Luci ed ombre: cosa vedere ad Expo2015 (e cosa no)

Pensate che sia eccessivo investire oltre 350€ per raggiungere in due Milano, rimanerci due giorni e visitare Expo2015? Ecco, io l’ho fatto e non è nemmeno tanto rispetto a quanto si può (si rischia) di dover spendere se non si abita nei dintorni di Milano. Si può spendere molto ma molto di più, soprattutto se non si sta attenti a prenotare per tempo aerei e/o treno, se non si pernotta negli hotel con un corretto rapporto qualità/prezzo o non si contiene la spesa per pranzi e cene. Insomma, se non si è adeguatamente informati ed organizzati. Ma la domanda principale da farsi è un’altra: vale davvero la pena spendere una cifra simile o sono soldi buttati? E cosa vedere ad Expo2015?

L’impatto iniziale con Expo2015 è – purtroppo – “all’italiana” fin dall’inizio: alle 9.30 di mattina agli accessi già ci sono file consistenti, tutti sotto il sole ad aspettare che alle 10.00 aprano i varchi e si possa entrare (poi ci si stupisce se sui giornali diventano casi di cronaca gli svenimenti per colpo di calore all’Expo!). Possibile che nessuno ha pensato ad installare tendoni o coperture contro il sole, per di più considerando che l’Expo si svolge soprattutto nei mesi estivi, che a Milano significano afa ed umidità in percentuali tropicali?

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La fila si svolge lenta: non tutti sanno che per accedere al sito di Expo2015 si devono passare controlli di tipo aeroportuale: inutile andare sotto lo  scanner se non vi siete tolti di dosso tutto, ma proprio tutto, ciò che è metallico o elettronico  per riporlo in una apposita cassettina di plastica da far passare sotto il metal detector. Non c’è nessuno che – mentre sei fila sotto il sole ed aspetti il tuo turno – ti informa delle procedure di sicurezza e ti invita a prepararti per tempo: davanti a noi un signore anziano con moglie e nipotini ha bloccato lo scanner per almeno 15 minuti perché non sapeva che sotto lo scanner  non si passa con orologio,non si passa con cintura metallica, men che meno con portamonete, cellulare, chiavi di casa, macchina fotografica…

Se arrivate ad Expo2015 con la Metropolitana M1 – linea rossa (ricordatevi, la direzione è Rho Fiera, la fermata è al capolinea ed avete bisogno di un biglietto speciale extra urbano, costo 2,5€ altrimenti rischiate multe salate) una volta passato il controllo di sicurezza vi aspetta una lunga passeggiata per raggiungere il vero e proprio ingresso dell’Expo 2015: prima 100 metri a piedi, quindi una scala mobile, poi una grande passerella metallica che scavalca i binari ferroviari e poi giù giù lungo lo scivolo che porta fino al Padiglione Zero (che è uno dei più belli e che noi, per una scelta fatta di cui parlo poi, abbiamo visitato per ultimo). Nel percorse, incontrerete i volontari che distribuiscono gratuitamente le cartine: prendetene una (un paio meglio, si sciupano abbastanza) perché sono essenziali per muoversi nel grande spazio.

A questo punto, se siete stati bravi (e noi lo siamo stati!) vi siete già organizzati l’itinerario da seguire e sapete cosa vedere ad Expo2015: come dicevo poco avanti, impossibile pensare di visitare tutti i padiglioni perché nel conto vanno messe le lunghe file che caratterizzano quelli più gettonati ed è essenziale ottimizzare quanto più possibile gli spostamenti. Se volete vedere un padiglione che si trova esattamente dall’altra parte del Decumano, lungo un chilometro e mezzo, vi conviene partire direttamente dal fondo e poi ripercorrere il viale a ritroso.

Per risparmiare un po’ di energia (vi servirà tutta!) non appena entrati vi conviene recarvi subito alla fermata della navetta interna, il cosiddetto  People Mover che  passa ogni 10- 15 minuti circa e fa il periplo dell’area espositiva in 10 fermate. Le fermate 6 e 7 si trovano esattamente in fondo al Decumano. Cosa che abbiano fatto noi, che volevamo assolutamente visitare il padiglione del Giappone –  siamo innamorati di questa Nazione, non per nulla ci siamo stati due volte a distanza di 12 mesi e le recensioni su quanto il Giappone aveva preparato per Expo2015 erano tutte positive: la fila è assicurata ma l’attesa è ripagata ampiamente e quindi non potevamo perdere troppo tempo a camminare per raggiungerlo.

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Altra indicazione pratica essenziale: portate con voi una bottiglietta di acqua (a differenza dell’aeroporto, ad Expo2015 le potetete introdurre nell’area senza problemi) da ricaricare alle onnipresenti Case dell’Acqua, piccoli chioschi bianchi da cui sgorga acqua liscia o frizzante. L’acqua sarà il vostro miglior alleato nel corso della permanenza ad Expo2015: se il Decumano è ombreggiato da ampie coperture, così purtroppo non è nelle vie laterali che separano i diversi padiglioni ed il caldo a Milano (unito all’afa, all’umidità ed alla stanchezza) può giocare brutti scherzi.

Partendo quindi dal fondo del Decumano, il primo padiglione che abbiamo visitato è stato quello dell’Oman, una ricostruzione (fin troppo finta) di un’oasi nel mezzo del deserto: all’interno case con  la riproduzione dello stile di vita omanita, i cibi tipici e notizie sulla produzione agricola. Pensando alle ricchezze dell’Oman, sia economiche che turistiche, sono rimasta delusa: le ricostruzioni dozzinali in plastica, i diorami, i pannelli didascalici fin troppo scolastici. Se mi dovessi basare su Expo2015 per visitare il sultanato dell’Oman no, non mi verrebbe nessuna voglia di andarci ne’ tantomeno avrei voglia di approfondire la sua cultura gastronomica-alimentare!

Questa sensazione, purtroppo, la proveremo nuovamente nei padiglioni che hanno privilegiato un approccio di tipo tradizionale. Come se molti Paesi abbiano avuto paura a mostrare la loro vera natura e ad “esporsi” all’Expo, portando a Milano un concetto stereotipato legato al comune sentire. Troppi Paesi hanno scelto  di affidarsi solo alla grafica con pannelli e foto senza coinvolgere direttamente i visitatori. Non devo andare ad Expo2015 per vedere ciò che posso trovare facilmente su internet o sui libri, voglio che l’esperienza Expo2015 sia fatta di racconti, di storie, di aromi, di musica. Oppure sia arricchita da padiglioni dall’architettura ardita, dai profumi che rendono unici i diversi Paesi del mondo, dall’entusiasmo di chi vuole far conoscere il suo Paese al mondo.

Per restare nell’ambito dei Paesi medio-orientali, il Quatar è stato invece capace di offrire quel “di più” che ha consentito a noi, così come agli altri visitatori, di apprezzarne gli usi e le tradizioni. Come? Con un concept semplice ma al tempo stesso efficace: una prima parte dedicata ad illustrare le tradizioni agricole e le difficoltà di trarre alimenti da un territorio arido, quindi un percorso in discesa accompagnati da suoni, musica, voci ed infine una ricostruzione di un mercato con artigiani al lavoro, gli ambienti di una casa tipica con la cucina e, gettonatissima da tutte le donne inclusa la sottoscritta, il salotto dove farsi fare una decorazione con l’hennè! Posso dirlo? Il padiglione mi è piaciuto parecchio e sono contenta di volare Quatar per andare in Thailandia!

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Un’altro padiglione che, a mio avviso, ha centrato l’obiettivo è quello dell’Estonia, che si trova  accanto a quello dell’Oman: struttura del padiglione che utilizza in gran quantità il legno locale profumatissimo di resina, l’unione di passato e futuro, l’interattività con i visitatori (geniale l’idea delle altalene che producono energia elettrica!), verde qual tanto che basta per sentirsi appagati e, non ultimo, attenzione al visitatore. Un bel biglietto da visita per uno dei Paesi più giovani dell’Europa, proiettato verso la tecnologia ed il futuro. Ed il modo corretto di approfittare di una vetrina internazionale quale è l’Expo2015 per promuovere scambi commerciali e turismo.

Ancora: se il padiglione del Giappone è in assoluto il più bello, organizzato, letteralmente coinvolgente e dopo 50 minuti di esperienza intensissima, fatta di luci, suoni, spettacolo, immagini e mille emozioni che si accavallano fino a “dare la stura” a lacrime di pura felicità, torna prepotente la voglia di ritornare ancora, ed ancora!, nella terra dei ciliegi in fiore, così purtroppo non è stato per il Marocco, ad esempio, su cui riponevo tante aspettative (è una delle destinazioni che mi piacerebbe raggiungere quanto prima). Assolutamente nulla da dire sull’allestimento che ricorda, nell’insieme, la skyline di una citta fortificata, interessante la separazione in zone climatiche, notevole la riproduzione di una montagna dell’Atlante, ampia la mostra sulle piante fruttifere, delizioso il giardino esterno, interessanti le spiegazioni dei pannelli. Ma quello che mancava era la condivisione, la partecipazione, la voglia di far conoscere. Un padiglione grandioso ma un po’ arido (e non mi riferisco al clima). In compenso, il ristorante marocchino offre piatti tipici buoni, sostanziosi e dal costo abbordabile: noi abbiamo pranzato “take away” seduti ad un tavolo ombreggiato immersi nell’oliveto marocchino, optando per un pranzo completo a 19 € a testa. E per un momento, ho sognato, con il sottofondo dell’acqua che scorreva nelle fontane, di essere seduta nel cortile di un riad…

Va poi sottolineato che ad alcuni padiglioni messi in elenco tra quelli da visitare non è stato possibile accedere: a quello della Colombia perché era in visita ufficiale il presidente Juan Manuel Santos, con tutto un codazzo di addetti , assistenti e guardie del corpo e con la conseguente blindatura totale del padiglione a cura delle forze dell’ordine; il Belgio, per una non ben identificata festa privata (personalità in visita probabilmente. Peccato, volevo saperne di più sulla Vallonia dopo aver visitato le Fiandre);  la Thailandia, che chiude per pulizie del padiglione oltre un’ora – ma programmarle di sera, no?

Impossibile entrare nel padiglione di Brasile, Messico, l’emergente e ricchissimo Kazakistan per la fila chilometrica: peccato perché erano tra i padiglioni che volevamo visitare, ma era davvero impossibile aspettare più di un’ora per ciascuno! Bene ha fatto la Svizzera che ha contingentato le visite tramite prenotazione oraria: ti davano un ticket con un orario fisso ed eri certo di poter entrare esattamente a quell’ora (e nel frattempo anziché stare in fila potevi andare a vedere altro, pranzare, riposarti). Troppo difficile pensare ad una cosa del genere anche per Palazzo Italia, altro padiglione che non abbiamo potuto visitare per la troppa fila?.

Non ho compreso la presenza del padiglione del Vaticano ad Expo (no, i 3 milioni di euro – avete letto bene! – spesi per la costruzione del padiglione si potevano destinare per dare cibo vero a chi non ce l’ha), mentre comprendo di più quella della Caritas – spero che il cibo dei ristoranti di Expo2015 non venduto, non utilizzato o  avanzato venga destinato ad opere di carità – mentre la presenza dei numerosi chioschi  Technogym mi ha fatto sorridere: va bene che a forza di parlare di cibo (e a mangiarlo) si prende peso, ma insomma…

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Da segnalare, tra i diversi padiglioni visitati:

  • la volta specchiata del padiglione della Russia, su cui ci si vede piccini piccini;
  • la riproduzione del caravanserraglio nel padiglione della Turchia, architettonicamente interessante (ma questo è un’altro Paese da cui mi sarei aspettata molto, ma molto di più, in termini di comunicazione e di coinvolgimento);
  • molto bello e rinfrescante  il bosco alpino dell‘Austria, sebbene all’inizio la sensazione sia di straniamento: si percorre il sentiero cercando le sale espositive e solo alla fine ci si rende conto che il padiglione è il bosco stesso e tutto ciò che dal bosco origina: ossigeno, aria, acqua, legno, ciclo biologico, vita;
  • il vicino padiglione della Slovenia va segnalato per la cordialità e per l’attenzione ai visitatori: un “benvenuti!” detto con il sorriso è la miglior cartolina da visita di un Paese. Se poi si coglie l’opportunità di Expo2015 per fare vera promozione turistica, hanno il mio applauso (e grazie per l’assaggio di pane e la bustina di semi di grano di segale da piantare una volta a casa: lo farò e sarà l’occasione per ricordarmi che devo tornare in Slovenia per visitare il Lago di Bled!);
  • curioso il padiglione di Israele – visto solo all’esterno – con la parete dove crescono grano, foraggio e legumi, con l’orto esteso simbolo della capacità di strappare al deserto terre coltivabili e con… la collezione di cestini di paglia appesi: al ristorante israeliano si poteva scegliere cosa mangiare, metterlo nel cestino e poi andare in mezzo all’orto per fare un picnic!
  • la Francia ha creato un’oasi verde fatta di erbe aromatiche, frutta e vegetali (avevo una voglia matta di staccare i pomodori e di assaggiare le fragole!) che immettono nel padiglione dove è mostrata l’abilità gastronomica e la qualità alimentare francese, con decine e decine di oggetti utili in cucina appesi in ogni dove.
  • altra menzione a favore del padiglione dell’Ungheria: si viene accolti con un rinfrescate bicchiere d’acqua (l’Ungheria è terra di sorgenti e terme) e si accede al padiglione dove sono in mostra eccellenze ungheresi, fatte di abilità manuali e tecnologie. E’ un padiglione vivo, dove i sorrisi e l’accoglienza non sono inventati ma fanno parte dell’ospitalità magiara.
  • anche la Polonia ha scelto di investire la sua presenza ad Expo2015 puntando su un bosco, che si raggiunge seguendo una scala fatta di tante assi di legno che ricordano, nell’insieme, cassette di legno simili a quelle utlizzate per conservare le mele, i cui alberi si ritrovano nel “giardino” segreto che viene amplificato dalle parete di specchio;
  • altro padiglione emotivamente forte, soprattutto per noi italiani, è quello dell’Argentina: se da un lato la struttura richiama degli enormi silos, l’altro, quello che i visitatori percorrono seguendo un percorso inclinato, a me ha rammentato i ponti dei transatlantici che tanti nostri connazionali hanno preso “in cerca di fortuna” nelle terre argentine. Anche la mostra è un chiaro omaggio alle tante anime che compongono ancora oggi la nazione Argentina,  alla fertilità dei suoi immensi territori, alla cultura dello stare insieme attorno ad un desco imbandito. E il profumo di asado che pervade il padiglione conferma la bontà della produzione argentina!
  • la Malesia ha un padiglione diviso in tre “semi”: se nel primo settore offre un’esperienza multimediale molto interessante e che vale la pena di vedere, nel secondo e terzo ricade nello standard della comunicazione a base di pannelli e riproduzioni di ambienti naturali;
  • la Korea inaspettatamente intrigante: tanto bianco, tanta tecmologia, tanta robotica e tanta gentilezza. Un approccio modernissimo alla nutrizione ed all’alimentazione. In generale, uno dei Padiglioni più belli e più visitati (anche da Farinelli, patron di Eataly, che è entrato – accolto con tutti gli onori –  subito dopo di noi!);
  • il padiglione della Cina va segnalato soprattutto per il grande prato di fiori gialli che è davanti ai due padiglioni a pagoda: all’interno c’è poco di davvero interessante, soprattutto pensado a quanto valore dia la cultura cinese al cibo;
  • menzione per l’accoglienza al padiglione della Repubblica di Lituania: onestamente, il padiglione è architettonicamente interessante ma dentro c’è pochino da vedere (ma va detto che è una Repubblica giovane, piccola e con una storia recente). Tuttavia quel poco viene raccontato con così tanto entusiasmo e grande partecipazione dalle ragazze che ci lavorano che… vien voglia di tornarci!
  • Per finire, la Repubblic Ceca. No non siamo entrati nel padiglione, troppo stanchi e stremati. Però ci siamo fermati a bere una birra freschissima seduti sulle sdraio attorno alla piscina. Meraviglia!

Come accennavo in qualche post pubblicato sui miei account social, l’Expo2015 è una manifestazione gigantesca, con tante luci ed una buona dose di ombre. Difficile amarla alla follia, così come è difficile affermare con sicurezza “no, non mi piace“. Un (bel) po’ Disneyland, un po’ vetrina delle eccellenze internazionali, nel mezzo il cibo, l’alimentazione, la nutrizione ovvero il tema conduttore della manifestazione. Impossibile pensare di visitarlo tutto in una sola giornata, ma una giornata è sufficiente per avere un quadro generale della manifestazione. Se avete bambini, fate uno sforzo e portateceli: gita ripagata dalle loro espressioni di sorpresa e di meraviglia, sicuramente più istruttivo ed educativo di tanti parchi gioco. Forse non diventeranno viaggiatori, ma dopo una visita ad Expo 2015 sapranno che ci sono Nazioni che si chiamano Sudan, Angola, Kazakistan, Azerbaijan, Slovacchia. Impareranno che l’alimentazione è importante in qualsiasi parte della Terra, che senza cibo non c’è futuro, che si può mangiare anche con sapori diversi da quelli a cui sono abituati. Se invece siete viaggiatori esperti, abituati a destreggiarvi tra fusi orari ed idiomi lontani, Expo2015 potrà rivelarsi una terribile delusione e vi riuscirà difficile accettare di ritrovare un Paese conosciuto sintetizzato in 4 pareti e pochi pannelli. Nel mezzo, tutta una scala di valutazioni, pro o contro a seconda della diversa e personale sensibilità, cultura, aspettative. In ogni caso, è l’ evento dell’anno, con la E maiuscola. E se volete poter dire anche voi “io c’ero!”, non vi resta che organizzare il vostro viaggio a Milano per visitare Expo.

Claudia Boccini

11 Commenti

  1. Avatar
    UrsaMinor settembre 17, 2015

    Ciao, ho appena letto tramite Twitter il tuo post. Parto per Expo la settimana prossima e carcavo proprio un suggest del genere. Un giorno e mezzo: mi hai fornito proprio tante info. Ma devvero lo scanner all’ingresso!? E sta cosa non l’avevano detta in Tv eh!
    Grazie!

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    Eugenio settembre 09, 2015

    Fino ad ora ho incontrato pochissime persone che sono state all’Expo ed i commenti non sono stati entusiasmanti …
    Avevamo intenzione di farci un passo per avere un’idea di questa esposizione tanto decantata e farci una nostra idea.
    Grazie Claudia, è l’articolo che aspettavamo e che conferma i nostri dubbi, ci hai convinto: andremo si, ma a farci un bel viaggetto in qualche Paese e provare emozioni dal vivo ….. (La mia lei è un po’ che spinge per il Giap….)

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      Claudia Boccini settembre 09, 2015

      Una decisione che condivido, soprattutto per la meta di viaggio: il Giap è il Giap! A proposito, hai letto i miei post sui due viaggi in terra nipponica? :)

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    simona giugno 16, 2015

    Ciao articolo molto interessante e ben scritto… mi sa che l’Expo come immaginavo non fa per noi, mi sa che resteremmo delusi e preferisco ricordare i paesi per come li ho visitati!

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      Claudia Boccini giugno 16, 2015

      Per chi viaggia e’ infatti difficile ritrovare emozioni, suoni, voci conosciute dentro un padiglione. Limitante…

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    gamberettarossa giugno 16, 2015

    io ho iniziato dalla colombia e tranne 3-4 padiglioni ho visto tutt’altro. appena il mio post è pronto ti avviso e… sarò molto più caustica di te!!

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    carla giugno 15, 2015

    Claudia sei una garanzia! Mi hai fatto venire voglia do viaggiare più che di andare all’expo… bene no? Giappone in primis!

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