Lisbona è una città felice

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Viaggio a Lisbona – Castelo de São Jorge

Siamo tornati da Lisbona, e già ci manca! Perché Lisbona è una città felice, dove è facile provare una sensazione indicibile di felicità, sebbene non esista una definizione valida per tutti che definisca questo stato soggettivo e momentaneo, che risente di desideri, speranze personali e che cambia repentinamente se mutano le aspettative. Si può essere felici per un risultato raggiunto, per un amore ricambiato, per un aumento di stipendio, perfino per una torta ben lievitata (la mia natura di cuoca golosa e pasticciona ne sa qualcosa!). Ma si può essere felici di scoprire che una città è più bella, accogliente e a misura d’uomo più di quanto immaginato? Io credo proprio di sì, e dopo il viaggio a Lisbona, ne ho le prove.

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Viaggio a Lisbona – Vista dal Miradouro S. Pedro de Alcântara

 La mia felicità ha raggiunto il suo picco a Lisbona: nessuna guida o manuale, neppure il più esauriente e completo, può riuscire a descrivere l’atmosfera sospesa in cui vive la città. Che è fatta di storia, di memorie di un passato epico che sono ancor ben presenti nelle stradine che si inerpicano sulle colline della città, negli elegantissimi marciapiedi che paiono tappeti di mosaico, nei palazzi scrostati dal tempo o dai colori accesi, nei buffi tram ed “elevadores” più simili a giocattoli che a mezzi di trasporto urbano, nella disinvoltura con cui i lisboneti si approcciano agli stranieri (e per loro nessun idioma è un mistero, ma se mai le parole non fossero sufficienti, soccorre il sorriso e la cortesia).

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Viaggio a Lisbona: le tipiche vie e strade acciottolate

Talmente presa da questa meravigliosa città e dalla magia che sprigiona che durante il viaggio a Lisbona ho perfino fatto saltare la programmazione del blog. Ve ne siete accorti? La mattina di lunedì 22 febbraio 2016 NON ho pubblicato proprio un bel nulla perché… non mi andava proprio ne’ di scrivere ne’ di sistemare le foto! Nei giorni in cui siamo stati a Lisbona ho perso contezza dei giorni e delle ore che passavano, ho rischiato di dimenticare perfino il compleanno di Francesco (aiuto!), ho accantonato gran parte dei progetti che avevo fatto prima di partire, tra cui scrivere alcuni post in diretta. Di tutto ciò il mio computer “da viaggio” ringrazia, ha fatto una bella gita e non ha faticato per nulla (a parte condividere qualche commento ed alcune foto sul mio profilo Facebook: a proposito, le avete viste?). E’ davvero troppo bello passeggiare per le vie e le piazze di Lisbona, annusare l’aria che sa di fiume e di mare, mentre il sole splende con la forza dell’estate: facile dimenticarsi di impegni e doveri ma lo ammetto, non mi sento nemmeno un briciolo in colpa!

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Viaggio a Lisbona: gli “ascensori” (Calçada da Glória)

Lisbona e’ una città felice, dove sono le piccole cose a rendere indimenticabile il soggiorno, come affondare i denti in un pasticcino goloso appena sfornato spolverato di polvere di cannella, una bontà senza pari in cui l’esterno friabile e delicato avvolge un cuore di crema dolce. Ma è anche assaggiare la Ginjinha di amarene in un minuscolo bicchiere e berla così, nel bel mezzo della strada, condividendo un breve attimo di allegria alcolica con decine e decine di altri avventori sconosciuti (e, d’altra parte, i due locali storici in cui si vende la Ginjinha sono così piccoli che è impossibile entrarci in più di 5 o 6!). Felicità è anche dividere un cartoccio di castagne arrostite in modo insolito: la cottura – anziché sui carboni ardenti come è abitudine vedere qui in Italia – avviene attraverso il sale grosso: le castagne vengono poste completamente coperte di sale in un grande contenitore con coperchio a semi-cono, da cui esce incessantemente fumo bianco, posto su un fornello a gas o a carbone. In pratica, è lo stesso metodo che si utilizza per cuocere l’arrosto al sale.

Lisbona è una città felice, che generosamente condivide il suo umore positivo: d’altra parte, difficile non farsi prendere da un euforico sentire in una città godereccia, in cui la “bom vida” e’ più concreta che altrove. Per noi italiani e’ un po’ un ritrovarsi a casa: sebbene la lingua sia difficile ci appare così simile alla nostra nei significati, il rito del “cafezinho“, del caffè a tutte le ore, e’ lo stesso italico, in cucina i profumi sono mediterranei seppur Lisbona, e il Portogallo, si affaccino sull’Atlantico (insomma, aglio, olio e peperoncino si usano sul Tevere ma pure sul Tago!).

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Viaggio a Lisbona – vista sul ponte del XXV Abril

Ma non divaghiamo con i ricordi gastronomici. Cosa mi è piaciuto più di nel viaggio a Lisbona? Di certo i suoi colori. La luce del sole, unica, esalta il bianco (o comunque il colore chiaro) delle strade acciottolate e si riflette, come in un gioco di specchi, sui monumenti ed i palazzi; il blu intenso del cielo, il verde dei tanti parchi, i tram gialli che scarrocciano per le vie inerpicandosi sulle colline e costeggiando i vicoli della Mouraria e di Alfama tratteggiando un affresco reale, quasi neorealista, in cui ritrovare l’atmosfera di paese, i panni stesi, le massaie con le ciabatte e i capelli struffati e le trattorie alla buona dove con 15 euro si riesce ancora a pranzare. Ho adorato i bar-latteria di quartiere, rimasti fermi agli anni ’70, con le vetrine un po’ polverose ed i tavolini coperti di tovaglie di tela cerata dove fare colazione è un rito sociale, assai più di un confortevole momento di ritrovo tra habitué.

Di Lisbona mi è piaciuto il suo essere città moderna, aperta a sperimentazioni. Una città fondamentalmente accogliente e aperta, moderna quel tanto che basta per farne una delle Capitali più apprezzate dai giovani europei. E immagino che non potrebbe essere altrimenti, Lisbona è ex capitale di un impero coloniale sparso tra continenti, abituata da secoli ad avere tra i suoi abitanti figli di terre lontane, non importa se arrivano dall’Africa, dall’Asia o dall’America latina.

Nei prossimi post che pubblicherò cercherò di entrare nello specifico raccontandovi il nostro itinerario – in parte costruito “su misura” dalla bravissima Liliana Navarra, guida professionista che con il suo Lisbona Movie Tour organizza visite guidate tematiche – le escursioni che abbiamo fatto, qualche consiglio utile per muoversi in città. Condivideremo indirizzi di ristoranti dove mangiare (bene), di negozi ed atelier dove acquistare prodotti diversi dal solito souvenir, di certo ci sarà un post sull’hotel dove abbiamo soggiornato e sulla Tap Portugal, la compagnia di linea portoghese che abbiamo utilizzato per il nostro viaggio.

Ho davvero l’intenzione di farvi venir voglia di Portogallo e di Lisbona, città felice !

Qualche informazione pratica sul nostro viaggio:
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Viaggio a Lisbona – Hotel Hermitage Avenida Libertade (palazzetto azzurro) visto dal Miradouro S. Pedro de Alcântara

  • Periodo di viaggio: dal 17 febbraio 2016 al 22 febbraio 2016.
  • Volo aereo a/r con Tap Portugal  + 4 notti presso l’ Hotel Heritage Avenida Libertade (4 stelle, centrale) acquistato tramite Expedia (costo totale 788 euro per due persone). A distanza di 20 giorni dalla partenza, TAP ha annullato per motivi tecnici il previsto volo di andata del giovedì mattina. In quanto acquirenti di un “pacchetto turistico” (termine usato a livello normativo per indicare l’acquisto di più elementi di un viaggio), Expedia ha curato la nuova prenotazione del trasferimento aereo e, su nostra richiesta, ci ha anticipato il volo di andata al mercoledì sera, con relativa notte in più in hotel a proprio carico (noi non abbiamo speso assolutamente nulla in più ed, anzi, abbiamo avuto l’upgrade ad una stanza superior, bellissima!).
  • Dall’aeroporto per raggiungere l’hotel abbiamo preso un taxi considerato che siamo arrivati alle 21.30. Costo (tassametro) € 13,80.
  • Non abbiamo mai fatto colazione in hotel, preferendo le tradizionali latterie di quartiere: questa soluzione, oltre farci risparmiare qualcosa, ci ha permesso di assaggiare dolci diversi da quelli che avremmo trovato al buffet e di mescolarci con i “locali”. A proposito: molto buoni anche il pane tostato con burro e marmellata, oppure con uova o con formaggio, che è possibile chiedere nelle latterie al posto di croissant, pasteis e bolos (dolci).
  • Per spostarci in città – su consiglio di Liliana – abbiamo acquistato la carta ricaricabile Viva Viagem, al costo di 50 centesimi. La card dura un anno e si può ricaricare nelle macchinette automatiche che si trovano nelle stazioni della metro (ed anche nella stazione ferroviaria di Rossio) a partire da 3 euro; permette di spendere per ogni viaggi 1,40€ anziché 2.80€ se si acquista il biglietto dal conducente. Utile se si prendono bus, tram, treni locali e metro.
  • Per pranzo e cena abbiamo cercato di variare il tipo di ristorante: abbiamo mangiato in trattorie di quartiere, bettole, ristorantini eleganti o modaioli, un paio di ristoranti fin troppo turistici e nella food hall del mercato della Ribeira. In linea generale, abbiamo sempre mangiato bene e speso tra i 12 ed i 30 euro a persona, vino o birra inclusa.
  • A parte i borseggiatori sul tram 28 (di cui ho parlato in un post su Facebook), la città ci è parsa tranquilla e – almeno nel centro della città, dove alloggiavamo – sicura.

Un grazie di cuore va a Liliana, per averci accompagnato a conoscere la “sua” Lisbona e averci regalato tantissimi consigli utili.

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

4 Commenti

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    Ernesto De Matteis febbraio 23, 2016

    Wow!
    Sono contento che la mia Lisboa sia ancora in grado di colpire i viaggiatori che vanno a trovarla!
    Non vedo l’ora di poter leggere i tuoi resoconti per poter tornare anche se solo con l’immaginazione e tramite i tuoi occhi in quella che ancora oggi reputo la mia Eldorado.
    Secondo me il segreto della capitale portoghese (particolare da non dimenticare: parliamo di una capitale, non di una cittadina…) è la gente.
    Perchè un luogo non lo fanno il clima, i cieli, l’architettura, il cibo o chissà cos’altro, ma la gente che la abita…

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      Claudia Boccini febbraio 23, 2016

      Concordo, Ernesto!Lisbona è bella anche perché ha persone che non solo ci vivono, ma prima di tutto la amano!

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    Claudia Landoni febbraio 23, 2016

    Due cose in particolare mi sono piaciute del tuo post; la prima riguarda il salto della programmazione. Ci sono blogger che ho smesso di seguire da quando il loro non è più un libero spazio di chiacchiere ma è diventato una “macchina da post” con rubriche inventate per dar l’aspetto di un giornale, ma di cui non mi interessa niente perché è evidente che sono costruite e non spontanee. Il fatto che tu ti sia sentita libera di goderti la città senza informarci in tempo reale per me è una cosa bellissima.
    La seconda cosa, che ancor più della prima mi ha aperto il cuore, è la tua definizione di città felice, che io proprio non avrei potuto dare nell’estate del 2000. Mi si stringe ancora il cuore al pensiero di tutti quegli anziani poverissimi che quasi vergognandosi del loro stato mendicavano. C’era una dignità e una tristezza così profonda in quelle donne tutte vestite di nero, col fazzoletto in testa che si avvicinavano ai turisti timidamente, senza chiedere, ma se si dava loro una moneta regalavano un grande sorriso sdentato e spesso anche una carezza che sto ancora male al pensiero. Gli uomini erano ancora più schivi, non si avvicinavano neppure, ma ricordo i loro occhi… Con Romano ci siamo detti che probabilmente erano anche meno vecchi di quanto apparissero, ma evidentemente il loro sistema sociale non prevedeva per loro nemmeno una misera pensione… Al figlio di Romano che era con noi e aveva allora 12 anni avevamo dato una somma da poter spendere come voleva, sai che anche lui ne ha data una gran parte in elemosina? ….a parte questo aspetto la città mi era parsa meravigliosa anche allora e se adesso questo problema non c’è più sarebbe forse ora che ci tornassi :)

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      Claudia Boccini febbraio 23, 2016

      Cara Claudia, mi sono commossa leggendo. Il quadro dei vecchi schivi e delle donne con i fazzoletti neri stretti attorno al volto è bellissima, ma è una Lisbona diversa da quella che ho visto io, quella che tu racconti. Devo però essere corretta con te e con chi legge: noi siamo stati per lo più in centro città e quindi non ho idea di come effettivamente possa essere la situazione sociale nelle periferie (grandi ed estese, lo abbiamo visto passando con il treno per andare a Sintra). Probabilmente i problemi ci sono ancora ma forse meno “mostrati”. In ogni caso, qualche mendicante per le vie c’è ancora ma a mio parere più “per mestiere” che per vera necessità. Anche il Portogallo ha avuto la sua buona dose di crisi economica (era la P dei famosi paesi PIG a rischio di default economico) ma quel che ho notato è che c’è propensione al futuro, si investe tantissimo in cultura, nei giovani. C’è lungimiranza, voglia di costruirsi una immagine attraente ed attrattiva.

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