Toscana, dove vivono i toscani

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Quando parlo di Toscana, spesso sovrappongo mentalmente le immagini pluri-fotografate dei panorami caratterizzati dalle colline morbide punteggiate da cipressi, alle figure degli uomini e delle donne che in Toscana ci vivono. Ed ogni volta ho una certezza: la Toscana geografica e paesaggistica è così incredibilmente unica e – oserei dire – perfetta, perché l’amore dei suoi abitanti la rende tale! Che poi è in parte vero che i toscani sono maledetti, come diceva in un suo libro famoso lo scrittore Curzio Malaparte.

Lo sono per il loro carattere aspro, per la loro capacità di buttare in berlina anche le cose più serie del mondo, per il sentirsi sempre un gradino più in alto di tutti gli altri, anche se gli “altri” sono re, principi e Papi. Ed è una maledizione anche la “passionaccia” che provano per la loro terra, per quell’amore senza se e senza ma che li lega al suolo natìo, che difficilmente li spinge ad andar via dalla Toscana e che seppure lo fanno – per necessità, per lavoro – sempre indietro tornano.

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Scanzonati, ironici, dalla lingua sciolta e dalla battuta pronta, spesso mangiapreti, talvolta in preda a quella velata superbia che nasce dalla consapevolezza di vivere in una Regione dove i servizi funzionano, le università sono tra le più antiche d’Italia, gli ospedali sono all’avanguardia. Forse un po’ stretti di borsa, ma solo perché lo “sciupìo” del denaro e dei beni – propri e della collettività – non è cosa buona. Soprattutto, orgogliosi di essere toscani! Toscani abbarbicati alla terra di Toscana, alle proprie origini, consapevoli di discendere direttamente dagli Etruschi: che quando sui colli di Roma ancora si pascevano le pecore, questi avevano già un sistema sociale all’avanguardia, con le donne a trattare scandalosamente alla pari degli uomini.

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Se penso ad una figura che rappresenti il toscano tipico, mi viene subito in mente lo zio Federigo – si, proprio con la g, non è un errore, siamo in Toscana – raro esempio di uomo che nella sua vita ha fatto i mestieri più disparati, con il sorriso sul viso anche nei momenti meno felici e la battuta pronta da lanciare come un dardo infuocato. Da giovane, quando i denari erano davvero pochi, si era adattato a fare il boscaiolo e a mietere il grano, era poi entrato a lavorare nella fabbrica di mattonelle (al posto più brutto, ovviamente, ai forni, dove il caldo ti squagliava in tre secondi come un ghiacciolo all’equatore) ma trovava il tempo per coltivare le sue passioni.

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Suonatore di trombone nella banda cittadina di Buonconvento e nella fanfara dei bersaglieri (con tanto di cappello piumato), avido lettore e capace autodidatta, ballerino del sabato sera e affabulatore di grande levatura, non ha mai abbandonato il legame con la terra, quella vera, che è dura da vangare e che ti insudicia se la prendi tra le mani. La stessa terra di Toscana che conosceva alla perfezione per averne percorso i sentieri alla ricerca di tartufi e di cui parlava con gli occhi lucidi di orgoglio e che lo spingeva a dire che l’Italia è qui, in Toscana.

Claudia Boccini

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