Alla scoperta di Garbatella, quartiere di Roma

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Roma è una città che può piacere o meno, di certo a Roma è quasi impossibile annoiarsi: basta spostarsi da una zona all’altra della città e cambiano le prospettive e le atmosfere, gli abitanti e perfino gli aromi che li caratterizzano. Uno dei quartieri più interessanti della città, ben conosciuto da chi a Roma ci abita ma assai meno da chi ci viene per turismo, è la Garbatella, quartiere di Roma il cui nucleo originario di abitazioni sorto agli inizi del ‘900 (per una volta, c’è una data precisa grazie alla targa commemorativa apposta sulla piazza: 18 febbraio 1920, quando il re Vittorio Emanuele III pose a Piazza Benedetto Brin la prima pietra di quello che – nelle intenzioni dei politici dell’epoca – doveva essere un nucleo di abitazioni a servizio dei lavoratori e marinai del costruendo canale fluviale che avrebbe collegato (sempre nelle intenzioni) la città al mare di Ostia. La zona che oggi si chiama Garbatella allora era campagna, vigne e pascoli a perdita d’occhio ed era conosciuta dai contemporanei soprattutto per un edificio sacro (la “Chiesoletta dei Santi Isidoro ed Eurosia”, una chiesa rurale ) e per essere attraversata da  Via delle Sette Chiese, itinerario di fede “creato” da san Filippo Neri che toccava le quattro Basiliche e tre importanti chiese Roma: San Pietro, San Paolo,  San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Sebastiano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo.

Ma torniamo alla Garbatella, le cui vie e piazze sono dedicate a marinai, navigatori ed al mondo navale in genere e che noi abbiamo visitato grazie ad Alessandra dell’Associazione Culturale Miramuseo. Il primo nucleo di abitazioni, che si trova appunto davanti Piazza Benedetto Brin ed era destinato agli operai fatti venire a Roma dalle campagne laziali per lavorare al progetto del canale, ricorda un piccolo borgo rurale con un giardino (un’aia) in cui gli abitanti potevano ritrovarsi  e socializzare oltre ad ampi spazi verdi da adibire ad orti: un mondo idilliaco in cui la città era distante e che si riallacciava alle città- giardino inglesi. ed in cui le metrature tra abitazioni e verde erano in equilibrio.

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La costante dei lotti della Garbatella, come vengono indicati i diversi nuclei abitativi, è di essere particolarmente curati a livello architettonico sebbene, a tutti gli effetti, fossero abitazioni dedicate al popolo. Un esempio illuminato di edilizia che accanto alle abitazioni aggraziate, per lo più villini o edifici di tre-quattro piani in stile barocchetto (stile eclettico che assembla fregi e volute floreali, decori ispirati alla tradizione romana o medievale), ha creato scuole, botteghe, bagni pubblici, lavatoi, giardini, insomma un microcosmo autosufficiente e funzionale.

La Garbatella è stata sede di sperimentazione urbanistica e ben 13 villini, quelli del Lotto 24, parteciparono al concorso bandito in occasione del XII Congresso internazionale delle abitazioni e dei piani regolatori  per la costruzione di “case modello”.

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Con l’avvento del fascismo viene abbandonato  il progetto del canale fluviale, in compenso viene ampliata la Garbatella con la costruzione di nuovi lotti, destinati ad ospitare non solo operai Dalla collina di Piazza Brin il quartiere si estende verso l’Ostiense e la Colombo ed assume caratteri, anche architettonici, più vicini allo stile razionalista come i famosi Alberghi progettati da Innocenzo Sabatini (sono quattro complessi collettivi, più simili ad ospizi e dormitori con servizi comuni che a veri e propri condomini, di cui tre hanno forma di Y ed uno a forma di bottiglia, costruiti su Piazza Michele da Carbonara per ospitare i romani sfrattati dalle case destinate ad essere demolite per realizzare Via della Conciliazione e Via dei Fori Imperiali. Tre degli Alberghi prendono il nome dal colore delle facciate: l’Albergo Giallo, l’Albergo Rosso e l’Albergo bianco, dal colore delle facciate.

Nell’itinerario percorso con Miramuseo, peraltro in una giornata particolare per Garbatella in cui i banchi e lo street food invadevano le sue strade, siamo partiti da Piazza Benedetto Brin e, di lotto in lotto, passando attraverso passaggi interni ma aperti al pubblico (una costante della Garbatella, sebbene all’inizio sembri un po’ caotica,  è la facilità di circolazione da una parte all’altra del quartiere) siamo entrati nel giardino del Lotto 5 e siamo scesi lungo Via Luigi Orlando, costeggiando i diversi villini fino ad arrivare a Piazza Bartolomeo Romano dove, poco distante, c’è il Palladium, una volta cinema-teatro popolare del quartiere ora a servizio dell’Università di Roma Tre, quindi per via Fausto Vettori e Via Giovanni Ansaldo fino ad arrivare a Piazza Nicola Longobardi, dove c’è uno degli edifici più antichi del quartiere ora adibito ad asilo, e in Piazza Damiano Sauli dove ci sono due edifici importanti nell’economia sociale della Garbatella, la scuola Cesare Battisti (diventata famosa anche perché ha ospitato alcuni set della fiction “I Cesaroni) e la parrocchia di San Francesco Saverio. Siamo poi andati a Piazza Ricoldo da Montecroce per vedere la Fontana Carlotta, uno dei simboli di Garbatella, alla base della scalinata degli innamorati (sembra che questo fosse il luogo privilegiato dai fidanzati nel dopoguerra, che si ritagliavano un momento di intimità).

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Ma perché proprio “Garbatella”? Le ipotesi su questo nome sono tante e vanno da quelle più piccanti (sarebbe stato il nome di un’ostessa particolarmente piacente e “garbata” con i clienti che soggiornavano nella sua locanda da cui “garbata ostella – garba(taost)ella) a quelle legate alla cultura contadina, ovvero alla particolare modalità di coltivazione dell’uva nella zona, che utilizzava il metodo “a barbata” (detto anche “a garbata”, ovvero con le viti sostenute da alberi).

Per raggiungere la Garbatella dal centro di Roma avete due possibilità: la più veloce è salire sulla metro B in direzione Eur e scendere alla fermata “Garbatella”, altrimenti prendete un autobus qualsiasi che passa per via Cristoforo Colombo e scendete all’altezza della Circonvallazione Ostiense per iniziare la visita dagli Alberghi. Altra alternativa, è scendere davanti alla sede della Regione Lazio (non vi potete sbagliare, è un palazzo moderno enorme) e da lì entrare nel quartiere seguendo via delle Sette Chiese. In ogni caso, munitevi di mappa o navigatore, perché le vie interne seguono un percorso abbastanza caotico ed è facile perdere l’orientamento. La nostra scelta di scoprirla con Miramuseo non è stata poi così casuale… :)

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Garbatella è sempre stato un quartiere operaio o comunque popolare, baluardo della resistenza antifascista romana ed i suoi abitanti venivano considerati come abitanti di una città nella città, un sé a parte da Roma, Fino ad un paio di decenni fa, dire a qualcuno “ma che vieni dalla Garbatella?” non era esattamente un complimento perché lo identificava con uno status sociale basso e poco scolarizzato, un borgataro, insomma, come si diceva a Roma). Negli ultimi decenni è stato rivalutato e le sue case ed i suoi villini – che case popolari comunque sono – sono abitazioni ambite; alcune case di Garbatella sono state vendute a privati dall’ATER (l’ente che gestisce il patrimonio pubblico di case popolari) e la differenza si nota immediatamente perché sono le case restaurate e meglio conservate.

Alla Garbatella non mancano ristoranti e tavole calde (alcuni davvero molto ruspanti e veraci, frequentati dagli stessi abitanti del quartiere) e locali alla moda dove far tardi bevendo una birra ed ascoltando  musica (per sapere quali sono, quanto costano e cosa mangiare, vi consiglio di utilizzare l’App Zomato, che vi permette di visionare anche i menù aggiornati dei singoli locali).

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Claudia Boccini

2 Commenti

  1. Avatar
    acasadiclara gennaio 21, 2016

    ho avuto la fortuna di abitare vicino alla Garbatella e frequentare il primo anno di superiori proprio lì al mitico Socrate! poi sono andata a Milano e vabbeh!!!!

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      Claudia Boccini gennaio 21, 2016

      Io sto scoprendo questo quartiere un po’ alla volta, e’ unico!

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