Come si diventa blogger

Il mondo dei blogger è davvero fertile, addirittura iper-prolifico: lanciato un seme, crescono boschi. Cerco di spiegarmi meglio: da qualche tempo noto che molti blogger stanno cambiando pelle e da appassionati narratori, tutti wordpress e reflex, si stanno trasformando in blogger docenti che insegnano come si diventa blogger. Avete capito bene, non speaker o testimonial in qualche evento o manifestazione, ma blogger che indossano gli abiti di veri e propri insegnanti, mentori, tutor..

Nulla di male in ciò, magari 5 anni fa avessi avuto anche io qualche anima buona che, in cambio di poche decine di euro, mi avesse raccontato per filo e per segno come si diventa blogger (ma, poi, si diventa o si è?) con tutti i pro e contro di questa professione ibrida, in cui sei un narratore ma non un giornalista, un raccoglitore di attimi ancor prima di essere un fotografo, evitandomi innumerevoli perdite di tempo e tanti passi indietro quanto quelli fatti in avanti! Insomma, non sono contro “l’evoluzione della specie” e la trasformazione in blogger docenti (ci mancherebbe!)  e neppure entro nel merito delle capacità e delle competenze di chi – con indubbio coraggio – si mette in gioco per raccontare come si costruisce un blog, cosa fare e non fare  e soprattutto come si può migliorare il proprio reddito, le proprie conoscenze e, perché no, perfino la propria autostima aprendo un blog.

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Quello che mi incuriosisce è che da un momento all’altro è tutto un fiorire di corsi, di workshop, di incontri formativi che spiegano per filo e per segno come si diventa blogger ed il consueto atteggiamento difensivo e di arroccamento nei confronti di ipotetici competitors sembra essere scomparso come neve al sole. Non importa più nulla se proprio grazie ai corsi di formazione tenuti da blogger docenti lo spazio virtuale della blogosfera dovrà ospitare altri 10-100-1000 nuovi debuttanti del web: se forse è vero che tra questi molti abbandoneranno il progetto dopo poco tempo ed altri ancora si trascineranno pigramente tra le righe dei post, dopo la formazione accelerata un nutrito manipolo diverrà – a tutti gli effetti ed in breve tempo – un concorrente reale da tenere in debita considerazione.

No, non venitemi a dire che tanto c’è spazio per tutti: lo spazio sul web di certo non manca, come forse non mancano nemmeno le opportunità di guadagno (ma sapete meglio di me come funziona la legge della domanda e dell’offerta, vero?), quel che realmente temo è che prima poi finisca o comunque subisca una drastica riduzione la benzina primaria che dà sostanza ad un blog, ovvero i suoi lettori.

Non so voi, ma io ho sempre più difficoltà a trovare il tempo necessario per scrivere, per restare aggiornata con le evoluzioni tecniche e di marketing per non parlare della maledetta/benedetta SEO (*), per seguire i social – che va bene essere su Facebook, Twitter e Instagram, ma vuoi non avere anche un account su Pinterest, Flipboard, Tumblr, Linkedin ed ora pure su Snapchat (ma sono sicura che ce ne sono altri che io non conosco) –  ed in più riuscire a leggere, in santa pace e con l’attenzione che meritano, i post dei blogger che seguo da sempre?

In genere un nuovo blog viene aperto proprio da chi già frequenta o è attratto da questo nuovo modo di fare comunicazione/informazione, da coloro che già seguono i blog per trarne spunti ed idee per migliorare o arricchire la propria vita, per organizzare viaggi, per cucinare, per vestirsi e truccarsi, per far divertire i bambini. A forza di googlare e leggere i post altrui, diventa impellente il desiderio di far sentire anche la propria voce. E qui, una vocina piccina mi stuzzica con una domanda a cui io non so rispondere, per cui ve la giro tal quale: se tutti coloro che sono attratti dai blog (e che li leggono), aprono a loro volta un blog accollandosi tutto il carico di impegni che questo comporta, ci sarà ancora qualcuno che leggerà le centinaia di migliaia di post, più o meno utili, più o meno interessanti, che vengono pubblicati ogni minuto nel mondo, al di là del crocchio dei parenti e degli amici affezionati?

Ancora: mi chiedo se la generazione 2 (ma forse siamo già alla 3) dei blogger, bella e pronta per entrare in pista, conosce tutti i sacrifici che un blog comporta se portato avanti con costanza, attenzione, professionalità? Sono consapevoli che li aspettano lunghe ore davanti allo schermo del computer per scrivere, selezionare foto, programmare? Sanno quanto la gestione di un blog può incidere sulla routine quotidiana e familiare? Sono pronti a trasformare  la macchina fotografica (e lo smartphone) in un’appendice della propria mente, un terzo occhio capace di vedere oltre la realtà, in una compagna di vita indispensabile per cogliere suggestioni ed idee da sviluppare e trasformare in post?

Ecco, mi piacerebbe che tutti i blogger docenti che si affacciano oggi alla ribalta del mondo della formazione e che trasmettono il loro sapere su come si diventa blogger – e a tutti loro va il mio grande e sincero “in bocca al lupo!” perché insegnare non è mai facile e, come dice anche il motto che ho riportato nella grafica, “insegnare è un grande atto di ottimismo” – oltre alle nozioni tecniche, alle dritte grafiche, ai suggerimenti di marketing ed alle strategie editoriali facessero lezione di consapevolezza e raccontassero agli aspiranti blogger la realtà, quasi sempre priva di brillantini e lustrini, che sta a monte della gestione di un blog, senza generare false aspettative per il solo scopo di fare proseliti (e sì, diciamolo, anche di fare cassa).

Baci e scusatemi per avermi propinato un post che non parla di viaggi, buon cibo, eventi e appuntamenti come mio solito!

(*) per chi non è del campo, la SEO è la search engine optimization  ovvero,  per semplificare al massimo, è quel  meccanismo sintattico e tecnico che fa sì che tu scopri e leggi il mio post perché è tra i primi che compare nelle ricerche su Google.

Claudia Boccini

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