In moto da Roma a Tagliacozzo

Inizio con questo post la nuova rubrica dedicata a chi, come noi, ama scoprire il Centro Italia sulle due ruote. In totale, saranno 10 i nuovi itinerari in moto e in scooter da Roma facili e interessanti, da percorrere in direzione Abruzzo, Toscana, Umbria  ed, ovviamente, nel Lazio (per le Marche, ci stiamo attrezzando ma oggettivamente sono un po’ lontane da raggiungere da Roma in moto con un solo fine settimana a disposizione), che si andranno ad aggiungere a quelli già presentati nel post Itinerari in moto da Roma: 10 suggerimenti.

Se poi non avete moto e/o scooter, poco male: sono tutti itinerari facili, che non prevedono strade sterrate o particolarmente impegnative, per cui potete seguirli anche con la macchina. E se vi organizzate con un B&B o un hotel per dormire una notte fuori, ciascuno di loro può facilmente essere trasformato in un “mini viaggio” da fare nei fine settimana!

10 itinerari in moto

Anche in autunno ed in inverno, infatti, girare in moto può regalare piccoli attimi di felicità e scoperte inaspettate, l’importante è essere ben attrezzati contro il freddo (e quindi mettete una maglia termica sotto la giacca da moto, un foulard di seta al collo e non dimenticate di indossare pantaloni tecnici o anti-vento,  guanti e calze belle pesanti) ed aver verificato preventivamente le previsioni meteo: se promettono piogge intense e temporali, forse è meglio rimandare!

Osservare il colore dei boschi che vira verso il rosso, l’arancio ed il giallo, annusare gli aromi dei muschi, della terra bagnata e del mosto che fermenta nelle cantine, far scorrere la strada lentamente osservando come la campagna muti il suo aspetto è uno dei doni che le stagioni fredde regalano, ma altrettanto piacevole è, dopo chilometri e chilometri di strada, fermarsi in un borgo antico dove l’aria profuma di camini accesi e di castagne arrostite per scaldarsi con una zuppa bollente e un buon bicchiere di vino oppure  partecipare ad una delle tante sagre del Centro Italia.

Itinerario n. 1:

in moto da Roma a Tagliacozzo  lungo la Via Tiburtina (con qualche deviazione)

percorso andata/ritorno: circa 200 km., molti di più con le deviazioni.

Lasciamo Roma percorrendo la via Tiburtina: per parecchi chilometri ci accompagna il traffico cittadino, lungo la via scorrono i capannoni industriali e le fabbriche della Tiburtina Valley.  Settecamini, Case Rosse, Setteville, l’Albuccione: è una periferia caotica fatta di palazzoni, villette graziose e campi nomadi, un insieme urbano in inquieto divenire, non più città ma nemmeno campagna.

Cattura

Che si è in arrivo a  Tivoli Terme lo si capisce dall’odore pungente: le Terme di Roma (dette anche Albule per il colore opaco dell’acqua, dovuto alla forte concentrazione di sali, con predominanza di zolfo) sono un complesso famoso tra chi abita a Roma, dotate di centri di cura specializzati nelle malattie dermatologiche e respiratorie e soprattutto con grandi piscine che vengono prese d’assalto in estate (l’acqua è fresca, e se si riesce a sopportare il “profumo” di zolfo, fa benissimo alla pelle).

Si prosegue sulla via Tiburtina fino a Tivoli-Villa Adriana, introdotta sulla destra dai resti di Ponte Lucano e dal torrione della Tomba dei Plauzi. Un inciso: se non conoscete Villa Adriana, vi consiglio caldamente di tornarci con calma per visitare la magnifica Villa dell’Imperatore Adriano, i suoi canòpi e Ninfei – calcolate che per vederla velocemente ci vuole almeno una mezza giornata – e sappiate che l’optimum è visitarla con una guida, perché è talmente grande che da soli non si riesce ad apprezzare che una piccola parte della sua maestosità.

Ora mi raccomando: preparate la cinepresa o la macchina fotografica (meglio ancora una GoPro) perché si cominciano a scalare i tornanti che portano fino alla città di Tivoli. Pian piano che si sale in quota, all’orizzonte appare l’immensità della città di Roma, visione spesso sciupata dalla presenza di caligine da smog. Se l’aria è nitida, come succede dopo una giornata di tramontana, si distinguono nettamente i monumenti più importanti, la Cupola di San Pietro, Monte Mario, la “Vela” dello stadio del nuoto.

Arrivati a Tivoli, potete fare una sosta ed un breve giro in città (se volete parcheggiare con tranquillità, accanto all’Anfiteatro di Bleso c’è un parcheggio a pagamento) oppure farvi catturare dalle meraviglie di Villa d’Este e dal Parco di Villa Gregoriana: la prima è il capolavoro di arte barocca voluta dal Cardinale Ippolito d’Este, famosa per i giardini e le fontane mentre la seconda – parte del patrimonio del FAI –  è il risultato del lavoro della natura  e dell’uomo, un insieme omogeneo di natura, arte e archeologia in cui è piacevole passeggiare, meta fin dai secoli scorsi dei Grand Tour ottocenteschi (il tempietto rotondo che svetta sull’Acropoli è il soggetto di tanti acquarelli ed incisioni). Da vedere a Tivoli anche la Rocca Pia, voluta dal Papa umanista Pio II Piccolomini, che così si assicurò la fedeltà della città in epoca di guerre tra guelfi e ghibellini.

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Pronti e ristorati per riprendere il percorso? Tutti in sella, allora!

Proseguite lungo la via Tiburtina Valeria, in direzione di Avezzano, costeggiando la stazione ferroviaria e passando sul ponte della diga sull’Aniene, fiume che vi accompagnerà ancora per qualche chilometro, mentre pian piano i boschi e le campagne riprendono il sopravvento. Fateci caso: è cambiata la temperatura – più fresca –  ed anche il “sapore” dell’aria, che ora sa di fieno e di muschi. E’ da qui che – secondo me – inizia la parte più bella dell’itinerario in moto/scooter, si prova la sensazione di essere un tutt’uno con la natura, verrebbe quasi la voglia – se non ci fosse il timore di multe e perché è davvero pericoloso – di togliersi il casco e sentire il vento accarezzare il volto.

Proseguendo lungo la statale n. 5 (la Via Tiburtina, appunto) si arriva al paese di Vicovaro, alle pendici dei Monti Lucretili. Anche qui potete fare  una breve sosta per visitare il centro storico o nei dintorni visitare il Convento di San Cosimato, parte del Cammino di San Benedetto. Una curiosità gastronomica: a Roma è molto apprezzato il pane casareccio di Vicovaro, cotto nel forno a legna, che potrebbe anche essere un ottimo souvenir della vostra escursione!

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La #Bussolaontheroad tra Lazio e Abruzzo!

Riprendete la Tiburtina, passando sul cavalcavia che supera l’autostrada e proseguendo in direzione di Roviano (ci passerete sotto, ma il mio consiglio è di fare una deviazione e raggiungerlo: non solo perché è il paese dei cuzzi, un tipo di pasta a base di farina di grano e granturco che viene condita con un sugo semplice a base di pomodoro, aglio, olio e peperoncino, ma perché man mano che si sale il panorama diventa affascinante e la vista può spaziare a perdita d’occhio.

Proseguite ancora per qualche chilometro, godendo del piacere di sfrecciare in mezzo alle montagne ed ai boschi: la strada è piuttosto stretta, davvero “a misura di moto” e sarà con piacere che arriverete ad Arsoli, l’ultimo comune del Lazio. Caratteristica di tutti i paesi fin qui incontrati, è di avere un castello o almeno una cinta muraria di epoca medievale: anche Arsoli non è da meno (a proposito, il nome del paese è con l’accento sulla A), con il Castello Massimo, dal nome della nobile famiglia romana che fu la proprietaria del borgo nel XVI° secolo.

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Arsoli

La strada prosegue verso Carsoli, ma qui abbiamo già varcato i confini regionali e siamo in Abruzzo (ehm, in questo caso l’accento del nome cade sulla O: difficile la corretta pronuncia dei nomi dei paesi, da queste parti!) ed il castello che domina la parte antica del borgo è Castello Orsini. La storia di Carsoli risale all’epoca pre-romana, fu quindi avamposto dei romani, dominio dei Longobardi e poi dei Franchi e la chiesa di Santa Maria in Cellis, edificata dai monaci camaldolesi di San Romualdo nell’anno 1000,  ne è testimonianza.

Il tragitto fino a Tagliacozzo, a questo punto, prevede due opzioni: una che prosegue sulla Tiburtina Valeria, piacevole e tranquilla ed una più grintosa che scala il colle di Montebove. A voi la scelta, in base alla stanchezza ed al meteo.

variante 1: continuate sulla Tiburtina Valeria seguendo in piano le montagne e passando dinanzi al paese arroccato di Pietrasecca. Qqui la strada fa una serie di curve divertenti e, ancora una volta, cambia il paesaggio: ora siamo davvero in montagna, con abeti, boschi di castagni e pascoli rocciosi che scorrono ai lati della strada. Si supera il bivio per il paesello di Sante Marie e dopo pochi chilometri si arriva alla periferia di Tagliacozzo.

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Pietrasecca

variante 2: si passa nel centro di Carsoli in direzione di Porta Napoli, da cui si prende Via dei Marsi. Si percorre la strada, che poco dopo cambia toponimo e diventa Via Arco Scuro e sale sul monte, fino ad arrivare alla frazione Colli di Montebove, da cui si rende la via Valeria variante Tiburtina. Poco prima di Roccacerro c’è Il Boscaiolo, ristorante “ruspante” dove potete fermarvi per pranzo – noi ci siamo stati: tanto e buon mangiare, poco pagare, ed hanno un cortile dove potete parcheggiare le moto o gli scooter. Non hanno sito internet ma sono recensiti su Tripadvisor – mentre non vi consiglio di deviare su Marzia, che negli anni 60-80 fu una stazione sciistica abbastanza rinomata a Roma e nel Lazio ma che da qualche anno è tristemente lasciata abbandonata e nel più profondo degrado. Proseguendo per qualche chilometro sulla Valeria variante Tiburtina si arriva finalmente alla periferia di Tagliacozzo.

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Tagliacozzo. Foto grande Piazza dell’Obelisco. In senso orario: ingresso convento clausura, Porta Chiesa di S. Francesco, dettagli di pietra. affreschi nel chiostro di S. Francesco, la porta che immette in Piazza dell’Obelisco

La città di Tagliacozzo, una delle più grandi della Marsica, è parte dei Borghi più belli d’Italia, ed a ragione: accanto ad una struttura urbanistica di casupole di pietra che si arrampicano sulla costa della montagna (la zona è definita in dialetto con l’appellativo di “‘Nzu’ la terra”) nel centro sorgono bei palazzi nobiliari e mercantili, conventi con chiese importanti e la scenografica piazza dell’Obelisco, circondata da palazzetti eleganti con finestre ad arco, bifore, loggiati, balconcini aggettanti e al cui centro svetta la fontana dell’Obelisco, collocata sul posto tra il 1823 ed il 1825 al posto di un “pilozzo” in cui i malfattori venivano messi alla gogna.

Piazza dell’Obelisco è un salotto elegante, a cui si accede da un archetto preceduto da fontane medievali, che ricordano quelle delle 100 cannelle dell’Aquila. Ancora da vedere a Tagliacozzo il Teatro cittadino dedicato a Talia, la musa che sovrintende all’arte scenica; il Convento di San Francesco con il bel chiostro ed i notevoli affreschi;  la chiesa dei SS. Cosma e Damiano accanto cui sorge il monastero di clausura delle monache benedettine (non perdetevi i loro dolci e le marmellate speciali, che vendono attraverso le grate e se siete curiosi di conoscere come si svolge la vita nel convento, seguite il filmato di TV2000 pubblicato su YouTube in cui vengono filmate ed intervistate  le monache di clausura Tagliacozzo .

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Tagliacozzo. In senso orario: Il Convento di San Damiano, un balcone caratteristico, scalinate nel verde, vicoli e archi.

A proposito: una volta a Tagliacozzo, è imperdibile l’aperitivo al bar di  Joe & Roberta in Piazza Duca degli Abruzzi (è quella con il parco e le statue): qualità, assortimento e costi davvero alla portata di tutte le tasche.

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(questo post ha richiesto 8 ore di lavoro tra scrittura, elaborazione fotografica, editing, ricerca e verifica dati)

Claudia Boccini

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