Le case romane del Celio

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A pochi passi dal Colosseo, non distante dal Celio e dai Fori Romani, la Basilica dei Santi Martiri Giovanni e Paolo è una delle chiese romane più ambite per celebrare i matrimoni: tuttavia pochi di quelli che entrano nella Basilica sanno che, appena sotto il pavimento della chiesa, ci sono i resti di  case romane, domus patrizie ed insulae popolari, affascinanti ninfei, affreschi dai colori vivaci e perfino antichi vicoli, dove transitavano carri e si svolgeva la vita quotidiana. Una stratificazione di mura e di storie, che abbiamo scoperto grazie ad una visita guidata organizzata da Ancient Aperitif, un modo nuovo e diverso per scoprire la storia di Roma.

Sotto la Basilica, fondata dal pio senatore Pammachio nel V secolo d.C., si trova infatti uno dei complessi residenziali antichi meglio conservati. Se nella Roma imperiale il Palatino era il “quartiere reale”, dove erano edificati i palazzi degli imperatori, il Celio era invece l’area residenziale dove sorgevano le ville patrizie – le domus – dei nobili. Ed anche le due domus romane, una del secondo ed una del quarto secolo, che si trovano sotto la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, appartenevano probabilmente a nobili o senatori.

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La prima campagna di scavo che porterà al ritrovamento delle antiche case del Celio – ad oggi sono stati rinvenuti oltre 15 ambienti su un’estensione che supera i 400 mq – risale a metà dell’ottocento, quando Padre Germano di San Stanislao, rettore della Basilica ed appassionato archeologo, decise di mettersi alla ricerca delle tombe e delle reliquie dei due Santi che danno nome alla Basilica cattolica e che la leggenda vuole fossero stati martirizzati sotto il regno di Giuliano l’Apostata (circa 360 d.C.) e sepolti in un sottoscala delle antiche dimore. Si arriva alle Case Romane del Celio scendendo l’antica via del Clivo di Scauro, immutata dall’epoca romana.

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Una volta superata l’angusta porta di accesso, ci si trova davanti ad una successione di stanze che, a prima vista, paiono edificate senza un vero progetto unitario. Nelle case romane del Celio la realtà si sovrappone alla storia e grazie alle guide di Ancient Aperitif, alle loro storie, ai loro racconti, vi ritroverete a camminare nelle stanze, negli stessi ambienti dove gli antichi romani hanno trascorso le loro esistenze decine di secoli fa e riuscirete ad immaginare la Roma di allora, estremamente popolata, il frastuono dei carri che nella notte portavano le merci necessarie al sostentamento della città, lungo strade buie e pericolose. All’inizio fu una piccola Domus patrizia del I° secolo dotata di balneum privato, separata da una strada da un’Insula costruita nel II° secolo. Dall’unione dei due edifici, venne successivamente edificata una grande Domus nobile e lussuosa che diverrà a sua volta la base per la Basilica cristiana.

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L’Insula del II°secolo era un vero e proprio condominio di più piani, i cui appartamenti avevano le dimensioni massime di 18 metri quadrati. Le case migliori erano nei piani bassi, con più aria e dotati di facile accesso all’acqua, mentre i piani alti, costruiti in legno, non erano raggiunti da condutture ed erano a rischio incendio. Non stupiamoci troppo delle dimensioni minime, perché nell’antica Roma le attività quotidiane erano svolte soprattutto all’esterno: le case erano utilizzate soprattutto per dormire e preparare i pasti. Nelle insulae il piano al livello stradale era suddiviso in tabaernae, case-botteghe dove un settore veniva adibito a negozio. Nelle Case del Celio sono state ritrovate tre tabernae, in parte affrescate con temi che richiamano gli antichi commerci.

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Nel terzo secolo le due unità abitative vennero unificate ed in parte demolite per dar vita ad una nuova villa patrizia, più ampia e scenografica, dotata di un ampio Ninfeo che costituiva anche l’ambiente di raccordo tra la vecchia insula e la prima domus originaria. Le stanze che appartenevano alla domus del III° secolo sono decorate con ricchi affreschi di età tardo-imperiale che sembrano contemporanei tanta è la freschezza dei colori e l’attualità dei soggetti. Gli affreschi sono sublimi, in particolare quello che celebra il ciclo delle stagioni in cui si ammira Proserpina, figlia di Cerere rapita da Ade re degli inferi, che ritorna dall’Ave e nel mentre al suo passaggio la terra rifiorisce. Altro affresco molto interessante è nella cosiddetta Sala dell’Orante, dove un uomo in atteggiamento di preghiera, con le mani levate verso l’alto – suggerisce che i proprietari della villa abbiano abbandonato la religione imperiale per abbracciare il cristianesimo. Si passa di stanza in stanza, si percorrono cunicoli, si salgono e scendono scale, si torna indietro per poi di nuovo proseguire in avanti fino a trovare, nascoste sotto un sottoscala proprio come la leggenda narrava, le due fosse in cui sono stati ritrovati i resti dei Santi Giovanni e Paolo, i due martiri trucidati dai soldati romani che il buon Padre Germano tanto cercava.

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Il percorso di visita delle Case Romane del Celio con le guide di  Ancient Aperitif dura circa un’ora e si conclude con un aperitivo davvero speciale. Alla fine dell’itinerario vi aspetta un infatti la degustazione delle ricette dell’antica Roma tratte dai testi di Apicio, Petronio e Catone. Troverete il Moretum (una saporita crema a base di formaggio, aglio e prezzemolo), l’ Epityrum (un patè di olive ante-litteram, aromatizzato con finocchio e coriandolo), l’ Aliter Patinam (frittata di lattuga), il mitico Garum (riprodotto con colatura di alici e salsa di soia), il Pullus Numidicus (pollo cotto con miele, spezie e salsa di frutta), il dolce Savillum (antenato del cheese cake, a base di ricotta addolcita con miele) e per dissetarvi il buon vino Mulsum, addolcito con il miele.

Claudia Boccini

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