Itinerario di viaggio in Thailandia

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Qualche giorno fa ho scritto un post, piuttosto lungo, dedicato al viaggio in Thailandia che abbiamo fatto a dicembre 2015 ed ai costi che abbiamo sostenuto: ha suscitato un bel po’ di commenti – sia positivi che critici – soprattutto sui social, ma a mio parere deve ancora essere integrato con alcuni dettagli essenziali, come il dettaglio delle spese giornaliere e, soprattutto, con l’itinerario di viaggio in Thailandia che abbiamo effettuato. Anche queste informazioni possono essere di aiuto a chi, come noi, non ama o non cerca cerca lo stile backpacker (zaino in spalla, spese ridotte all’osso e ostelli a go-go) e vuol provare ad auto-organizzare il proprio soggiorno in Thailandia seguendo un itinerario rilassato e lasciando spazio per qualche coccola, pur avendo mille dubbi sui costi e sulla effettiva possibilità di applicare il “do it yourself” anche ad un viaggio lontano dall’Europa o dai Paesi occidentali in genere. Per tutte le premesse (target, budget, scelte, prenotazioni aeree ed alberghiere), vi rimando al post precedente. In ogni caso, anche questo sarà un post lunghetto, vi avverto…

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Bang Pa-In Palace, dettaglio

Ed ora, il nostro programma:

27 novembre 2015 siamo partiti da Roma Fiumicino alla volta di Doha, dove abbiamo fatto scalo e cambiato aeromobile per raggiungere Bangkok. Gli aerei di Qatar a Roma attraccano in genere al terminal G di Fiumicino, il cosiddetto “molo satellite” che si raggiunge con il moviepeople (trenino). L’aereo da Roma è un veloce Boeing 787 Dreamliner mentre il volo che prenderemo a Doha (e che abbiamo rischiato di perdere perché avevo equivocato gli orari e ci ritroveremo a correre a perdifiato per più di un chilometro all’interno dell’aeroporto qatarino, arrivando appena in tempo per l’imbarco) sarà un Airbus A380 (avevamo già preso questo tipo di aereo con Emirates, per cui non ci hanno stupito più di tanto le ragguardevoli dimensioni). Trascorriamo la notte (o il giorno? Quando faccio voli intercontinentali non ci capisco più nulla, è come se entrassi in uno spazio temporale tutto diverso e riprendo cognizione dello scorrere delle ore solo una volta a destinazione) tra un film e un libro e cercando (io vanamente) di dormire;

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Ayutthaya

28 novembre 2015 arriviamo a Bangkok in tarda mattinata e come primo obbligo dobbiamo far apporre il visto di ingresso, gratuito: spero che sia stato solo un caso (ma una vocina oscilla l’indice mi dice no-no) ma noi ci abbiamo messo un tempo infinito – in coda con un altro migliaio di passeggeri – in quello che potrei definire un caos organizzato, prima di arrivare davanti all’addetto governativo che ci ha scattato una bella foto, fatto mezza domanda, apposto un po’ di timbri e spillato il preziosissimo foglietto con il “visto arrivare”. Per fortuna, superata  l’immigrazione e recuperati i bagagli, abbiamo trovato ad aspettarci la limousine (una berlina della Toyota, che vi credete?) dell’hotel Mode Sathorn, con l’aria condizionata a palla e una bella bottiglia di acqua fresca. Il trasferimento in hotel è quasi senza storia, a parte il grande stupore di vedere l’immensità della città thailandese e i contrasti stridenti tra grattacieli e sobborghi. Dall’aeroporto Suvarnabhumi fino a Silom ci vuole all’incirca un’ora di superstrada a pagamento (all’incirca 90 bath, ma era compreso nel transfer quindi potrei non dare un’informazione corretta), traffico permettendo. Stanchi per il viaggio insonne, giusto il tempo di capire che ci avevano assegnato una meravigliosa suite anziché la stanza executive che avevo prenotato e siamo partiti in esplorazione dell’hotel (dov’è la piscina? E la palestra? E i ristoranti? E il concierge?) e  dei dintorni. A seguire, ci siamo gustati un aperitivo ed una piacevole cena thailandese al fantastico Roof al 38° piano dell’hotel, da cui si vede tutta Bangkok illuminata (tutto era incluso nel costo del soggiorno). Non mi ricordo nemmeno di essere andata a letto: talmente stanca dopo 38 ore insonni che è facile che mi sia addormentata in ascensore! Qui trovate le prime impressioni su Bangkok.

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ancora Ayutthaya

29 novembre 2015 è domenica ma siamo in un paese buddista per cui tutto è aperto come in un qualsiasi altro giorno della settimana: oggi ci aspetta  la visita intensiva della città di Bangkok. Ci svegliamo molto presto per cercare di limitare i disagi del caldo umido e dopo aver preso lo Sky Train da Sura Sak, fermata che si trova esattamente davanti all’hotel, fino a Saphan Taksin, presi dall’entusiasmo ed anche un po’ dalla frenesia paghiamo 150 bath a testa per acquistare il biglietto giornaliero per il battello turistico (errore!) e seguendo il corso del Chao Phraya arriviamo fino al molo nei pressi del Grand Palace, la residenza ufficiale del Re (che però non abita qui ma nella zona residenziale di Dusit). Entriamo nella residenza reale insieme a millemila turisti cinesi e di ciò ne soffrirà un po’ la nostra visita ed ancor più le foto: sarà complicato scattare foto “vuote”, senza presenza umana, ma con pazienza ci siamo riusciti in ben due fotogrammi! Francesco, in bermuda, viene obbligato ad indossare un paio pantaloni lunghi: noi già sapevamo che per rispetto nei luoghi reali e nei templi si entra “coperti”, ovvero con pantaloni lunghi o gonne sotto il ginocchio e niente avambracci in vista, per cui avevamo i pantaloni della tuta nello zainetto ma nel caso ne siate sprovvisti c’è un servizio di noleggio gratuito, vi chiederanno solo un documento come cauzione. Non vi racconto qui cosa vedere all’interno Grand Palace, ma calcolate che vi ci vorranno almeno 3-4 ore per visitarlo velocemente. Dal Grand Palace costeggiando il Chao Phraya siamo arrivati a piedi fino al tempio Wat Pho, famoso per ospitare il grande Budda sdraiato ed ancor più noto per la scuola di massaggi tradizionali. Qui, dopo la visita di rito al tempio, con 460 baht abbiamo fatto un “vero” massaggio thailandese di un’ora, il che significa che nessun muscolo è uscito indenne dalla serie di pressioni, pigiature e stiramenti! Con 3 bath (tre, non ho sbagliato) abbiamo preso un traghettino per attraversare il fiume e vedere da vicino l’insieme di templi del Wat Arun, purtroppo in restauro e coperto da impalcature, quindi tornati indietro abbiamo deciso di riprendere il battello turistico e poi lo Sky Train (o MRT, come in realtà si chiama) per fare un giro nei centri commerciali di Silom e visitare la “Casa di Jim Thomson“, una più che interessante casa-museo che è anche centro di divulgazione dell’arte tessile sericola (e qui ho fatto un po’ di acquisti “seri”, non ciarpame da bancarella).  Abbiamo concluso la nostra intensa giornata con una cena a 5 stelle al Blue Elephant, dove viene proposta la curatissima “vera cucina reale thailandese“. Insomma, non ci siamo fatti mancare davvero nulla!

29 novembre

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Chiang Mai, uno degli innumerevoli templi che si trovano in città

30 novembre 2015: anche oggi la sveglia è all’alba, oggi andiamo in escursione fuori Bangkok, tra ville estive reali (Bang Pa-In Palace), antiche città e templi famosi. La meta principale è l’antica capitale del Siam, Ayutthaya, dove ci arriviamo con un’escursione privata prenotata direttamente in hotel. Paghiamo 4.600 bath (meno di 150€ in due, in realtà, ma non certo poco per gli standard locali), ma va detto che nel costo è incluso tutto, pranzo, bevande, spuntini, biglietti di ingresso ed avremo a disposizione auto ed autista per un’intera giornata. Torneremo in hotel per un lungo massaggio di due ore (anche questo incluso nel costo del soggiorno) e per una piacevole cena con i nostri amici expat Andrea e Kevin: ho imparato su Bangkok più cose da loro in poche ore che non sulle tante guide lette prima di partire!  Thank’s a lot, ragazzi! :)

30 novembre

1 dicembre 2015 è tempo di mettersi di nuovo in viaggio e lasciare la “Città degli Angeli“. L’autista dell’hotel ci accompagna all’Aeroporto Don Mueang di Bangkok, quello da cui partono i voli delle compagnie low cost (è a 45 minuti dall’hotel seguendo la superstrada), perché dobbiamo prendere un volo della compagnia Air Asia fino a Chiang Mai, dove cambia completamente il paesaggio: qui tutto è verdissimo, ci sono colline e montagne, il clima è più fresco e non faccio in tempo a scednere dalla scaletta dell’aereo che già so che Chiang Mai mi piacerà tantissimo: una città turistica ma anche mistica, storica, colta, attenta alla sostenibilità! Dall’aeroporto prendiamo un taxi con tassametro – una breve corsa perché le piste son quasi dentro la città – al costo fisso di 150 baht. Il nostro hotel (U Hotel) è un’isola di pace e tranquillità proprio dentro il quadrilatero della città vecchia ed è davvero bellissimo. L’hotel è poco distante da uno dei templi più famosi di Chiang Mai, il Wat Phantao, ma in pratica tutto è a portata di mano e di passeggiata: dopo aver sistemato i bagagli (resteremo a Chiang Mai per 4 notti) ci dedichiamo alla scoperta del centro cittadino e ci regaliamo il primo di una serie di massaggi al centro Lila Massage, un centro davvero particolare dove ci siamo trovati benissimo e che non mi stancherò mai di consigliare: ci lavorano donne ex detenute per piccoli reati, è pulitissimo, organizzato e accogliente (e, non ultimo, i costi sono davvero convenienti). Per cena, ci fermiamo in uno dei tanti ristorantini casalinghi che si trovano in città, spendiamo 800 baht ma ordiniamo una serie esagerata (fin troppo) di pietanze.

1 dicembre

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località Hot Spring, sulla strada tra Chiang Mai e Chiang Rai: la venditrice di uova da bollire nelle fonti di acqua bollente

2 dicembre 2015 abbiamo noleggiato, per 1000 bath, lo stesso taxi che ci ha accompagnato il giorno prima dall’aeroporto e, a parte una “incomprensione” su un campo di elefanti che volevamo vedere (ci ha portato in quello di un “compare”, io volevo  invece vedere gli elefanti allo stato naturale e non costretti a fare stupidi giochi per il compiacimento di turisti occidentali, come dipingere con la proboscide o fare ballettini come al circo: per evitare problemi di incomprensione alla fine abbiamo accettato di fare un giretto sull’elefante, ma anziché piacere o entusiasmo, ne ho ricavato una grandissima nausea, assai peggio che andare in barca), per il resto è stata una scelta saggia: abbiamo percorso un centinaio di chilometri con numerose soste e oltre ad un giro nella verde valle di Mae-sa, ci siamo fermati al parco delle omonime cascate dove abbiamo fatto un mini trekking, abbiamo visitato i giardini botanici della Regina Sirikit  e un centro di coltivazioni di orchidee (quest’ultimo molto, troppo!, commerciale) e infine siamo saliti fino al Wat Dhoi Suthep, il tempio che domina dall’alto Chiang Mai, una vera cittadella (o fortezza?) dedicata a Buddha, meta di fedeli  e regno di monaci. Al ritorno, ancora un massaggio serale da Lila Massage e cena in un ristorantino casalingo proprio davanti all’hotel.

2 dicembre

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Chiang Rai, White Temple, dettaglio

3 dicembre 2015 oggi altra escursione fuori Chiang Mai ma questa volta optiamo per un’agenzia, che con 650 baht a testa, pranzo locale incluso, ci porterà con il pullmino in un lungo viaggio fino a Chiang Rai passando per vallate verdi, risaie e aree termali con sorgenti bollenti per vedere il sorprendente Wat Rong Khun o Tempio bianco e il Baan Si Dum, più conosciuto come tempio nero, in realtà è un museo di arte thailandese contemporanea, in parte a cielo aperto, decisamente diverso da qualsiasi altra cosa ci si aspetti di trovare nel Nord della Thailandia (vi racconterò di più in uno dei prossimi post, perché ne vale davvero la pena e non tutti lo conoscono). Per cena, ci fermiamo in un ristorantino specializzato in zuppe di udon, ovvero spaghettoni in brodo con carne e verdure. Il menù ha almeno 30 diverse zuppe tra cui scegliere ed i costi sono quasi ridicoli! Finiamo con un un gelato di cocco fatto in casa servito con noccioline, buonissimo!

3 dicembre

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Ralay Beach, Krabi

 4 dicembre 2015 oggi ci concediamo una giornata a tutto riposo, piscina (ne abbiamo una privata a cui si accede dalla stanza), passeggiate nel centro della città di Chiang Mai e nella zona di Nimmanmai (dove arriviamo con uno dei caratteristici autobus collettivi rossi) per vedere un po’ di negozi (questa è la zona dove ci sono outlet di ceramiche, il villaggio dell’artigianato ed il Maya Lifestyle, un centro commerciale in stile occidentale, dove pranzeremo in un ristorante tipico con 160 baht). Nel pomeriggio, ancora un massaggio da Lila Massage, qualche acquisto  e poi a cena in un simpatico ristorante vegetariano non troppo distante dalle antiche mura di Chiang Mai.

4 dicembre

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Phi Phi Island

5 dicembre 2015  con un taxi prenotato tramite la reception dell’hotel, raggiungiamo l’aeroporto di Chiang Mai per prendere il volo della Thai Airways che ci porterà prima a Bangkok per poi prendere la coincidenza fino a Krabi, zona di mare nel sud della Thailandia, famosa per le Phi Phi Island. Dall’aeroporto prendiamo l’ “essenziale” pullmino di linea locale che ci porta fino al sobborgo balneare di Ao Nang (la meta che meno ci è piaciuta del viaggio in Thailandia, una località davvero troppo, troppo turistica!), dove vive una numerosa comunità musulmana e molte donne portano il velo. L’hotel dove ci fermiamo è l’Ao Nang Cliff Resort, che forse non sarebbe nemmeno male se non ci venisse assegnata una stanza proprio sulla strada, sopra il MacDonald (no, non c’era odore di fritto, per fortuna!). Facciamo due passi due, arriviamo fino al lungomare e ci informiamo per le escursioni dei giorni successivi.  Qui è davvero caldissimo e afoso, si fa fatica ad uscire al di fuori dell’isola felice e climatizzata della stanza. Che poi Ao Nang sia una meta esageratamente turistica si vede dai prezzi: triplicati rispetto a Bangkok e ancor più rispetto a Chiang Mai e la qualità dei servizi, dei ristoranti o della merce non va mai oltre la sufficienza (ci sono millemila negozietti che vendono cineserie spacciandole per artigianato thailandese: alla larga!). Ceniamo da Mac Donald, il suo Happy Meal, sia pure rivisto in stile Thai, è una salvezza in certi casi. Piccola curiosità: il 5 dicembre ricorre il compleanno di Sua Altezza Reale il Re di Thailandia e veniamo coinvolti in una piccola cerimonia di omaggio al Sovrano, con brindisi e buffet.

5 dicembre

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Un tipico tuk tuk di Ao Nang, Krabi

6 dicembre 2015  il tempo è bello nonostante il meteo preannunci pioggia, per cui decidiamo di fare la nostra prima escursione in long tail boat fino alla spiaggia di Ralay, a poca distanza da Ao Nang. Dopo aver acquistato i biglietti per il transfer al chiosco che si trova alla fine della strada in discesa, aspettiamo il primo barcaiolo libero e insieme ad un gruppo di paciose signore che fanno le massaggiatrici in spiaggia saliamo a bordo di una barca che in poco meno di 20 minuti ci scodella su uno degli arenili più belli e famosi della zona, dove si arriva esclusivamente via mare. L’acqua è azzurra, il contrasto con le falesie color ruggine e la giungla crea un gioco di colori che si amplifica man mano che scorrono le ore. Una parte della spiaggia è riservata all’attracco delle long tail boat, ma c’è abbastanza spazio per dedicarsi alle attività balneari. I chioschetti che si trovano a Ralay sono indubbiamente più cari che ad Ao Nang, per fortuna noi abbiamo portato con noi l’acqua e tutto il necessario per un veloce pic-nic. Se non fosse per l’incessante proposta di massaggi che le nostre compagne di barca ci rivolgono – e che noi decliniamo regolarmente – il relax è assicurato, anche perché ci siamo messi in una zona piuttosto distante dagli hotel e dai negozi.  Nel primo pomeriggio il cielo comincia a riempirsi di nuvoloni (alla fine pioverà a dirotto una mezz’ora, lasciando l’aria ancor più afosa di quanto già fosse) e decidiamo di rientrare in hotel, ma tanto di mare ne abbiamo fatto più che a sufficienza e nonostante la protezione solare 50, cominciamo a sentire gli effetti del sole thailandese. Il pomeriggio scorre lento tra una passeggiata e un giretto tra i negozietti di Ao Nang (che rafforzano la mia prima impressione di rivendite di chincaglierie) e ne approfittiamo per prenotare, con una agenzia locale, l’escursione del giorno dopo alle Phi Phi Island. Ceniamo con chapati, garam masala e tandoori in un ristorante indiano che (ommioddio!) fa anche pizze. Precotte, appunto.

6 dicembre

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Hat Nopparath Tara – il Son, un canale che sfocia nel mare

7 dicembre 2015  Oggi giornata intera alle Phi Phi Islands, con una escursione organizzata in motoscafo veloce. Della gita (perché di questo si è trattato) ve ne parlerò in un post separato, perché c’è davvero tanto da raccontare. Al rientro, giusto il tempo per una doccia e un momento di relax ed è già tempo di cena: inizialmente volevo provare lo street food  ma quando ho visto come venivano pulite le posate utilizzate dai commensali che avevano cenato prima di noi, semplicemente strofinate con uno straccio lurido, ho fatto un rapido dietro front ed abbiamo ripiegato su un ristorantino casalingo di cucina  halal (ovvero, che segue i precetti musulmani), che quanto meno era pulito ed ordinato ed esponeva il cartello con la certificazione “Clean food, good taste“. Ora, io non sono particolarmente schifiltosa e mi adatto più o meno a tutto, ma rischiare un’enterite virale e rovinarmi il resto del viaggio solo per il gusto di poter dire “l’ho fatto”, non mi sembrava molto saggio!

7 dicembre

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ancora Ayutthaya

8 dicembre 2015  una giornata dedicata al vero relax, anche perché il tempo non è bellissimo e il mare è piuttosto mosso: andiamo all’Andamana Beach,  lo stabilimento balneare dell’hotel  immerso tra le mangrovie di Ao Nam Mao, a cui si arriva con una navetta. Il mare non ha nulla a che vedere con quello che abbiamo conosciuto nei giorni precedenti ed i fondali di sabbia scura impediscono l’effetto “piscina di cristallo”, in compenso c’è pochissima gente e si sta tranquilli, a parte alcuni cavalli (e relativi cavalieri) che trottano sulla battigia. Man mano che trascorrono le ore aumenta la bassa marea e il paesaggio cambia repentinamente: anche questo è mare di Thailandia, forse meno scenografico ma ugualmente interessante! Pranziamo sulla spiaggia ma il tempo peggiora sempre di più e arriva l’immancabile acquazzone tropicale che ci fa rientrare velocemente ad Ao Nang, dove ci aspetta una seduta di massaggi thailandesi nella SPA dell’hotel. Per cena decidiamo di provare il buffet “eat as you can” dell’hotel, con pesce alla brace, carne, sushi, spiedini, zuppe e perfino una inguardabile sezione di pasta all’italiana (?). Solito veloce giretto con shopping di bevande e alimenti per il pranzo al sacco del giorno dopo e poi a nanna, cullati dal fresco del condizionatore rafforzato dal ventilatore a pale.

8 dicembre

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Ayutthaya, una delle attrazioni turistiche più fotografate

9 dicembre 2015  forse la giornata più bella in assoluto, sia dal punto di vista climatico che per la spiaggia scelta: di prima mattina ci facciamo portare da un tuk tuk guidato da una ragazza alla spiaggia di Hat Nopparath Tara, un lunga striscia di sabbia a ridosso di un boschetto su cui scorrazzano alcune scimmiette e da cui si arriva, camminando nell’acqua, all’isolotto di Ko Khao Sam Nuao. Il mare è bello, invita a fare il bagno e la battigia è piena di conchiglie perfette – proprio quelle che in genere si trovano immerse negli acquari –  e di buffi granchietti impegnati a scavare e a fare milioni di palline di sabbia. Sull’isolotto siamo in pochi, un piccolo paradiso a due passi da Ao Nang (averlo scoperto prima!) ed anche il paesaggio è proprio quello che ci si aspetta di trovare in Thailandia, un po’ selvaggio, esotico e perfetto. Di tanto in tanto davanti a Ko Khao Sam Nuao passano long tail boat (di notte si riparano nel Son, un canale che sfocia nel mare), che contribuisco all’effetto cartolina. Restiamo a lungo a Tara Beach ed io riesco anche a scottarmi, ma che importa, si sta così bene! Nel primo pomeriggio la bassa marea mette a nudo gran parte della laguna e al ritorno dall’isolotto anziché camminare nell’acqua troveremo un sentiero di sabbia che ci porterà fin sulla terra ferma. In attesa del tuk tuk che ci venga a riprendere, entriamo nel centro visitatori del Parco nazionale  dove ci sono numerosi pannelli esplicativi sulla fauna e sulla flora della zona. Il resto del pomeriggio passerà tra valigie da riempire, check-in aerei da fare e taxi da prenotare.

9 dicembre

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Ayutthaya

10 dicembre 2015 la sveglia suona tardi, oggi: l’aereo che da Ao Nang ci riporta a Bangkok (ancora una volta Thai Airlines) parte in tarda mattinata ed abbiamo già prenotato una macchina con autista che ci porterà in aeroporto a Krabi. L’aeroporto è piccolino, giusto un paio di sale di aspetto ed una decina di gate: dagli ampi finestroni si vedono foreste e colline e il paesaggio è così verde gli aerei sembrano atterrare su una pista di erba! Una volta decollati, il pilota ci regala una lunga virata sul mare e sulla costa prima di dirigere il velivolo verso Bangkok, dove atterriamo alle 15.00. Questa volta niente limousine per arrivare in città e sebbene la scelta migliore sarebbe prendere il treno – sia per costi che per rapidità del tragitto – siamo talmente carichi tra valigie, buste e zaini che l’idea, una volta arrivati all’aeroporto Suvarnabhumi di  Bangkok, di dover fare un paio di cambi per prendere la metro sopraelevata Sky Train per raggiungere il Mode Sathorn (si, abbiamo utilizzato il medesimo hotel anche in questa seconda parte a Bangkok) ci indirizza verso la scelta di un Taxi-Meter. Per prendere un taxi-meter dall’aeroporto, seguite le indicazioni e le frecce segnaletiche nella hall degli arrivi: vi troverete all’esterno del’Aeroporto, in un posteggio coperto pieno di taxi; mettete in conto almeno 15-20 minuti di fila prima di riuscire a prendere il foglietto con il numero di posteggio del vostro taxi. Ricordatevi sempre di verificare che il tassista abbia attivato il tassametro e sappiate che dall’aeroporto a Bangkok ci vogliono,  almeno, 40 minuti se il traffico è scorrevole (cosa rarissima, a quanto pare). In hotel ci hanno dato una stanza bella (ma più piccola di quella che avevamo all’inizio del nostro viaggio) e anche questa volta avevamo diritto ad un pacchetto all inclusive tra cui bevande e spuntini free: ne abbiamo approfittato per fare una cena leggera con finger food e bollicine prima di prendere lo Sky Train fino a Saphan Taksin e quindi il battello gratuito per Asiatique, uno dei tanti centri commerciali che si affacciano sulle rive del Chao Phraya. Ero curiosa di vedere se davvero i centri commerciali di Bangkk sono un mondo a parte ed effettivamente la commistione di stili occidentali ed orientali, l’afflusso continuo di persone che si dedicano allo shopping ed alle passeggiate curiose, l’offerta infinita dei ristoranti che propongono pietanze che arrivano da ogni angolo del mondo, il contrasto tra alcune sacche di povertà e lo sperpero consumistico ne fanno un’attrazione al pari di templi e palazzi (e per me che sono una shopping addicted, un richiamo irresistibile!).

10 dicembre

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Grand Palace, uno dei templi

11 dicembre 2015 oggi per Bangkok e la Thailandia in genere è una giornata particolare: si corre la Bike for Dad, una corsa in bicicletta per mostrare l’affetto del popolo nei confronti del Sovrano, a cui partecipano migliaia e migliaia di comuni cittadini (e un nutrito contingente di poliziotti e militari chiamati a garantire la sicurezza). Le strade principali di Bangkok, incluse quelle attorno al nostro hotel, verranno chiuse al traffico di auto, moto, tuk tuk e bus per quasi tutta la giornata creando un effetto di vuoto irreale ma, per fortuna, noi abbiamo lo Sky Train che ci aiuta a spostarci agevolmente. La nostra meta è la Vimanmek Mansion – uno degli edifici più belli della città, realizzato in tek dorato e senza nemmeno un chiodo a tenere insieme la struttura – inserita all’interno della residenza reale di Dusit. Ma quando le ciambelle decidono di riuscire senza buco, non c’è nulla da fare… La giornata comincia infatti con una piccola disavventura perché incappiamo in uno di quei tassisti che vogliono guadagnare provvigioni sulle spalle dei turisti. Anziché portarci direttamente alla Vimanmek Mansion, ci fa fare un giro attorno all’isolato e dicendo che le strade sono già chiuse al traffico (falso, chiuderanno solo alle 14.30)  ci porta, nonostante le nostre rimostranze, ad un imbarcadero da cui partono battelli privati per giri nei canali che, a suo parere, ci garantiranno di arrivare in breve tempo a Dusit. Peccato per lui, l’imbarcadero è stato chiuso dalla polizia per questioni di sicurezza legate alla corsa Bike for Dad e dopo aver molto insistito, ci riporta da dove siamo partiti, ovvero davanti al Mode Sathorn hotel.

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Bike for Dad, Bangkok

Decidiamo di arrivare a Dusit via acqua e prendiamo il battello Chao Phraya Express (con una spesa minima, 14 bath, circa 50 centesimi) fino alla fermata di Thewet, famosa perché ci sono i pesci gatto che si possono nutrire con pane e granaglie. In giro ci sono ciclisti con le maglie gialle e azzurre, decine e decine di volontari incaricati di distribuire acqua e lunch box ai partecipanti alla corsa, (e ci sono quasi corsi dietro per regalarcene un paio anche a noi!).

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Bike fot Dad, lunchbox

Proseguiamo lungo il canale ed il vicino mercato quindi per Thanon Si Ayutthaya, una via che costeggia il recinto della zona reale. Una volta arrivati all’ingresso della Mansion, la brutta sorpresa: a causa della corsa, le visite sono sospese. E’ il momento più caldo della giornata e l’afa è quasi insopportabile: meglio prendere un  taxi e rifugiarsi in uno dei tanti centri commerciali di Silom!

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BACC – Bangkok

Prima, però, siamo attratti dal bianco e moderno edificio del Bangkok Art & Cultur Center – BACC (mi è piaciuto tantissimo ed ha pure l’ingresso gratuito – anche qui ci scrivo un post) dove oltre ad esposizioni interessanti ci sono piccoli shop che vendono oggetti di design locale, curati ed esclusivi. Continuiamo fino al tempio di Erawan, dove ci soffermamo a vedere questo mistico tempietto che è un tripudio di fiori, incenso, offerte votive (tanti gli elefantini) e le danzatrici nei costumi tradizionali e infine, abbastanza stanchi, torniamo in hotel prima di proseguire per la cena ad Asiatique (questa volta, no Thai, ma Giapponese!), per qualche piccolo acquisto dell’ultimo momento e per ascoltare un po’ di musica.

11 dicembre

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12 dicembre 2015 è l’ultimo giorno in Thailandia, il nostro aereo partirà quasi alle 21.00 ma per fortuna possiamo disporre della stanza fino alle 15.00. Dopo aver sistemato i bagagli abbiamo tutto il tempo per fare un ultimo giro a piedi a Silom e pranzare al centro commerciale Silom Complex prima di salire sulla limousine (inclusa nel pacchetto-hotel) che ci porterà all’aeroporto Suvanabhumi, in tempo per riconsegnare il “permesso di soggiorno” e fare le procedure imbarco. Un consiglio spassionato: l’aeroporto è così grande che il rischio di perdersi (e di perdere tempo) è molto più che un’ipotesi, per cui calcolate almeno un paio d’ore piene tra attese e file prima di poter accedere all’area partenze. Ancora un po’ di shopping (devo liberarmi delle monete in valuta locale, no? ;) ) ed è tempo di imbarcarsi sul volo Qatar per Doha e, quindi tornare a Roma.

12 dicembre

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la spiaggia di Hat Nopparath Tara

13 dicembre 2015 arriviamo a Roma di mattina presto, la differenza di temperatura è notevole (abbiamo lasciato 36 gradi e ne troviamo solo 2) ed il bello del  viaggio deve ancora arrivare: mettere in ordine le foto, riorganizzare i ricordi, scrivere le prime impressioni, tornare indietro con la memoria.

Qualche dato essenziale:

Periodo: siamo da partiti da Roma Fiumicino il 27 novembre 2015 e siamo rientrati il 13 dicembre 2015. Giorni effettivi in Thailandia n. 15;

Compagnie aeree utilizzate: Qatar, Air Asia, Thai Airways;

Itinerario: Roma-Doha-Bangkok-Chiang Mai-Ao Nang-Bangkok. Estensioni giornaliere a: Ayutthaya, Chiang Rai;

Clima: caldo umido a Bangkok (media giornaliera 34°) e ad Ao Nang (36°), sopportabile a Chiang Mai (tra i 22 ed il 30°);

Fuso orario:  differenza con Roma + 6 ore

Moneta: Baht (1 euro, 34 baht – cambio flessibile)

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Bangkok di notte, dal Mode Sathorn Hotel

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

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