Perché è bello viaggiare da sola di tanto in tanto

Dopo tanto tempo che viaggio in coppia, grazie a #sivalisbona ho ritrovato – anche se solo per qualche giorno, il piacere di viaggiare da sola. Che poi in realtà proprio sola non ero, ma l’idea di essere Claudia e basta, senza poter contare su  Francesco – la mia ancora di salvataggio, risolutivo in così tante situazioni che ne ho perso il conto! –  mi ha fatto tornare indietro di anni, a quando da single impenitente facevo ciao ciao ai miei e prendevo di corsa il primo volo disponibile per raggiungere città europee più o meno lontane, da setacciare palmo a palmo con un unico obbligo: seguire il mio istinto e le mie passioni, con i miei tempi.

Credo proprio che il “viaggiare da sola” sia un esercizio utile a tutte e che di tanto in tanto andrebbe praticato come forma di autodisciplina e di autoco(no)scenza. Un gesto di affetto per se stesse, soprattutto, un pieno di autostima e di endorfine che nemmeno un’abbuffata di dolci al cioccolato può eguagliare!

Viaggiare da sole fa cambiare la percezione dei luoghi, anche quelli già conosciuti, e delle cose. Obbliga a calarsi nella realtà, non c’è la possibilità di demandare ad altri scelte e decisioni ne’ si si possono attribuire ad altri fallimenti ed errori. L’altro lato della medaglia – bello! – è che le decisioni azzeccate, i progetti portati a termine, le piccole conquiste sono attribuibili solo e soltanto a noi.

Viaggio da sola

Vi faccio un esempio pratico: io sono una grandissima sbadata ed ogni tre per due finisco lunga a terra con capitomboli scenografici. In genere tutto si risolve con un paio di lividi, un po’ di indolenzimento e Francesco che, mentre sbraita contro la mia disattenzione, nel frattempo mi aiuta a rialzarmi. Ecco, viaggiando da sola sai che potresti trovare un’anima buona che ti aiuta, ma anche no. Diventi consapevole della tua goffaggine e sai che puoi contare solo su te stessa: in quel momento scattano mille risorse nascoste che si trasformeranno in maggiore reattività ed attenzione, repentina capacità di prevedere (o limitare) i rischi, valutazione dell’opportunità di azione.

Insomma, viaggiare da sole (ma il concetto vale in gran parte anche per gli uomini) è una vera scuola per imparare a rispettare noi stesse, una palestra dove allenare l’attitudine alla scelta e dove si fortificano le sicurezze. Si parte da sole e si torna arricchite, non solo perché si è obbligate continuamente a mettersi in gioco sfidando pigrizie ed inerzie ma perché ci si allena a dominare paure e falsi pudori.

Mai provato ad entrare da sole in un ristorante, chiedere un tavolo, ordinare un calice di vino? Sono sicura che vi sto proponendo una situazione che avete vissuto più volte e proprio per questo avrete ben presente quel lieve e totalmente ingiustificato senso di imbarazzo che accompagna una simile circostanza. Bene, viaggiare da sole aiuta a rendere normale fare azioni che – per convenzione sociale – in genere vengono demandate ad altri o che vanno compiute insieme ad altri.

Viaggiare da sole è l’occasione per sparigliare paure che non ci appartengono e, di contro, imparare a non fidarci a prescindere. Ora so che mi porrete la mamma di tutte le domande: ma non è pericoloso, per una donna, viaggiare da sola?

Si e no. Dipende. Forse. Come per tutte le cose della vita, ci vuole granum salis, un pizzico di saggezza. Le nonne una volta dicevano alle nipotine di non accettare caramelle dagli sconosciuti, e per le donne che viaggiano da sole vale lo stesso concetto. Mai fidarsi completamente, aprire gli occhi, evitare situazioni di inutile rischio, lasciar detto a qualcuno l’itinerario che si intende fare, evitare luoghi davvero malfamati. Nulla di così impossibile o limitante, insomma, solo piccole attenzioni (le stesse che avreste nella vostra città, alla fin fine!). Certo, ci sono realtà del mondo in cui una donna che viaggia da sola può correre qualche rischio maggiore ma questi sono casi specifici, che vanno oltre il viaggiare da sole.

Claudia Boccini

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