Elogio e ricetta del bombolone maremmano

Per me la mattina non c’è nulla di più godurioso che fare colazione al bar. Un po’ per pigrizia, un po’ perché è un rito che riesce a riconnettermi con il giorno che inizia in modo dolce: seduta al tavolino, il giornale o l’Iphone per leggere le prime notizie da una parte ed il vassoio con il cappuccino, preferibilmente non troppo caldo e con una bella spolverata di cacao amaro, ed una pasta dolce dall’altra. Ma se a Roma la colazione è con il cornetto – e se mi dice bene  con i più tradizionali maritozzi (*) –  a Follonica e in Maremma in generale il primo pasti della mattina è con il bombolone maremmano.

Specifico ‘maremmano‘ perché di paste dolci simili in Italia ce ne sono diverse: forse il più famoso è il krapfen sudtirolese, di origine austriaca, farcito con marmellata di albicocche e spolverato di zucchero a velo mentre a Roma ci sono le “bombe”, sempre con la crema ma la pasta è leggermente più spugnosa.

Tuttavia nulla come il bombolone maremmano è capace di rendere speciale la colazione. Sarà la sua crosticina leggermente croccante, la leggerezza della pasta, l’abbondante farcitura di crema, i ricordi di vacanze e villeggiature libere e un po’ selvagge che lo accompagnano, in ogni caso il bombolone è un “must to do” delle vacanze in Maremma.

Una volta, qualche decennio fa, i bomboloni venivano venduti anche in spiaggia, presi direttamente nei forni che li producevano a ritmo serrato e trasportati lungo l’arenile con l’aiuto di una bicicletta allestita con un contenitore di legno con coperchio a vetro: il bombolonaio (ma c’erano anche bombolonaie), rigorosamente vestito di bianco, si annunciava  sulla spiaggia con uno stentoreo “Bomboloni, booomboloniii” che restava a lungo nell’aria, quasi quanto l’odore di fritto e di zucchero. E per chi non riusciva ad aspettare il sorgere del sole e l’apertura dei bar per assaggiare i bomboloni, l’unica alternativa era andare, nel cuore della notte, direttamente dai forni. Non sempre le paste venivano vendute al dettaglio, ma di tanto in tanto un bombolone veniva offerto per l’assaggio, per “sentire se son boni“.

Mangiare un bombolone non è arte facile: bisogna equilibrare nella mano il peso del bombolone, cercare di dare il primo morso delicatamente, quasi religiosamente, per non far strabordare la crema da ogni parte, quindi evitare di insudiciarsi le labbra di crema e granella di zucchero. Molto difficile ma, con un po’ di allenamento, ci si può riuscire :). Il bombolone, se ben fatto, è capace di portare all’estasi: singoli sapori che nell’insieme raggiungono l’ armonia.

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Provare a replicare a casa i bomboloni maremmani è possibile ma non facile: uno degli elementi fondamentali è poter disporre di una pentola alta dove farli friggere perché devono essere ricoperti dall’olio per poter lievitare e mai cuocerli più di un paio alla volta, per evitare che si diano fastidio. Gli ingredienti sono basici  (farina, zucchero, burro, lievito), li abbiamo tutti in casa, quindi… perché non provare a preparare i bomboloni maremmani?

La ricetta del bombolone maremmano:

per l’impasto

  • 1 cubetto di lievito di birra
  • 500 gr. di farina
  • 120 gr. di zucchero
  • 80 gr. di burro a temperatura ambiente
  • sale q.b.
  • olio per friggere
  • zucchero semolato per guarnire

per la crema

  • 2 tuorli d’uovo
  • 1 cucchiaio di farina
  • 1/2 litro di latte
  • 1 scorza di limone
  • 2 cucchiai di zucchero
  1. Diluire il lievito di birra in un bicchiere di acqua tiepida, versarlo sulla farina a cui è stato aggiunto il burro tagliato a cubetti, lo zucchero ed il pizzico di sale.
  2. Lavorare l’impasto a lungo, finché non acquista elasticità.
  3. A questo punto va messo in una ciotola di vetro e messo a lievitare in un luogo tiepido (va bene anche il forno con la lampadina accesa).
  4. Far lievitare un paio di volte, quindi lavorare ancora e stendere sul piano di lavoro, per poi ricavare con l’aiuto di un bicchiere grande o di un coppa pasta tanti dischi uguali, che unirete due a due sigillandoli  solo sul bordo, aiutandovi in ciò con le dita o con un po’ di acqua. Fate nuovamente lievitare.
  5. Versate olio abbondante in una pentola alta e cuocete un bombolone alla volta, massimo due. I bomboloni devo “esplodere” durante la cottura, assumendo la caratteristica forma bombata.
  6. Sono cotti quando hanno un colore dorato; prelevateli con un mestolo forato e “ruzzolateli” immediatamente nello zucchero semolato che avrete messo in un piatto fondo, quindi metteteli sulla carta assorbente.
  7. Preparate una crema semplice (latte, uova, farina e zucchero, più o meno densa) e con l’aiuto di una sac à poche farcite generosamente i singoli bomboli.

Un’altra ricetta, altrettanto valida, prevede che il 40% della farina utilizzata per l’impasto venga sostituita da polpa di patate lessate e passate allo schiacciapatate. Una ricetta che ricorda quella delle zeppole napoletane, in realtà.

(*) maritozzi: paste lievitate tipiche di Roma, con ochi grassi, aromatizzate ai fiori d’rancio o al limone. Vengono generalmente vendute con una farcitura di panna montata senza zucchero o comunque non dolce,  a me piacciono di più così, semplici.

Claudia Boccini

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