Vienna contemporanea: le nuove architetture del Gazometer

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Ciao Sissi, ciao Franz Joseph, come vi ho già anticipato, durante il nostro soggiorno a Vienna non abbiamo in programma nessun sontuoso palazzo asburgico ed anche oggi vi tradiamo per… andare a Simmering, il distretto n. 11 di Vienna, quello che una volta era un sobborgo della città, per  visitare il Gazometer, un esaltante esempio di recupero industriale a cui hanno lavorato dagli anni ’90 ben 4 studi di architettura dai nomi prestigiosi.

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Tutto nasce dalla presenza ingombrante di 4 edifici circolari, inaugurati nel 1899, destinati ad essere utilizzati come serbatoi di stoccaggio del gas – ciascuno è alto all’incirca 70 metri per un diametro di 60 ed a pieno regime poteva contenere fino a 90.000 metri cubi di gas – che prima dell’operazione di recupero erano sede di rave party e rifugio per varia umanità. Non più utili a seguito dell’introduzione del metano, i quattro cilindri di mattoni rossi sono stati fortunatamente preservati in quanto riconosciuti come patrimonio storico. Solo nel 1995 è stata lanciata l’idea di trasformarli in edifici multifunzionali, in cui abitazioni, centri di aggregazione, centri commerciali convivessero, dando una sferzata al panorama viennese.

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I quattro edifici, una volta svuotati dalle strutture industriali (è stato in pratica lasciato il solo guscio di mattoni rossi, in un singolare stile industriale neogotico) sono stati affidati alle cure di architetti del calibro di Jean Nouvel (edificio A, quello che si incontra per primo partendo dalla metropolitana), Coop Himmelblau (edificio B), Manfred Wehdorn (edicificio C) e Wilhelm Holzbauer (edificio D), che hanno privilegiato le parti alte degli edifici per le zone residenziali (in totale, nei quattro Gazometer ci sono all’incirca 800 appartamenti suddivisi nei diversi spazi, una parte è riservata agli studenti mentre in basso è stato dato risalto agli spazi sociali ed amministrativi: un microcosmo vivo in cui oltre ad abitare è possibile condividere esperienze e trovare cinema, uffici, shopping-mall, scuole, palestre e centri di arti performative, ristoranti,  sale da concerto.

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I singoli Gazometer sono interconnesi tra loro attraverso passerelle e ponti trasparenti e il continuo alternarsi di chiaro e scuro, luce ed ombra, mattone e vetro è una delle caratteristiche che più si apprezzano nelle strutture. In ogni caso, vivere nei Gazometer è qualche cosa di più che abitare uno spazio: è diventare parte di un concept in cui l’urbanistica si nutre di apporti innovativi continui.

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Se Jean Nouvel ha lavorato sulla struttura del Gazmeter A rafforzandone il concetto di luogo condiviso, di piazza, dando spazio al centro commerciale (i piani sono interconnessi da scale mobili ed ascensori),  il Gazometer B di Coop Himmelb(l)au è il fulcro attorno cui si sviluppano nuovi edifici e strutture: un cilindro interno, quindi un edificio modernissimo dalle sfacciate vetrate verdi – che contrastano con il rosso dei mattoni dei Gazometer –  in cui la torsione della struttura assume la funzione di protezione del Gazometer stesso, ed infine una sala multifunzione alla base della struttura che – in senso figurato – diviene anche base della comunità estesa che vive nel Gazometer.

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Il Gazometer C, recuperato dall’opera di Manfred Wehdorn, è caratterizzato dalla semplicità e dalla presenza di edifici a basso impatto ambientale rastremati verso l’alto, in modo da consentire alla luce naturale di penestrare nella struttura; le terrazze degli appartamenti affacciano all’interno del cilindro, trasformato in un giardino pensile. Per il Gazometer D, invece, Wilhelm Holzbauer ha rinunciato alla corte centrale ed al grande lucernario tipico delle altre strutture per privilegiare le abitazioni che sono inserite in un contesto ambientale ricco di verde (la parte sottostante è utilizzata per archivi e depositi).

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Come estensione dei quattro Gazometer, è stato poi costruito un “centro di intrattenimento”, che ospita ulteriori ristoranti, il cinema, sale da gioco, e che rappresenta la migliore postazione per avere la visione d’insieme delle strutture. Per visitare i Gazometer di Vienna è sufficiente salire sulla metropolitana U3 e scendere all’omonima fermata (da Stephansplatz sono sette fermate e con i tempi veloci della metro non più di 10 minuti). Usciti dalla metro vi trovate proprio davanti il Gazometer A: entrando vi troverete la “piazza” con i locali di ristorazione veloce mentre salendo di livello, con scale mobili ed ascensori, di entra nel cuore commerciale della struttura. Seguite le indicazioni per le passerelle e, Gazometer dopo Gazometer, divertitevi ad osservarne le variazioni architettoniche dettate dai diversi stili degli architetti che vi hanno lavorato.

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Di domenica i Gazometer sono aperti, sebbene molti negozi siano chiusi (ma se volete dedicarvi ad osservarne le linee, è il momento migliore!). Una volta arrivati al Gazometer C, trovate la passerella sospesa che porta all’edificio dedicato all’intrattenimento: la terrazza della birreria-ristorante Bierometer è il punto migliore per bere una birra e fare belle foto alle strutture. Tra l’altro, le birre di Bierometer sono davvero buone – il locale ha una bella scelta – ed il costo minore che non in centro città (noi abbiamo speso per due birre grandi ed un mega tagliere di patate arrosto con salse, 11 euro).

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Se poi vi interessa saperne di più sulle strutture architettoniche, è possibile prenotare  – fatelo in anticipo – visite guidate di circa un’ora (tedesco, inglese, francese, spagnolo, ungherese, non previste in italiano; costo per 3-4 partecipanti, 15€ a persona, previste agevolazioni).

Claudia Boccini

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