In gita a Torrita di Siena seguendo ab umbra lumen

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La gita a Torrita di Siena non era in programma, lo dico subito. Sulla nostra mappa di viaggi in terra di Siena, Buonconvento è il centro e tutto intorno si snoda una spirale i cui punti di congiunzione sono borghi e città medievali, uno più bello e interessante dell’altro, che aspettano solo di essere visitati. Ed avere una base d’appoggio a Buonconvento ci permette di creare delle gite mono-giornaliere – distanza massima 150-200 km. – che hanno come destinazione Siena, Firenze, Arezzo o Perugia tra le più famose, cittadine come Castelfiorentino, Cortona, San Gimignano, Volterra, Castiglion del Lago o paesotti come Montalcino, Abbadia San Salvatore, Asciano, Lucignano sono per fare qualche nome.

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Così, a forza di girare e rigirare per le vie della Toscana e dell’Umbria (che da Buonconvento non è poi così lontana), stiamo pian piano terminando le mete delle nostre perlustrazioni ma in uno degli ultimi fine settimana ci siamo ritrovati del tutto per caso – perché la destinazione finale era il Lago Trasimeno – a Torrita di Siena, che associavo soprattutto ad una struttura ospedaliera famosa nella zona. Ecco, Torrita di Siena è non solo una gran bella cittadina di poco meno di 7.500 abitanti, il cui nucleo centrale sorge sulle fondamenta di un castello medievale attorno alle cui mura erano sorte abitazioni e fucine, ma ha anche quel pizzico di mistero (o, meglio, di curiosità) che rende più interessante la visita.

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Si arriva veloci a Torrita di Siena percorrendo l’Autostrada (uscita Sinalunga-Bettolle) oppure lentamente, seguendo una delle tante strade che affrontano i rilievi delle Crete: se avete tempo, voglia di fotografare bei panorami o di fermarvi ad annusare l’aria fine dei boschi e dei campi, scegliete senza alcun dubbio le le curve. La città moderna di Torrita di Siena è… una normale città moderna, per cui ci interessa ben poco: salite invece verso l’acropoli dove una volta era edificato il Castello, la cui estensione era segnata dalla lunga cinta muraria che in alcuni tratti è ancora ben visibile nella ricostruzione operata nel 1528 dall’architetto Baldassare Peruzzi, personaggio di spicco alla corte papale romana ma senese per nascita (in realtà, era nato ad Ancaiano, una piccola frazione di Sovicille) e formazione.

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Torrita di Siena è famosa nel senese – ma anche fuori provincia, per il Gioco del pallone (una sorta di tamnburello, assimilabile ai giochi al bracciale che erano in voga nel medioevo quasi – passatemelo – una sorta di tennis ante litteram e per una singolare festa che si svolge nel marzo di ogni anno: il Palio dei somari. Siamo in Toscana, no? E quindi anche a Torrita ci sono contrade (ben otto!), sbandieratori, figuranti, fantini e tamburini che si affrontano in disfida ed un Pallium, ovvero un drappo dipinto, da conquistare. La corsa si tiene il giorno di San Giuseppe o la domenica immediatamente successiva. Al posto dei cavalli, somari. Ciuchi, ciucci, ciucciarielli, micci, insomma chiamateli come volete ma sempre asini sono! E poiché gli asini sono dotati di proprio intelletto ed ancor più forte volontà, ecco che la corsa dei somari di Torrita si trasforma, più che in una tenzone all’ultima stilla di sudore come è il ben più blasonato Palio di Siena, in una divertente rappresentazione in cui chi vince non è chi ha il ciuco più veloce ma il… meno ostinato!

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Comunque, torniamo alla nostra gita a Torrita di Siena: entrate nel centro storico da una delle quattro porte: Porta Nova è la più recente, del 1800, mentre Porta Gavina (secondo me la più bella), Porta a Pago e Porta a Sole sono del XII° secolo e percorrete le vie che attraversano il centro della città, seguendo le salite e le discese ed il percorso naturale che porta fino a Piazza Matteotti, la grande piazza da sempre centro di incontri e commerci: non c’è nessun edificio ecclesiastico – la chiesa romanica di Santa Flora e Lucilla è più decentrata – ma dominano due costruzioni importanti, il Palazzo Comunale del XII° secolo (con la torre che richiama in piccolo la Torre del mangia di Siena) ed il Teatro Comunale che è molto più di un luogo deputato ad ospitare rappresentazioni artistiche.

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Fate caso al pozzo che si trova sulla piazza, in posizione piuttosto decentrata: non è altro che l’imbocco della cisterna che garantiva a Torrita di Siena l’approvvigionamento idrico nei secoli scorsi. Ma, soprattutto, gettate l’occhio su una piccola targa, appesa sulla via alla destra del teatro, che recita “ab umbra lumen”, il motto dell’Accademia degli Oscuri che a Torrita di Siena ha avuto i natali nel 1760 ed il simbolo, una lanterna chiusa da cui irradia la luce, si ritrova sul teatro.

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L’Accademia degli Oscuri risale al periodo dell’illuminismo e segue la corrente dell’epoca di creare dei cenacoli piuttosto ristretti di intellettuali che si riunivano “per cercare il vero”  ed ampliare la propria conoscenza, promuovendo il dialogo filosofico, l’arte, la poesia, il teatro. E’ infatti grazie all’Accademia degli Oscuri che Torrita di Siena ebbe il suo piccolo teatro – il Teatro degli Oscuri, appunto – destinato ad ospitare gli incontri degli Oscuri e che ancora oggi mette in scena rappresentazioni e concerti di buon valore.  Tutt’ora a Torrita di Siena è attiva l’Accademia degli Oscuri, suddivisa nel settore “Brigata degli Amici dell`Arte di Torrita” e nella “Congregazione Umanistica Torritese”, che hanno il compito di promuovere la storia cittadina, la cultura, le pubblicazioni e l’arte ed i cui membri si appellano tra loro con soprannomi.

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Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

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