Itinerari di viaggio in Toscana: le Colline Metallifere

Vi propongo uno dei nostri itinerari classici, il giro delle Colline Metallifere alla scoperta di città industriali, nuclei medievali, centri minerari, terme fantastiche e ottimi vini, sperimentato in tanti anni di vacanze trascorse a Follonica. Un itinerario che non ci stanchiamo mai di ripercorrere anno dopo anno: d’altronde, le città toccate in poco più di 100 km., meritano una sosta dedicata e ben più lunga di quella che altrimenti potrebbe essere solo una semplice tappa!

Colline metallifere

Noi facciamo base a Follonica, città moderna di mare e di spiagge adatte alle famiglie che si trova sul mar Tirreno nel golfo omonimo, proprio dirimpetto all’Isola d’Elba che, in condizioni di limpidità dell’aria, è ben visibile e da quasi l’impressione di poter essere raggiunta con poche bracciate di nuoto. Sorta attorno a quello che era un nucleo industriale dedicato alla produzione del ferro e della ghisa voluto da Leopoldo II° di Lorena, baricentrico rispetto alle miniere di ferro dell’Elba – sul piazzale che si protende sul mare sono ancora visibili le rotaie dove correvano i vagoni carichi di minerale –  ed ai boschi delle Colline Metallifere da cui si ricavava il carbone necessario a far funzionare i forni e le fonderie. Leopoldo II° di Lorena, Granduca di Toscana (chiamato dai maremmani “Canapone” per i suoi capelli biondi) fu un sovrano illuminato e che ebbe a cuore lo sviluppo sociale ed economico della regione. E’ grazie a lui se le paludi maremmane furono bonificate e trasformate in fertili territori agricoli ed è sempre grazie alla sua lungimiranze se a Follonica fu creata la cosidetta “città fabbrica” di cui ancora sono ben evidenti le strutture e gli edifici (molto bello è, ad esempio, il Cancello Magonale, un portale di ghisa in stile neoclassico opera di Alessandro Manetti e Carlo Reishammer, che immette nel comprensorio dell’ex fabbrica, abbellito con simboli di prosperità – delfini, cornucopie piene di frutti –  da una svettante fiamma che lo incorona e dallo stemma granducale, poi sostituito con quello sabaudo. Altrettanto interessante è la Chiesa di San Leopoldo, dei medesimi autori e nello stesso stile, che presente pronao e altare ugualmente in ghisa.

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Follonica – il portale di ghisa che immette nell’ex città fabbrica dell’Ilva

Da Follonica si percorre la Via delle Collacchie fino ad arrivare al Puntone di Scarlino (se volete, date anche un’occhiata alla nuova Marina, con un porto turistico moderno e funzionale) da cui si prosegue sulla sinistra sulla Strada provinciale del Puntone e quindi ci si inerpica, seguendo la strada che scala la collina, fino a Scarlino. L’attuale borgo medievale è nato su preesistenti insediamenti preistorici (sono stati rinvenuti oggetti risalenti all’età del bronzo) e domina dall’alto gran parte del Golfo di Follonica, punto di difesa e di osservazione senza eguali nella zona. Su tutto, domina la Rocca degli Aldobrandeschi – detta anche Rocca Pisana, collocata sulla sommità dell’agglomerato urbano.

Dopo aver visitato Scarlino (in estate vi si svolgono numerose manifestazioni artistiche e folkloristiche, tra tutte la più conosciuta è forse Le Carriere del 19, momento di rievocazione storica che si tiene il 19 di agosto e coinvolge tutto il paese), si torna indietro fino a riprendere la Strada provinciale del Puntone per proseguire fino a Bagno di Gavorrano e quindi salire fino al paese di Gavorrano, centro minerario dove l’estrazione della pirite ha dato lavoro e benessere a molte famiglie fino agli anni ’80 (per chi era giovane negli anni ’70-80, è nelle sue miniere che fu girato lo sceneggiato televisivo “La Cittadella”, con Alberto Lupo nel ruolo dell’attore principale). Gavorrano è altrettanto famoso per essere stato il teatro delle vicende della senese Pia de’ Tolomei, cantata da Dante nel Canto V del Purgatorio e più recentemente da una sua concittadina, Gianna Nannini!

Da Gavorrano si può fare un’escursione al fresco in mezzo ai castagni del Parco della Finoria oppure dedicarsi all’esplorazione delle miniere, a cui si accede dal Parco minerario naturalistico oppure di sera assistere ad una rappresentazione teatrale al Teatro delle Rocce.

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Suvereto

Da Gavorrano si torna nuovamente a prendere la provinciale e da qui si prosegue per pochi chilometri lungo la strada di grande comunicazione E80 in direzione di Livorno fino allo svincolo di Follonica Est e si prosegue in direzione di Massa Marittima lasciando pian piano la vegetazione tipica della costa per attraversare campi coltivati circondati da boschi di macchia mediterranea. Massa Marittima, un gioiello che merita una mezza giornata di sosta (e quindi nell’itinerario che vi propongo potrete solo avere un piccolo assaggio) può essere considerata come la capitale delle Colline Metallifere ed ha una storia antica, che affonda nella notte dei tempi: ancor prima degli etruschi e dei romani, il territorio di Massa Marittima era abitato.

Punto di snodo strategico tra la costa e l’entroterra, fu per secoli sotto la dominazione senese (è stata la città natale di San Bernardino da Siena) e nel suo assetto urbanistico rilevano  – solo per citare i più noti, ma a Massa Marittima c’è davvero tantissimo da vedere – la notevole Cattedrale romanica di San Cerbone (spesso scenario di spot pubblicitari per la sua particolare collocazione “di sghembo” rispetto ai palazzi civici che si affacciano sulla medesima piazza, il Palazzo Comunale ed il Palazzo del Podestà ed il curioso affresco dell’Albero della Fecondità, riscoperto solo da poco sotto le volte del Palazzo dell’abbondanza, dove l’albero affrescato produce frutti molto, ma molto particolari (avete presente xxxxx alati? Loro! :) ).

A Massa Marittima in estate si svolgono eventi e rievocazioni: molto apprezzate ai primi di agosto la serie di rappresentazioni liriche che si svolgono sulla piazza principale, con la Cattedrale di san Cerbone a far da quinta scenica. ed il Balestro del Girifalco, una tenzone a colpi di balestra che fa tornare per qualche giorno Massa Marittima nel medioevo, con figuranti e cortei.

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La Val di Cornia

Il nostro itinerario prosegue inoltrandosi tra i boschi di Montioni lungo strade minori, spesso sterrate: andiamo verso il microscopico nucleo abitato di Montebamboli, già sede di miniere di lignite, passando in Località Cicavino e quindi proseguendo verso Località Calzalunga fino all’incrocio con la SR 398 in direzione di Suvereto.

Suvereto è conosciuto per più motivi: intanto è al centro del territorio della Val di Cornia, che è – come si sarebbe detto in un libro di geografia di qualche decennio fa – fertile ed ubertoso. Ma soprattutto ci sono decine e decine di piccole vigne che producono Suvereto DOC e numerose etichette IGT, che pian piano sta trovando il giusto spazio nel panorama enologico italiano di alta qualità. Paese di struttura medievale, come molti dotato di una Rocca a baluardo dei nemici e di un centro storico che si dispone lungo due assi che collegano, rispettivamente, le due porte principali, (una in direzione sud ed una in direzione nord)  e il Convento di San Francesco con il Palazzo del Municipio e la Rocca. In estate a Suvereto si tengono diverse feste e rievocazioni storiche – le foto che vedete nel post si riferiscono quasi tutte alla festa medievale Suberetum, a cui abbiamo partecipato a luglio 2015) mentre il clou delle attrazioni locali è senz’altro il Palio di Suvereto (siamo in Toscana, no? Il Palio, a partire da quello di Siena, è una costante regionale), che si svolge lungo le vie del centro storico e che vede contrapposte le rappresentanze delle locali contrade impegnate a spingere pesantissime botti di legno lungo le vie del centro storico (che è in salita!). Ogni anno si tengono due Palii: a maggio il Palio di Santa Croce ed il Palio dell’Imperatore il 14 agosto – dedicato ad Arrigo VII di Lussemburgo,  imperatore del Sacro Romano Impero morto  Buonconvento (si!, proprio il mio paesino del cuore!) e il cui corpo, nel  lungo itinerario verso la sepoltura che sarebbe avvenuta nel Duomo di Pisa, sostò proprio a Suvereto.

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Suvereto festa medievale Suberetum

Lasciata Suvereto, proseguiamo lungo la SR 398 in direzione della via Aurelia fino alla frazione di  Cafaggio da cui si imbocca, sulla destra, la strada che porta a Campiglia Marittima. Campiglia è un altro paese medievale arroccato della Val di Cornia, la Rocca a dominare dall’alto e piccole strade ripide che mettono a dura prova i polpacci. Sotto il dominio pisano fino al XIV° secolo, divenne poi l’avamposto di Firenze sul mare (immagino il clima guerresco che si doveva provare in queste zone all’epoca: da una parte Firenza, poco più avanti Pisa e a fianco Siena…). Ma ciò che più è interessante a Campiglia si trova a pochi chilometri di distanza dall’abitato urbano: il Parco archeo-minerario di San Silvestro con l’antico villaggi, i percorsi minerari della Miniera del Temperino, la Valle dei Lanzi con gli insediamenti industriali ottocenteschi ed i vecchi edifici riadattati in strutture turistiche. Qui si può fare trekking, dedicarsi a visite culturali, apprendere la storia dell’industria mineraria ed anche rilassarsi nel verde dopo una giornata di mare: adattissimo per famiglie con bambini, ma non solo! Trovate altre informazioni su San Silvestro sul sito ufficiale dei Parchi della Val di Cornia.

Dopo Campiglia Marittima si scende in direzione della strada statale Aurelia seguendo la via di Citerna fino a fino alla frazione di Rimigliano e da qui si torna indietro verso sud lungo l’Aurelia stessa. Si incontra per prima la frazione di Caldana, dove per un relax termale di alto livello con sorgenti naturali calde ci aspettano le accoglienti terme di Venturina o il superbo Calidario (il suo percorso SPA, da noi provato e super apprezzato, è ambientato all’interno di un edificio storico e gli idromassaggi, le saune, le sale relax valgono davvero il costo dell’ingresso!), mentre . mentre proseguendo si attraversa il moderno centro abitato di Venturina ( che è frazione di Campiglia Marittima sebbene abbia più abitanti e ne sia il centro commerciale ed industriale) per poi rientrare a Follonica.

Da Venturina, tempo, stanchezza e voglia permettendo (ma se spezzate l’itinerario in più giorni è assolutamente consigliato) potete estendere il circuito fino al Golfo di Baratti per visitare le tombe etrusche, fare una bagno in acque turchesi e trasparenti, salire fino al borgo medievale di Populonia per visitare l’insediamento romano ed arrivare fino a Piombino, città industriale (è qui che la siderurgia italiana è diventata storia nel complesso della Magona d’Italia, poi Ilva, quindi Lucchini, ora non si sa bene perché in amministrazione straordinaria) ma anche ponte proteso verso l’Arcipelago toscano e porto da cui partono i traghetti per l’Isola d’Elba. E se andate a Piombino, non perdetevi la sosta al ristorante “Il Garibaldi innamorato”: il pesce è fresco, schietto e ben cucinato!

Claudia Boccini

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