Chi soffre della sindrome del Wanderlust?

Sapevo dell’esistenza della sindrome del Wanderlust (*), ma pensavo che fosse una leggenda metropolitana. Eppure, eppure… comincio a credere di esserne afflitta anche io e che non sia poi tutta fantasia! Come, non sapete cosa sia la sindrome del Wanderlust? Presto detto: è quella passione senza limiti per i viaggi, per la scoperta di luoghi nuovi e diversi da quelli consueti, il continuo cercare nuovi orizzonti per sentirsi vivi e carichi di adrenalina.

Decisamente io rientro nella categoria: il viaggio e tutto ciò che gli gira attorno – cercare la destinazione, prenotare trasferimenti e alloggi, pianificare itinerari, perfino fare la valigia – mi entusiasma non poco e la sola idea di avere un viaggio in programma mi dà la giusta carica per affrontare le giornate. Il viaggio come una droga, insomma. Qualche volta mi preoccupo, perché mi rendo conto che spendo per i viaggi assai più di quello che sarebbe sensato fare e che qualche volta mi è capitato di spostarmi continuamente da un luogo all’altro nel giro di pochi giorni tanto che in alcuni momenti non sapevo più nemmeno io bene dove mi trovassi! Ma lo ammetto: viaggiare mi rende felice e mi fa star bene!

Volete farmi contenta? Regalatemi un viaggio oppure una guida turistica, un trolley leggero da poter imbarcare in aereo come bagaglio a mano o, anche, l’abbonamento al National Geographic. Vogliamo trascorrere una serata in compagnia divertendoci? Ciascuno con il suo pc, smartphone, tablet e facciamo una gara a chi trova il volo più conveniente (giuro, l’ho fatto!). Insomma, secondo me la sindrome del Wanderlust io ce l’ho, eccome!

Wandelust

La questione mi incuriosisce non poco e così cerco di approfondire le informazioni sulla sindrome del Wanderlust: scopro che alla base di tutto ci potrebbe addirittura essere una specificità genetica, un gene specifico che regola la dopamina e quindi (anche) l’umore. Il gene in questione – potete chiamarlo il gene del viaggio –  è il DRD47r, recettore della dopamina4, che ha un ruolo significativo nell’apprendimento e nei meccanismi di ricompensa, in questo caso deputato a regolare la curiosità per l’ignoto, l’irrequietezza e la propensione per i rischi.

Questo gene sembrerebbe essere presente solo nel 20% della popolazione mondiale ed ecco spiegato perché non tutti riescono non solo a condividere ma anche solo a comprendere la frenesia che caratterizza un viaggiatore compulsivo. Io immagino che fossero portatori sani di questo gene anche i miei avi: un trisavolo treccolone (per chi non è toscano, è il nome con cui si definisce il commerciante ambulante che girava per le campagne vendendo un po’ di tutto, spesso in cambio di pagamenti in natura che poi rivendeva), un bisnonno ferroviere, un nonno che si scopre viaggiatore in tarda età, un papà che con la scusa del lavoro si è girato mezzo mondo, uno zio appassionato di atlanti geografici e mappe, cugine che viaggiano a più non posso. Una sindrome di famiglia, chiaramente!

Come per tutte le cose, il problema nasce quando si sconfina nella patologia (sì, è possibile essere patologici anche nella passione per i viaggi) ed il viaggio ed il viaggiare diventano ossessioni, senza i quali la vita stessa non ha senso. D’altra parte, scopro su Wikipedia che la dopamina

è legata a molte condizioni neurologiche e psichiatriche, tra cui la schizofrenia e il disturbo bipolare, comportamenti di dipendenza, malattia di Parkinson e disturbi alimentari come l’anoressia nervosa“.

Insomma, che la sindrome del  wanderlust sia una vera e propria malattia ci può davvero stare. Ma quali sono i “segnali” che mostrano che si può esserne affetti? Con un po’ di ironia possiamo elencare:

  1. elemosinate cataloghi nelle agenzie di viaggio ma non vi limitate solo a sfogliarli o ad impararli a memoria: ritagliate tutte le foto e componete il vostro personale catalogo;
  2. vi siete iscritti a tutte le newsletter delle compagnie aeree. Ora ricevete talmente tante mail ed offerte che avete dovuto assumere una segretaria che le selezioni per voi;
  3. Amazon vi consiglia in automatico libri e guide di viaggio: il risultato è che avete dovuto acquistare una nuova libreria per casa;
  4. non c’è nulla di più esaltante per voi che simulare partenze in aereo verso luoghi lontani cercando i prezzi migliori: migliori per costo, per tipologia di aereo, per servizio a bordo, per compagnia, per orari…
  5. avete 5 carte di credito/debito, perché all’estero non si sa mai ed è meglio essere previdenti;
  6. avete tappezzato di carte geografiche e di planisferi la vostra camera da letto: pazienza se lo sventurato che condivide con voi il riposo si sveglia nel cuore della notte con un incubo ricorrente in cui biglietti aerei ghignanti lo inseguono;
  7. avete un intero set di valigie e bagagli giusti per ogni viaggio perennemente in giro per casa: inutile metterli a posto,  perché tanto domani si riparte!
  8. siete capaci di depennare dalla lista degli amici e parenti chi vi impedisce di guardare Pechino Express, i reportage del National Geographic, Sereno Variabile, Kilimangiaro.  Ah, dimenticavo: e tutte le repliche di Turisti per Caso!
  9. avete attivato abbonamenti alle maggiori riviste di settore, ovviamente in formato digitale ma soprattutto cartaceo: Dove Viaggi, Meridiani, National Geographic, Condé Nast Traveller, Touring Club, In Viaggio, Plein Air, Viaggi di Gusto…  ho dimenticato  qualcosa? Ah, sì, che anche l’ultimo porta lettere ha chiesto il trasferimento, chissà com’è!
  10. avete un set di hard disk esterni, ciascuno con con accesso tramite password e impronta biometrica, dove sono conservate  gelosamente tutte le foto dei vostri viaggi. Che poi regolarmente vi dimenticate la password, è un altro discorso…

Quanti di voi soffrono (piacevolmente!) della sindrome del Wanderlust?


 (*) Wanderlust: termine di origine tedesca in cui il termine Wander significa camminare, fare passeggiate o escursioni mentre Lust (haben) è il piacere di fare qualcosa

Fonti:

 

Claudia Boccini

4 Commenti

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    Ester cadoni settembre 15, 2016

    Ciaooooo! Bel post, ho appena letto allo sventurato che dorme accanto a me (siamo appena tornati dal Portogallo!) la questione del gene :D Tranne il piacere di fare la valigia sottoscrivo!

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      Claudia Boccini settembre 15, 2016

      A quanto sembra, siamo in sintonia: anche io ho uno “sventurato” che volente (molto) o nolente(rarissimamente) mi asseconda nella mia wanderlustmania (o dovrei dire pazzia?)!

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        Ester Cadoni settembre 15, 2016

        Breava! Volente (molto) o nolente (rarissimamente) :D

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