Il Museo Vasa a Stoccolma: da un errore, nasce un successo!

Fantastici, ‘sti svedesi! Che la città di Stoccolma mi sia piaciuta tanto, tanto ed ancora tanto, già ve l’ho detto, ma ciò che ancora non ho sottolineato è la grande capacità di realizzare successi che il popolo scandinavo coltiva con ottimi risultati. No, non parlo solo di Ikea, di H&M, dei romanzi noir di Stieg Larsson o di Camilla Läckrberg  che hanno venduto centinaia di migliaia di copie. No, parlo proprio della capacità di saper trovare la giusta leva di comunicazione per rendere attraente anche quello che, in altre Nazioni, sarebbe un evento di cui non andare orgogliosi o comunque da non sbandierare ai quattro venti più di tanto.

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Quando ho proposto a Francesco di visitare il Museo Vasa, la prima reazione è stata: “Ma come, mi porti a vedere il museo di un #epicfail (= fallimento di dimensioni epiche) di tanti secoli fa”? Per chi non conosce la storia del vascello Vasa, va infatti detto che attorno ad un imponente vascello  della regia marina svedese di oltre 1200 tonnellate,  costruito agli inizi del XVII° secolo per diventare uno dei più possenti mezzi di offesa dell’epoca e colato a picco nell’arcipelago di Stoccolma solo poche ore dopo il suo varo a causa di difetti strutturali e calcoli di costruzione errati, è stato costruito il Museo Vasa, in assoluto il più visitato della Scandinavia, con file che si allungano lungo il sentiero di accesso.

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Immaginate la scena: è il 10 agosto del 1628, è ancora estate sebbene comincino a spirare i venti freddi che accompagnano l’autunno nordico ma il cielo è ancora luminoso. Il porto di Stoccolma è invaso da curiosi in festa in attesa di veder salpare e prendere il largo la flotta da guerra di Sua Maestà Gustav II Adolf, Serenissimo Re di Svezia. Imbarcazioni da guerra di ogni dimensione sfilano tra le isole dell’arcipelago, le vele spiegate e le bocche da fuoco aperte per mostrare la potenza dei vascelli. Il Vasa è il più imponente di quel gruppo, grande, addirittura spaventoso nella sua struttura massiccia: chi si troverà ad affrontare una simile macchina da guerra, non potrà far altro che arrendersi o combattere fino allo stremo sapendo di non avere comunque scampo.

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Eppure c’è qualcosa che non va: il progetto del Vasa è stato cambiato in corso d’opera, il Re vuole ancor più cannoni sull’imbarcazione (alla fine saranno 64), il peso aumenta ma oramai la struttura della nave è stata costruita. Basta un attimo, una raffica improvvisa di vento forte e il Vasa, nave dal baricentro troppo alto, prima ondeggia e poi si piega malamente su un fianco ed imbarca rapidamente acqua dai portelli aperti dei cannoni,  troppo rapidamente per poter fare qualcosa! Il Vasa affonda adagiandosi nelle anse dell’arcipelago di Stoccolma, portando con sé un carico di vite umane.

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Il Museo Vasa (o del Vasa, visto che questo è il nome della grandiosa imbarcazione affondata, recuperata nel 1961 grazie alle ricerche di Anders Franzén, un appassionato di relitti) è stato appositamente costruito attorno alla grande imbarcazione, che svetta nella sua imponenza all’interno di un edificio alto 5 piani in perenne penombra per non alterare i delicati equilibri dei materiali che compongono il vascello – ed ecco anche perché le foto sono abbastanza sgranate: senza cavalletto ne’ possibilità di usare il flash, è stato davvero difficile riuscire a tirar fuori qualche foto non dico valida ma almeno decente. Dentro il Museo Vasa il tempo sembra essersi fermato: il sapiente lavoro di restauro ha riportato in vita il vascello, ha enfatizzato il fasciame originale (ben il 95% del vascello è originale e questo grazie alla scarsa salinità delle acque dell’Arcipelago di Stoccolma che impedisce il proliferare del Teredo navalis, un mollusco marino detto anche verme di mare che  mangia il legno delle barche scavando lunghe gallerie), i tre alberi che svettano alti – ed il Museo ha una buffa protuberanza in alto proprio per contenerli – e le decine e decine di sculture, alcune grottesche, altre spaventose. Un vascello fantasma tornato dalle nebbie del tempo, che attrae visitatori da tutto il mondo.

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Il Vasa è forse più bello oggi di come lo era trecento e passa anni fa: il relitto della nave, dopo il riposo centenario nelle fredde acque del Baltico, ha solcato i mari del tempo ed è approdato al grande Museo Vasa nell’isola di Djurgärden grazie al lavoro meticoloso dei restauratori . A proposito: la nave era stata battezzata Vasa in onore della stirpe regnante e della sua forza nei confronti dei nemici. Immagino quanti scongiuri vennero fatti nel momento in cui la nave affondò!

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E se all’inizio Francesco era scettico e poco propenso a visitare quello che per lui era il “Museo ad un errore”, pian piano che scopriva i dettagli della grande nave si dimenticava del come e del perché il vascello Vasa è giunto fino a noi e si appassionava per scoprire i mille dettagli dell’imbarcazione e della vita a bordo, entrava nelle ricostruzioni degli interni, fotografava le sei antiche vele recuperate insieme alla nave, visitava le nove esposizioni tematiche e si lasciava catturare dalle 700 sculture che decorano il vascello – raffigurano eroi antichi, animali selvatici, divinità – che oggi appaiono color legno ma al momento dell’affondamento  erano dipinte in colori sgargianti su base rossa e oro.

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Informazioni utili:

Il Museo Vasa è sull’isola di Djurgärden, cui si arriva con il tram n. 7 (fermata VasaMuseet-NordiskaMuseet, la prima appena passato il ponte) oppure prendendo da Slussen il “traghettino” bianco per Djurgärden. E’ normalmente aperto dalle 10.00 alle 17.00 mentre il mercoledì prolunga l’apertura fino alle 20.00. In estate, dal 1° giugno al 31 agosto, l’orario è dalle 8.39 alle 18.00.

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Calcolate almeno mezz’ora di fila – nel Museo entra un gruppo di persone alla volta per non alterare l’equilibrio ambientale che preserva la nave – ed il costo è di 130 SEK (fino a 18 anni i ragazzi non pagano, comunque previste alcune riduzioni). In estate sono previste visite guidate gratuite, oltre che in inglese e svedese, anche in italiano (alle 12.00 ed alle 15.00, cercate di entrare qualche minuto prima perché partono puntualissime – noi l’abbiamo persa per 5 minuti).

Claudia Boccini

3 Commenti

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    Claudia Landoni dicembre 13, 2016

    ho riletto volentieri questo vecchio post stimolata da quello di oggi… Che bello ritrovare le emozioni provate sul posto! …ricordo ancora i miei occhi spalancati su una botte sulla quale era disegnata la “tavola reale” con la quale i marinai avrebbero potuto giocare nel tempo libero… io la conoscevo come backgammon e solo dagli anni ottanta del novecento…

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      Claudia Boccini dicembre 13, 2016

      Io invece sono rimasta particolarmente colpita dalla cabina del capitano (faceva tanto “Pirati dei Caraibi”!). In ogni caso in generale ho apprezzato tantissimo l’idea di costruire un museo attorno ad una nave, trasformandola in protagonista assoluta: vera genialità scandinava!

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