A Torino seguendo Pietro Micca

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Probabilmente molti non sanno che a Torino c’è un museo dedicato a Pietro Micca, il soldato-minatore che con un gesto epico salvò la capitale sabauda dalle truppe francesi e che, senza saperlo, ha consentito nei secoli successivi il sorgere dello Stato italiano unitario. Senza Pietro Micca (e senza il Regno Sabaudo), saremmo ancora una serie di piccoli stati frammentati oppure – assai più probabile – saremmo stati inglobati dalle grandi potenze europee dell’epoca, Francia, Austria e Spagna. Insomma, senza Pietro Micca la storia avrebbe avuto un corso totalmente diverso e noi, con un buon grado di probabilità, non ci chiameremmo italiani.

Il Museo di Pietro Micca, che mi ha incuriosito son da quando ho visto il cartello indicativo lungo il tragitto che la navetta aeroportuale compie da Caselle fino a Porta Nuova, è vicino alla Stazione Ferroviaria di Porta Susa, in Via Guicciardini. Cercandolo, all’inizio può sembrare di aver sbagliato indirizzo: l’ingresso del Museo è accanto al cancello che immette negli spazi del demanio militare e visto da fuori assomiglia più ad una scuola (o ad una caserma) che non ad un luogo di conservazione della memoria. Come vedremo poi, la parte più importante – ed interessante – del Museo è in realtà nascosta sotto terra.

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Semplificando molto la storia, nel 1706 era in corso la guerra tra il Regno di Francia e l’Impero Austria per la successione al trono di Spagna: Torino fu sottoposta all’assedio delle truppe francesi di Luigi XIV e per 117 giorni oltre 40.000 assedianti tentarono di sconfiggere la capitale del Ducato Sabaudo – regno lo diventerà solo in seguito quando, con la firma dei trattati di Utrecht del 1713 e di Rastadt del 1714, Amedeo II duca di Savoia diventerà re – strategicamente importante perché il Ducato era stato cuscinetto tra la Francia e la Lombardia, sottoposta al potere spagnolo.

All’epoca Torino era un piccolissima capitale, quasi più un grande paese che una città e per preservarla dagli attacchi nemici già dal 1564 il Duca Emanuele Filiberto aveva disposto la costruzione di una struttura militare fortificata, la Cittadella. Estesa per oltre 20 ettari ed a forma pentagonale, munita di bastioni e circondata da un ampio fossato “asciutto” (senza acqua) era dotata di opere difensive di alto livello ingegneristico, tra cui un esteso sistema di gallerie sotterrane esterne, dette di contromina, disposte su due livelli e dotate di numerosi cunicoli in cui era stipata polvere esplosiva, collegata ai posti di guardia con micce ed inneschi. La profondità delle gallerie raggiungeva i 14 metri e si estendevano per chilometri, a raggiera. In caso di attacco, sarebbe stato sufficiente far saltare in aria il settore di galleria su cui si trovavano gli assedianti per sconfiggere il nemico ed evitare l’occupazione della città.

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Il francese Duca de La Feuillade ordinava in continuazioni assedi, che venivano regolarmente respinti grazie alle esplosioni “a sorpresa” ed al valoroso contributo della compagnia dei minatori che facevano parte dei battaglioni di artiglieria, tra le cui file militava anche il soldato-minatore Pietro Micca. Nella notte tra il 29 ed il 30 agosto i granatieri francesi riuscirono ad individuare l’accesso alle gallerie che si estendevano sotto la Cittadella e che a questa erano collegate: l’unica soluzione era far saltare la galleria in cui si trovavano ma… per uno sfortunato accanirsi di eventi, l’innesco della miccia che avrebbe dovuto far esplodere i barili di polvere da sparo non funzionò a dovere e solo grazie al sacrificio di Pietro Micca, che diede fuoco ad una miccia talmente corta da non permettergli la fuga, l’assedio venne respinto.

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Successivamente, nell’epoca napoleonica, la struttura militare della Cittadella venne quasi completamente demolita e i cunicoli delle gallerie, seppur tracciati sulle mappe, in parte dimenticati. Solo nel 1958, grazie all’attività di ricerca del Capitano Guido Amoretti, la galleria che aveva visto più di due secoli prima il compiersi del gesto eroico di Pietro Micca, venne rinvenuta e nel 1961 venne edificato, sopra l’ingresso al sistema di gallerie sotterranee della Cittadella, il Museo storico. Al piano terreno del Museo sono conservati cimeli, dipinti, opere d’arte, documenti e plastici, mentre al secondo, interrato, sono esposti oggetti dell’epoca ed il grande plastico della Cittadella di Torino. Dal piano interrato, aprendo una piccola porta, si accede al cuore del Museo: i camminamenti che – ancora ben conservati – costituivano le gallerie sotterranee della Cittadella.

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Vanno visitati necessariamente con la guida (i cunicoli sono per una gran parte ancora inesplorati o comunque non di facile accesso e c’è il rischio di perdersi) e dopo aver ascoltato le vicende che videro Pietro Micca trasformarsi suo malgrado in eroe è emozionante camminare lungo gli stretti passaggi, calpestare gli stessi acciottolati che, più di 250 anni fa, venivano percorsi dai soldati minatori. Con la guida ci si ferma di tanto in tanto, si seguono itinerari che ben presto fanno perdere l’orientamento, il tunnel incombe ed il buio è avanti e dietro di noi. E’ facile fare un balzo temporale, sentire il rumore delle cariche che esplodono, l’odore della povere da sparo… Si scende, si gira, si torna indietro, sempre e solo illuminati da torce elettriche che bucano il buio della storia. Poi, improvvisamente, si risale sulla galleria superiore e ci si trova esattamente nel punto in cui il giovane Pietro Micca era di guardia, si entra nel piccolo ballatoio da cui scende la scala crollata per l’esplosione e si giunge infine al punto in cui venne ritrovato il suo corpo: sarebbero stati sufficienti solo pochi passi e sarebbe stato in salvo.

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Oggi il Museo è sostenuto dall’Associazione “Amici del Museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706″, di cui 30 volontari svolgono la fondamentale funzione di guida per i visitatori del Museo. Sono figure indispensabili, sia per  conoscere meglio la storia di Pietro Micca che per la visita del sistema di gallerie. Noi siamo stati accompagnati nella nostra visita dal bravissimo Leonardo Berti (ed insieme a noi c’era una scolaresca così affascinata dal suo racconto appassionato, capace di rendere vive altrimenti noiose pagine di storia, che non hanno mai fiatato!). Le visite sono disponibili anche in lingua inglese e spagnola e sono alquanto impegnative: durano all’incirca un’ora e trenta, ma il tempo scorre fin troppo velocemente tra informazioni, racconti, aneddoti e poi la visita ai cunicoli delle gallerie, che occupa circa mezz’ora. Ma se siete molto, ma molto claustrofobici, evitate di percorrerli…

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Il Museo Pietro Micca è un bellissimo museo “attivo” di Torino, che vi invito senz’altro a visitare per conoscere (e ricordare) la nostra storia. Ma Pietro Micca aveva in serbo per noi ancora una sorpresa: il giorno successivo, dopo esser tornati dalla visita alla Basilica di Superga (ugualmente legata alle vicende dell’assedio di Torino del 1706), ci siamo imbattuti in Via Maria Vittoria nella rappresentazione storica del “Gruppo Storico Pietro Micca della Città di Torino”, gruppo storico ugualmente parte dell’Associazione che segue il Museo da noi visitato.

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Il gruppo storico, indossando vestiti ed uniformi che riproducono quelli dell’epoca, ricostruisce e mette in scena gli avvenimenti dell’Assedio di Torino del 1706 ed è composto da un complesso musicale di tamburini e suonatori di piffero, di plotoni di milizie storiche (tra cui i Reggimenti d’Ordinanza del Piemonte, del Monferrato ed i Dragoni del Piemonte) ed un gruppo di vivandiere, per un totale di oltre cento elementi equipaggiati con ed armi funzionanti.

Informazioni utili:

Museo Civico Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706

via Guicciardini 7a – 10121- Torino (la stazione ferroviaria di Porta Susa, è a 200 metri dal museo)

Tel. 011.546.317

Orari di apertura: da martedì a domenica 10-18; ultimo ingresso alle 17. Lunedì chiuso. Previste aperture straordinarie (verificare sul sito)

Biglietto di ingesso:intero 3 €, ridotto 2 €

Ingresso gratuito per le scolaresche

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

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