L’Arcipelago della Maddalena e la casa di Giuseppe Garibaldi a Caprera

Vai in Sardegna, per esattezza nel nord della Sardegna e non vai a vedere l’arcipelago della Maddalena e la casa di Giuseppe Garibaldi a Caprera? Con questa domanda dalla risposta ovvia (si, certo che ci andiamo!), il giorno dopo esser sbarcati ad Olbia e senza nemmeno aver avuto il tempo di fare un bagno nelle acque turchesi di Baia Vignola, ci siamo precipitati a Santa Teresa di Gallura prima e a Palau poi, a caccia di informazioni su orari, pacchetti o visite guidate che ci avrebbero permesso di scoprire le isole dell’arcipelago.
Da Santa Teresa partono escursioni turistiche dai tempi “concentrati” a causa della distanza che la separa dall’arcipelago. Da Palau, che è praticamente dirimpetto alla Maddalena, da cui è divisa da poche miglia nautiche, gli orari delle partenze e le possibilità di itinerari si moltiplicano. Ce ne accorgiamo non appena entriamo nel grande piazzale davanti al porto turistico: numerosi chioschi informativi o ancor più spesso tavolini piazzati davanti a barche e cabinati con i proprietari stessi a far da promoter alle loro escursioni per scoprire i gioielli dell’Arcipelago: tutte belle, fantastiche, eccezionali, indimenticabili, tour completi che da La Maddalena raggiungono Spargi, S. Maria, la vietatissima isola di Budelli (famosa per la spiaggia rosa, ma tranquilli: il diktat è guardare ma non toccare), Santo Stefano.

Una prospettiva allettante, vero? Peccato che la gran parte delle isole le vedrete dall’acqua, tranne qualche piccola sosta in calette sovraffollate – i tour sono fotocopia l’uno dell’altro ed alla fine i luoghi adatti per lo sbarco, quelli sono – dove vi sarà consentito fare un veloce bagno in attesa che venga servito il “pranzo del capitano”, pasta allo scoglio e fette di formaggio, quasi sempre incluso nel prezzo. Che, va detto, per un’intera giornata di mare, è onesto e abbordabile (tra i 40 ed i 45 euro a persona – dato 2014).

 Ma noi… noi volevamo di più.

Volevamo camminare sui sentieri dell’isola che è Storia, quel lembo di terra in cui è vissuto per oltre 20 anni un visionario e un avventuriero, un eroe folle, un uomo che è riuscito a dar vita all’Italia mettendo insieme un puzzle di staterelli irrilevanti sparsi lungo lo stivale, combattendo affinché Roma ne divenisse la Capitale.
Volevamo vedere la casa di Giuseppe Garibaldi a Caprera, conoscerlo attraverso i luoghi dove aveva vissuto, lavorato, amato, sofferto.
Nessuna delle crociere preconfezionate di Palau inseriva nel tour la sosta a Caprera. Gioco forza, abbiamo dovuto abbandonare l’idea un po’ folle di riuscire a concentrare in una sola giornata giro delle isole dell’arcipelago +  tour sulle orme di Garibaldi. E il giorno dopo abbiamo ripiegato sul solito, pratico ed economico do it yourself.
Da Palau è possibile imbarcarsi senza difficoltà sui traghetti che fanno la spola con La Maddalena: non c’è bisogno di prenotazione (in settembre, quando ci siamo stati, non serviva neppure per l’auto), sono frequenti e ci sono più compagnie tra cui scegliere. Noi abbiamo viaggiato con l’economica Saremar (parte ogni 30 minuti, costo auto + 2 passeggeri circa 20 euro a tratta) e in men che non si dica, il tempo di scattare qualche foto dal ferry alle isole che si vedono nel percorso ed era già ora di sbarcare.

Rimandata al pomeriggio la visita all’isola della Maddalena, ci siamo diretti immediatamente all’isola di Caprera (facile trovare la strada, basta seguire le frecce segnaletiche!), collegata con La Maddalena da un piccolo ponticello che rende le due isole una sola entità.

Tuttavia se La Maddalena e’ aspra e brulla, il paesaggio roccioso interrotto da edifici moderni che soprattutto nel capoluogo avanzano invadenti nella baia, Caprera è odorosa di resina e verde di pinete, che ne ricoprono ampi tratti.

Percorrere le strade strette e tortuose che la attraversano, costeggiare le falesie di granito, sostare sotto i pini antichi cambia totalmente la dimensione in cui si affronta la visita e da turisti spavaldi e invadenti si diviene ospiti rispettosi. La strada che porta alla casa di Giuseppe Garibaldi a Caprera, ora museo, non è meno angusta: quando si incrociano due auto che provengono in senso contrario il passaggio diventa difficile.

Arriviamo talmente presto che il Museo è ancora chiuso. Meglio, il silenzio della mattina è tutto per noi ed abbiamo tempo per guardarci intorno. Fa strano pensare che poco più di 150 anni fa qui viveva il protagonista dello sbarco a Marsala, il capitano coraggioso che con 1000 uomini animati di insana follia e vestiti di camicie color del sangue percorse, impetuoso come un tornado, il Meridione, affrancandolo dai Borboni; lo stesso uomo che a Teano rimise nel fodero la sciabola e consegnò onori, speranze e territori a Vittorio Emanuele II ritirandosi qui, in questa isola lontana dalle trame di Palazzo e dai rumori della politica.

Prima dell’ingresso giace adagiato sulla roccia un pino centenario. Intorno microscopici appezzamenti di terreno, qualche albero di olivo, vitigni stenti e oramai improduttivi. Tracce di una vita normale, dedita all’agricoltura ed al sostentamento della famiglia. Ed agricoltore lo era davvero, Garibaldi. Aveva conosciuto in Argentina la struttura agricola delle fazendas, grandi appezzamenti terrieri autonomi ed autosufficienti e cercava di ricrearne una anche a Caprera. Non stupitevi quindi se, varcato il cancello verde che immette nel cosiddetto “compendio garibaldino”, ci si trova sull’aia di una piccola fattoria in stile sudamericano. Le pareti bianche dei magazzini, delle stalle, delle officine e la casa padronale creano un mondo racchiuso e sicuro.

Non deve essere stata facile la vita a Caprera 150 anni fa: le pinete ancora non c’erano o, almeno, non così estese (sembra che i primi pini furono piantati proprio da Garibaldi), il terreno granitico rendeva difficile lo sfruttamento agricolo, eppure… per ogni necessità il Generale trovava la soluzione.

Manca l’acqua? Si costruisce una grande cisterna sotterranea dove fare confluire, con un ingegnoso sistema di condotte, le acque piovane. C’è bisogno di maniscalchi, fabbri, falegnami? Nei magazzini c’è ogni attrezzatura utile ed indispensabile per la gestione e la manutenzione della fattoria. C’è bisogno di una macina per il grano? Si costruisce un mulino a vento. Quest’ultima miglioria non fu coronata da successo, in realtà: i forti venti che spirano sull’arcipelago della Maddalena strapparono più volte le pale, facendo  alla fine desistere Garibaldi dall’impresa.

Visitando la Casa Bianca si scopre un Garibaldi umano, semplice, capace di improvvisarsi manovale, contadino o allevatore, che dopo i viaggi e le battaglie ritrova a Caprera una dimensione familiare.  Nella casa di Caprera  viveva con la terza moglie Francesca Armosino e i figli Clelia, Manlio, Ricciotti, Menotti e Teresita e una moltitudine di nipoti che di tanto in tanto trascorrevano periodi sull’isola. E’ una dimensione domestica, con ritmi ed abitudini familiari quella che appare a chi visita la casa-museo.

Si gira per la casa, si entra con trepidazione in quelle che furono le “sue” stanze; si scopre la sua fragilità dell’uomo, devastato dall’artrite e costretto negli ultimi anni ad una vita da invalido, disteso su una sedia a rotelle che veniva sospinta  dalla moglie Francesca, dai figli o, quale somma concessione, dai tanti patrioti che lo venivano a trovare.
Nelle stanze scorrono episodi di storia patria, substrati fatti di cimeli di battaglie, di medaglie, di armi, di abiti, di oggetti quotidiani e riconoscimenti ufficiali. La Casa Bianca appare per quello che realmente è stata negli ultimi anni di vita di Giuseppe Garibaldi a Caprera, il rifugio di una persona anziana, con i suoi ricordi e le sue tante vite. Tutto è rimasto – o quasi – come era: la cucina ha ancora la stufa a legna, i camini sembrano pronti ad ospitare fuochi scoppiettanti, le carabine e l’equipaggiamento da battaglia pronto ad essere imbarcato su vascelli votati a sfidare la sorte in nuove battaglie.
L’itinerario di visita alla casa-museo si conclude nel luogo dove più è forte la presenza di Garibaldi: la stanza dove  è morto, il letto funebre orientato in direzione della Corsica e della Francia e posto al centro della stanza. Tutto è fermo a quel 2 giugno 1882: gli orologi bloccati alle 18.21, il calendario immobile, le finestre spalancate verso il mare azzurro.

Ma non abbiamo finito, manca ancora un omaggio per concludere il percorso di visita. Un sentiero in mezzo all’oliveto porta al piccolo cimitero di famiglia,  fino al cospetto del suo sepolcro austero, ricavato da un blocco di granito grezzo locale, dove Garibaldi sogna ancora battaglie e conquiste, circondato dalle tombe dei figli e della moglie Francesca.

Non ci sono riferimenti all’Eroe dei due mondi, al padre della Patria; non ci sono bandiere, corone o picchetti d’onore, men che meno fiaccole o lanterne ad illuminare la solitudine di Giuseppe. Solo il suo nome, scolpito nel granito di Sardegna.

Informazioni:
La casa-museo di Giuseppe Garibaldi a Caprera (definita anche “compendio garibaldino”) è aperta dal martedì alla domenica con orario dalle 9.00 alle 20.00. La visita si effettua in gruppo, in circa 20 minuti.
Biglietto di ingresso € 6,00, cumulativo con il memoriale garibaldino di Forte Arbuticci € 10,00. Previste riduzioni.
Claudia Boccini

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