C’era una volta la Befana di Piazza Navona e altre storie

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Quando ero bambina, la mattina del 6 gennaio c’era un rito consolidato negli anni da adempiere: fare una passeggiata nel centro di Roma per andare a salutare la Befana di Piazza Navona: un signora bruttarella, con il naso bitorzoluto, vestita di panni laceri e con un cappellaccio di feltro nero calato sul volto, che girava per la Piazza chiedendo ai bambini se fossero stati più o meno buoni durante l’anno appena trascorso. Generalmente impaurita (più che essere una Befana buona che portava regali a me sembrava tanto la brutta copia di una strega cattiva o, se il figurante ingaggiato per rappresentare la Befana era particolarmente paffutello, la caricatura di Maga Magò). Ho parlato volutamente di figurante al maschile perché, solo una volta cresciuta abbastanza da capire “come vanno le cose del mondo”, ho scoperto che la Befana di Piazza Navona o, meglio, chi la interpretava, altri non era che un signore che per sbarcare il lunario si faceva fotografare abbigliato da vecchina in cambio di qualche spicciolo. Comunque, a me, più di Babbo Natale mi è sempre stata simpatica la Befana: sarà stata pure ruspante e scarmigliata, ma era quella che mi portava i regali!

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Il plateatico ellittico di Piazza Navona, in cui il Bernini ed il Borromini si sono sfidati a colpi di opere d’arte, fin dal 1860 è stato per tradizione la casa romana della Befana e,  nel periodo che andava grosso modo dall’8 dicembre e fino all’Epifania, vi si svolgeva il tradizionale mercato della Befana: tutto intorno al perimetro aprivano banchi e chioschetti che vendevano statuine per il Presepe, addobbi di Natale, scopette porta fortuna, dolciumi assolutamente non sani ma golosi e colorati, qualche prodotto di artigianato. Ne parlavo giusto di questi tempi, nel post dedicato ad un itinerario romano tra dolci, carbone, presepi e scacciaguai.

Negli ultimi anni, la gran parte dei banchi tradizionali sono stati sostituiti da rivendite di cineserie, porchettari e kebabbari che nulla hanno a che fare con la tradizione romana. Per cercare di risollevare la qualità del mercato, sono state emesse una serie di delibere mirate al miglioramento dell’offerta, con criteri selettivi per la partecipazione all’assegnazione dei posti sul suolo pubblico, a seguire sono state bloccate alcune licenze, ci sono stati bandi andati deserti e di recente perfino l’Autorità nazionale per l’anticorruzione si è occupata del mercato della Befana di Piazza Navona: insomma, davvero una grande confusione. Morale della storia: da un paio di anni è stato annullato – o comunque, fortemente modificato – il tradizionale mercato della Befana di Piazza Navona.

Già… ciao ciao chioschi con i presepi o con i pupazzi a forma di befanine colorate, belle e brutte e anche un poco scostumate (alcuni pupazzi le rappresentavano a cavallo della scopa senza (ehm..) abbigliamento intimo!), ciao atmosfera da allegra sagra paesana con famiglie riunite, ciao venditori di ciambelle giganti e di zucchero a velo dai colori improbabili. Ciao ai ricordi di una bambina che si spaventava – e non poco – a vedere la Signora Befana, così brutta e simile ad un strega.

E se nel 2015 il mercato della Befana di Piazza Navona non c’è proprio stato, quest’anno per il periodo dal 30 dicembre 2015 al 6 gennaio 2016 il compito di metterci una pezza di assicurare un minimo rispetto della tradizione è stato affidato  a 18 organizzazioni non governative impegnate in attività di volontariato, sociali o sanitarie (Unicef, Amref, Emergency, Greenpeace tanto per fare qualche nome delle più note),  che possono promuovere le loro attività e offrire gadget e prodotti solidali il cui ricavato è destinato ad essere reimpiegato in attività sociali e che in cambio dovranno offrire attività ludiche e di intrattenimento per i bambini e le famiglie. Per cercare di dare una parvenza di festa a quella che altrimenti sarebbe solo una fierucola delle ONLUS, sono poi stati chiamati ad intervenire artisti di strada e sono stati allestiti laboratori per bambini, oltre a spettacoli e concerti open-air del Conservatorio di Santa Cecilia. Certo, non sarà la festa bellissima, caotica e pure un po’ stressante a cui i romani erano abituati, ma, almeno in minima parte, la tradizione è salva.

Ed io sono sicura che di certo ci sarà anche la Signora Befana, pronta a chiedere ai bimbi se durante l’anno sono stati buoni ed hanno dato ascolto a mamma e papà. Una Befana buona, che nella sua gerla non ha nemmeno un pezzettino di carbone ma tanta solidarietà.  Che di questi tempi difficili, non è davvero poco.

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Se Piazza Navona “a scartamento ridotto” proprio non riesce ad entusiasmarvi (vi capisco, oh, come vi capisco!) e volete assistere ad uno spettacolo che mescola folclore e fede, la mattina del 6 gennaio alle 10.20 andate in Via della Conciliazione: anche quest’anno verrà percorsa dal corteo storico-folcloristico “Viva la Befana“, con migliaia di figuranti in costume provenienti dai comuni laziali di Maenza, Roccagorga, Sermoneta e Sonnino. Il corteo partirà da Castel Sant’Angelo e scorterà – con bande musicali e sbandieratori –  i tre Re Magi issati su cammelli che porteranno in dono al Papa i doni evangelici di oro, incenso e mirra per poi sostare in Piazza San Pietro, dove assisteranno alla benedizione papale dell’Angelus.

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.

E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.

Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.

Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.

Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.

Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.

Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.

E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.

Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.

La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.

La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sull’aspro monte.

(Giovanni Pascoli)

Claudia Boccini

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