è appunto il cuore amministrativo, religioso e commerciale, Tosnacco si trova a quota ancor più elevata e San Rocco è sul lungolago.
Non paghi della nostra escursione (ed equivocando tempi di percorrenza, ma questo è stato un nostro errore…) abbiamo proseguito la passeggiata per quasi un’ora lungo la via Regina costeggiando ville belle e affascinanti che si affacciano sul lago, fino a raggiungere Cernobbio, da cui abbiamo preso il battello lacustre per tornare indietro e cogliere, dall’acqua, una visione diversa di Moltrasio.
Tutte le foto sono state scattate da Francesco Iaccio (e qualcuna da Claudia Boccini)
Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

2 Commenti

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    Micka giugno 19, 2014

    Bel giro, Como e paesi limitrofi piacciono un sacco anche a me. Questo itinerario mi ha incuriosita ma…quanto ci avete messo indicativamente tra andata e ritorno? Ho visto che c’erano molti gradini quindi presumo non ci fossero biciclette e troppi bambini. Giusto? No perchè ho la zavorra, il mio adorato cagnolone :-)

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      Shanta giugno 19, 2014

      Ciao! No, pochissimi bambini e zero bici, a qualche gatto (il cagnolone si agita?) In totale circa un’ora e mezza ma andando piano. Dall’alto il panorama è splendido!

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