La crociera lungo il Canal Saint Martin a Parigi

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Come già ho scritto nel post precedente, una volta che si conoscono le principali mete turistiche di Parigi è bello “perdersi” tra le vie della città per coglierne gli aspetti meno conosciuti: non se ne resta mai delusi, perché la capitale francese è talmente grande ed ha così tanti volti che non basta una vita (figuriamoci qualche viaggio mordi e fuggi!) per conoscerla davvero. Questa volta siamo riusciti a dar corpo ad un sogno che avevamo da un po’ di tempo, ovvero andare alla scoperta della Parigi “di una volta“, la città narrata nei libri e rappresentata nei film, impressa sulle tele dei Alfred Sisley o nelle immagini di Robert Doisneau: ritrovare i viali alberati costeggiati da case grigie con i tetti spioventi ricoperti di lamine di piombo, le vetrine delle botteghe di inizio ‘900, le insegne liberty del metrò, i canali dove le chiatte scorrono lente. Difficile? No, sufficiente andare a Port de Pantin e seguire il corso del Canal Saint Martin!

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Parigi è una città legata all’acqua ed è collegata alla vasta rete dei canali francesi – che volendo è possibile percorrere navigando con le peniche, piccole imbarcazioni a motore – sia attraverso la Senna che per il tramite del Canale d’Ourq, che scorre alla Villette (si, proprio la zona dove c’è il Museo delle Scienze) e permette di arrivare, via d’acqua dopo via d’acqua, addirittura fino all’Atlantico.

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Il Canal Saint-Martin, propaggine cittadina del Canal d’Ourq che collega il Bacino della Villette alla Senna attraversando i quartieri orientali di Parigi, fu fatto realizzare da Napoleone inizialmente per portare l’acqua potabile in città per poi divenire una pratica via d’acqua commerciale, a servizio delle fabbriche e degli opifici della zona.

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Il canale attraversa, in un percorso di 4,5 km., gli arrondissements X e XI, in parte costeggiando il Quai dei Valmy ed il Quai de Jemmapes, caratteristici viali ombreggiati da platani dove non è infrequente osservare, nelle strisce di verde che costeggiano il Canale, ragazzi che praticano attività sportiva, famiglie dedite ai pic-nic o anziani che giocano a petanque. Zona piacevole in cui abitare, ben collegata con il centro e con tutti i servizi necessari: le case sono diventate preda della nuova borghesia e ahimè, i costi per metro quadro viaggiano oramai sui 10.000 euro al metro quadrato!

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Il percorso sotterraneo del Canal Saint Martin, di circa 2 km., corre sotto piazza della Bastiglia, boulevard Richard-Lenoir e boulevard Jules-Ferry e termina all’altezza del Port de Plaisance di Parigi. Il dislivello tra il bacino della Villette e la Senna, di oltre 25 metri, viene superato con un interessante sistema di chiuse meccanizzate. Nel tragitto si incontreranno anche due ponti girevoli, numerosi ponti di ferro sopraelevati che collegano le due rive del canale ed un’infinità di scorci poetici e suggestivi che ci han fatto venire voglia di tornarci a piedi per fermarci con tutta calma nei caratteristici locali e negozi.

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Considerato Monumento Storico di Francia, il Canal Saint-Martin viene ancora percorso da imbarcazioni di compagnie di navigazione. La nostra scelta è caduta su Paris Canal, che propone due percorsi giornalieri, uno al mattino (partenza alle 9.30) dagli argini sotto al Museo d’Orsay ed uno al pomeriggio (alle 14.30) con partenza dal Bacino della Villette. In questo caso, l’imbarcazione attracca accanto al ristorante My Boat, alla fine del percorso coperto Galerie de la Villette, che collega Avenue Jean Jaurès con la Cité de la Musique e quindi con la Cité de Sciences e che si raggiunge facilmente con la metro scendendo alla fermata Port de Pantin (linea M5, arancio). Il costo, per 2 ore e 30 di navigazione, abbordabile (a ottobre 2014 19€ tariffa piena, ma sono previste riduzioni).

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Molta attesa, un po’ di emozione (cosa ci aspetta? l’idea di navigare sotto la pancia di Parigi mi inquietava un po’…), tanta curiosità di affrontare un percorso che ancor prima di iniziare già dava l’idea di regalare un approccio diverso con la città. E poi, il Canal Saint Martin era stato lo scenario di alcuni fotogrammi del film “Il favoloso mondo di Amélie“, che io ho amato alla follia per la sua vena poetica e fiabesca e ogni volta che vedevo la giovane Amélie Poulain lanciare sassi dal ponte rimanevo affascinata dall’atmosfera dei paesaggi urbani!

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La nostra “passeggiata sul canale” ha preso avvio lentamente, lasciando il bacino fluviale in cui il Canal de l’Ourcq  incrocia il Canal de Saint Denis per scivolare tra il Quai de l’Oise e il Quai de la Marne: strutture industriali dismesse ora trasformate in loft, abitazioni, ponti in ferro, strutture alberghiere in cui l’intervento dei designer ha dato vita a facciate iper-moderne.

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Il ponte di Rue de la Crimée scivola buio sopra l’imbarcazione, lasciandoci lo spazio per accedere all’ampio Bassin de La Villette, circondato da locali di tendenza, cinema, boutique e dove piccole imbarcazioni sostano in attesa di essere noleggiate. Sullo sfondo la Rotonde de La Villette cattura gli sguardi con i giochi d’acqua della sua fontana. L’imbarcazione rallenta, fino a fermarsi all’altezza di Place de la Bataille de Stalingrad.

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Ci aspetta il primo salto, il passaggio ad un livello inferiore del canale. Le paratie di ferro si chiudono dietro di noi, l’acqua comincia lentamente a defluire ma si percepisce nettamente la pressione spaventosa del canale sulle porte di ferro. Finalmente la barca scende di 3 metri, le paratie anteriori si aprono per consentirci di procedere di qualche decina di metri: il dislivello è così grande che ci vorranno ben tre passaggi tra le chiuse prima di poter procedere ed entrare nel Canale che costeggia Quay de Valmy.

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La stazione dei pompieri che vediamo a destra  ci riporta alla realtà con i suoi mezzi pronti all’intervento: il percorso lungo il Canale è onirico, il tempo smette di essere una certezza per diventare una variabile fittizia. Ancora chiuse, ancora dislivelli da superare. Il canale restringe, da entrambi i lati corrono due file continue di alberi, piste ciclabili, giardini microscopici. Di tanto in tanto ponti di ferro verde scavalcano il Canale e sopra spettatori curiosi che osservano il nostro scorrere lento. La sensazione è di essere, nostro malgrado, attori di un film anni ’50 e, anche se non c’è musica in sottofondo, nella mente risuonano le voci di Edith Piaf, Yves Montand, Jacques Brel.

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La curva all’altezza del Jardin de Villemin ci avvicina alla zona in cui George Simenon, il papà del Commissario Maigret, abitava. Non è difficile immaginare che  il via vai di chiatte lungo il Canale, i passi lenti degli operai che qui abitavano, i bistrot e le guinguette abbiano fornito materiale per i suoi libri!

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Impossibile non notare le vetrine colorate di Antoine e Lili, le rivendite di fumetti, le birrerie, le boutique di moda e le gallerie d’arte che, man mano ci si avvicina al centro della città, diventano più sofisticate e – immagino – terribilmente costose. E dall’altro lato la sagoma spoglia dell’Hotel du Nord – ora ristorante apprezzato – è icona di un film triste e tragico. Si procede passando tra una chiusa e l’altra e la rotazione del Pont Dieu è ipnotica, affascina i bimbi che sono a bordo con noi: un grande giocattolo che si muove per consentire alla nostra barca di procedere la sua corsa verso il ventre della città.

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L’ultima chiusa, l’ultimo balzo e davanti a noi si apre il canale sotterraneo: non pensate ad un budello angusto, il Canale è contenuto da ampie volte di mattoni ed il buio sconfitto – oltre che da un impianto di illuminazione – da fori circolari nel soffitto che si aprono sulle vie sovrastanti. Un modo intelligente per rendere un canale una vera e propria via di scorrimento utile per il trasporto di merci.

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Comunque la sensazione è straniante: sebbene sulla barca siamo in parecchi, il silenzio diventa il nostro compagno di viaggio. Sopra di noi scorre la vita frenetica della città, sferragliano metropolitano, corrono auto, mentre qui sotto non ci sono riferimenti se non l’acqua del Canale che scivola fluida attorno a noi e la volta di mattoni, mai opprimente ma comunque incombente, sopra di noi.

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Due chilometri nel buio, a velocità sostenuta, lasciando una scia verdastra dietro di noi. Finalmente dopo Place de la Bastille – torniamo alla luce: è cambiato completamente l’ambiente e non ci sono più le case borghesi e le file di alberi, ma imbarcazioni: il Canal Saint-Martin termina infatti all’Arsenale di Parigi, dove è ospitato il Port de Plaisance de Paris.

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Tante le barche e le chiatte ormeggiate, alcune trasformate in abitazioni (deliziose quelle con le tendine di pizzo, i vasi con i fiori ed i tavoli sul ponte; tutte hanno a bordo le immancabili biciclette!) altre più schiettamente destinate al trasporto di merci.

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Sono quasi due ore che stiamo navigando, ci manca ancora un passaggio, un’ultima piccola chiusa et voilà (per dirla alla francese!) eccoci nella Senna. L’itinerario lungo il Canal Saint Martin è terminato, ma la compagnia di navigazione ci regala ancora un’ultimo sguardo su Parigi dall’acqua: passiamo l’Ile de Saint Louis, attraversiamo i ponti imponenti, costeggiamo l’Hotel-Dieu e superiamo il Pont de Notre-Dame e il Pont Neuf con le decine di migliaia di lucchetti lasciati da innamorati.

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Costeggiamo il Louvre e le Tuileries e finalmente attracchiamo. Sopra di noi si allunga il Museo d’Orsay con la solita fila di persone che attende di entrare mentre sulla Passerelle di Solferino si producono in espedienti i “piccoli truffatori  dell’anello d’oro“, in cerca di farlocchi disposti a regalare denaro in cambio di un anello di alpacca “casualmente” trovato. Sul lungo Senna il traffico è abitualmente convulso e i portatori di taxi-risciò pedalano come forsennati portando grassi turisti.

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Sono passate solo due ore e mezza da quando siamo partiti da La Cité de la Musique, ma sembra molto, molto di più tanto son state dense di suggestioni. Un viaggio nel cuor della Parigi meno conosciuta, costeggiando vie ombreggiate da platani, scoprendo angoli segreti. Un itinerario che consigliamo a tutti, non solo alle coppie innamorate  in cerca di luoghi parigini romantici.

(Grazie a Francesco Iaccio per le foto e l’editing)

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Claudia Boccini

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