Ti piace Bangkok?

Claudia, ti piace Bangkok?

Non riesco ancora a decidere se Bangkok (e la Thailandia, sebbene non siano la stessa cosa) mi piacciono o meno. Per ora, ci stiamo scrutando con circospezione. Pure annusando, in verità, come due cani che si incrociano per strada e che non sanno se si rincontreranno mai. Mi lasciano perplessa i contrasti, tanti e forti, troppi forse per me che sono un’occidentale viziata. Gli odori che sanno di povertà dignitosa, di rassegnazione serena, di fatica umida di sudore. E le tante attese nutrite di letture e di racconti che non trovano riscontro, se non con grande difficoltà.

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La Thailandia ha preso la rincorsa ed è cambiata troppo in fretta, il mito della terra del sorriso sopravvive nei ricordi nostalgici, e’ un sistema solare fatto di mondi differenti che percorrono orbite distanti e mai uguali. Bangkok e’ una città combattente, che si auto rigenera e si espande per decine e decine di chilometri, caotica e accaldata, che non accoglie ne’ respinge. Ventidue milioni di abitanti, uno sterminato rincorrersi di case, grattacieli e strade, una cappa fissa di umidità capace di abbattere ogni migliore proposito.

Di Bangkok non ce ne è una sola, sono una e mille , sovrapposte e funzionali l’una all’altra e pertanto la città va osservata e vissuta sempre su un doppio, triplo livello: uno moderno e (quasi) completamente efficiente, uno aggrappato alla tradizione, uno che attende con pazienza, all’infinito. E poi, il turista la vive su un livello ancor più distante, quello imbandito dalle agenzie e dai concierge degli hotel o dai conducenti di trucktruck che si vantano di sapere esattamente cosa il signor Mario Rossi e la signora Maria Bianchi si aspettano di  trovare, inclusi gli improbabili  souvenir “esotici” solo perché provenienti dalla Cina.

Ma insomma, Claudia, ti piace Bangkok? Ti piace la Thailandia? Di certo, anche se non è scattato il colpo di fulmine immediato (cosa che invece è stato con il Giappone, dove sono stata preda di un violento e improvviso innamoramento a prima vista), c’è affetto, curiosità, attenzione. In fondo, gli amori, quelli veri, hanno bisogno di tempo per affinarsi e crescere fino a diventare solidi. E gli amori lenti sono anche quelli più duraturi, no?

In ogni caso, per apprezzare la Thailandia (quella vera) è necessario prendersi del tempo, metabolizzare e riorganizzare il filo dei ricordi, rimettere in fila, una dietro l’altra, le giornate trascorse tra mare e montagne, tra templi, giungla tropicale e futuristici centri commerciali, in un turbinio di emozioni che difficilmente, altrove, sarà possibile provare.

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

1 Commento

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    Emanuele - Recyourtrip gennaio 21, 2016

    Come ho scritto anche sul mio post in merito a Bangkok, questa cittá o la ami o la odi. Io la amo perché sono proprio questi contrasti che la caratterizzano. Hai detto bene, bisogna analizzarla su tre livelli, peró penso che il livello del turista possa benissimo incontrare il livello della popolazione locale. Devi cercare di vivere Bangkok utilizzando il tuo istinto…condivido peró che se da subito.non ti attrae, difficilmente in futuro ti potrá piacere..

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