Primo viaggio in Sardegna, con mille emozioni.

Tanta attesa e tante aspettative. L’intenzione di vedere quanto più possibile. La voglia di non fermarmi alle apparenze o ai soliti luoghi comuni. La promessa, fatta a me stessa, di aprire gli occhi per riempirli di ogni più piccolo dettaglio. E la certezza che al ritorno avrei avuto il cuore pieno di malinconia. E’ cominciata così, con questi pensieri, il nostro viaggio in Sardegna: per me il primo incontro in assoluto con la terra sarda, per Francesco il ritorno – a distanza di un paio di decenni – nell’isola dove ha lavorato e vissuto una vita “altra”. Per entrambi, una sorta di emozione pudica, non espressa ma presente.
Il tragitto per arrivare da Roma in Sardegna assume i contorni di un vero viaggio: la scelta di utilizzare il traghetto anziché l’aereo – opzione obbligata a causa dei bagagli e dei costi – rallenta i ritmi e ci fa precipitare in una nuova dimensione, in un non-tempo e non-luogo che prepara all’incontro – ed all’abbraccio, caldo e affettuoso – con l’isola che ci aspetta al di là del Tirreno. Di notte il mare è una diapositiva bruciata, non ci sono luci al di fuori di quelle della nave e la traversata trascorre lenta nelle cuccette, cullati dal ronzio e dalle vibrazioni dei motori della nave, sottofondo a sogni e a pensieri.
Con l’alba arriva la terraferma, montagne sinuose sbarrano la via alle onde e accolgono materne i naviganti. Le luci che demarcano il porto ci appaiono ghirlande augurali disposte strategicamente per dare il saluto di benvenuto a chi arriva dopo aver attraversato il mare. E finalmente, mentre il sole pian piano rende rosa  l’orizzonte, la Sardegna si svela.
 
La luce del sole non fa in tempo a spandersi nella sua forza che diviene salda la certezza di essere – finalmente – arrivati in una terra magica: il cuore è felice ed inizia improvviso a battere più veloce, seguendo ritmi antichi che dalla terra di Sardegna promanano attraverso gli alberi, le rocce, i muri tirati su pietra dopo pietra dal lavoro del’uomo. Sullo sfondo appaiono le alture che circondano Olbia, linee frastagliata di falesie che danno un senso di straniamento, di deja-vù: dolomiti in miniatura oppure torri e case di giganti che qui son vissuti per millenni?
 
Il viaggio in Sardegna è solo all’inizio, da Olbia dobbiamo arrivare a Vignola, nel comune di Aglientu, sulla costa nord occidentale: invece di prendere la strada più rapida scegliamo di allungare il percorso per seguire un itinerario alla scoperta delle origini della Sardegna e in un balzo temporale torniamo indietro di millenni.

La prima meta è infatti un omaggio alla Sardegna ed alla sua storia, una lunga passeggiata tra i campi dorati, profumati di lentisco e di ginestre, ancora prima che il sole diventi caldo e difficile da sopportare, seguendo sentieri nascosti che costeggiano rovi carichi di more. Cerchiamo la Tomba Pascaredda, è a breve distanza da Luras ed è una delle tante Tombe di Giganti presenti sull’isola, tombe preistoriche legate ai riti funerari dei primi abitanti della Sardegna.

Lungo la strada per Vignola vediamo muri a secco che serpeggiano senza fine per i campi, fichi d’india carichi di frutti aranciati, pascoli strappati a fatica a campi pietrosi e strisce verdissime di macchia mediterranea e di pinete, dove il profumo di mirto e di elicriso ci inebria. E’ il profumo della Sardegna, l’odore di territori immensi attraversati da strade che corrono tra la costa, il cielo e il mare, dove l’uomo è solo una mera casualità.
Piccoli paesi, borghi immobili sotto il sole di un settembre che qui è ancora estate piena, città ordinatissime legate alle tradizioni. Tempio Pausania ci ha accolto con i colori della festa di Sant’Isidoro, patrono degli agricoltori, con le sue case di pietra grigia e le strade lucide, i bimbi con gli abiti tradizionali ed i buoi con i carri addobbati a festa. E con un mazzetto di spighe di grano, dono augurale di prosperità.
 
 
E infine, dopo chilometri di paesaggi aspri e struggenti, finalmente l’incontro con il mare di Sardegna. E’ davvero così come appare nelle foto, cartolina e manifesto pubblicitario creato senza alcun bisogno di strateghi di marketing. Azzurro. Anzi, di infinite sfumature d’azzurro, con mille e mille calette dove le onde si infrangono poderose sugli scogli, mentre la linea della costa che tenta di contenerlo sembra tracciata da un pittore generoso, che ha usato a piene mani il verde, l’ocra, il rosa.
Perché bisogna ammetterlo: si viene in Sardegna per la sua storia, per le sue tradizioni secolari, per la natura ancora incontaminata e talvolta selvaggia ma alla fine è lui, il mare di Sardegna, che si vuol vedere.
 
 
 
Il mare, o le tante forme del mare? In Sardegna, a distanza di pochi chilometri cambia completamente il paesaggio: dalle spiagge di rena rosa o finissima che pare talco, si passa alle cale con le rocce scolpite dal vento e dall’acqua, che assumono contorni bizzarri fino a tramutarsi in animali preistorici o mostri spaventosamente buoni ed immobili.
 
Un viaggio che è mille viaggi e mille scoperte.
Un incontro che è innamoramento.
Un’isola che è anche un continente.
Il nostro viaggio in Sardegna è stato davvero speciale.
Anche e soprattutto per i tanti suggerimenti e consigli che ci sono stati dati, spesso direttamente “on the road”, da amici e colleghi. Ed un ringraziamento speciale va ad Eleonora C., perché senza i suoi preziosi consigli e le dritte di chi nella Sardegna del nord ci vive e ci lavora, il nostro viaggio sarebbe stato assai meno interessante e decisamente più “turistico”. E mi spiace tanto se non siamo riuscite ad incontrarci ma… questo è davvero un buon motivo per tornare!
Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

0 Commenti

Scrivi il primo commento!

Fammi sapere cosa ne pensi.

Leave reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *