Le grandi dighe della Zelanda

Che in Olanda ci siano dighe, è cosa risaputa. Forse meno noto è che le grandi dighe della Zelanda, una delle regioni olandesi, fanno parte di un sistema di protezione integrato con l’ambiente naturale.

L’Olanda è una terra speciale, dove il mare è stato trasformato, plasmato, contenuto dall’ingegno e dall’opera degli uomini. Come tutti saprete, una parte del territorio nederlandese è sotto il livello del mare e il Mare del Nord in quanto a potenza non scherza: se decide di fare danni con le sue potenti mareggiate, li fa senza nemmeno avvertire. Per contenere il problema, particolarmente sentito nella regione olandese della Zelanda (inondata nel 1953) e dello Zuid-Holland, a metà del secolo scorso venne adottato il Piano Delta e deciso di dotare le zone della foce dei fiumi Reno, Mosa e Schelda, densamente popolate di un sistema complesso di dighe ed opere idrauliche (in totale 13 strutture): la realizzazione dell’opera, avviata nel 1954, è stata completata solo nel 1991.

la gradne diga 3

Fanno parte delle strutture del Piano Delta  3 chiuse, 6 dighe e 4 barriere anti mareggiata, in assoluto il più grande sistema al mondo di protezione dal mare ed allo stesso tempo un nuovo sistema viario e di collegamento tra le isole. Un piano epico, un progetto gigantesco, in cui le competenze ingegneristiche olandesi sono state fondamentali. Una delle dighe più affascinanti, per la particolare struttura e per l’imponenza, è la diga Oosterscheldekering (trad.: la barriera della Schelda orientale) venne costruita tra il 1976  e il 1986 ed ha da poco ha festeggiato i 30 anni dalla costruzione.

Perché particolare? Provate ad osservare la foto qui sopra: non è una delle normali  dighe che siamo abituati a vedere, una separazione netta tra un interno privo di acqua ed un esterno dove l’acqua è l’elemento principale:  in questo caso non c’è soluzione di continuità, perché a far le veci di una diga ci sono ben 62 paratie scorrevoli (gigantesche!) montate su enormi cubi di cemento immersi nell’acqua, capaci di isolare la zona della Schelda orientale in soli 75 minuti dal momento dell’allarme.

L’opera ingegneristica è la barriera anti mareggiata più lunga di tutta l’Olanda (9 km.) ed ha una duplice funzione, in quanto svolge anche la funzione di collegamento con le isole di Schouwen-Duiveland e Noord-Beveland nella provincia della Zelanda. Lungo i 9 chilometri, sono disposti ben 65 piloni e 62 paratie, alte tra i 6 ed i 12 metri, che vengono chiuse all’incirca una volta l’anno, quando viene previsto un innalzamento del mare superiore a 3 metri rispetto al Livello normale di Amsterdam, metro di misura utilizzato da secoli in Olanda quale punto di riferimento per tutte le misurazioni del livello del suolo (a proposito, per mia e vostra curiosità: in Italia la rilevazione dell’altezza dal suolo ha come parametro il livello del mare nel Porto di Genova).

la grande diga1

Con una diga tradizionale, si sarebbe creato un bacino di acqua dolce – come ad esempio è accaduto nel Markeermeer e nell’IJsselmeer, vicino Amsterdam, dove oramai  il mare si è trasformato in un enorme lago di acqua dolce,m buono per pescare le anguille, mentre le attività dei pescatori sono un ricordo – causando lo stravolgimento e la scomparsa dell’habitat marino.  Con la barriera anti mareggiata, invece , i pescatori possono ancora accedere al mare aperto passando per la chiusa di Roompotsluis e nel bacino interno, comunque alimentato dall’acqua di mare, si coltivano ostriche, aragoste e si pesca.

Un progetto difficile e oneroso, fortemente sostenuto dagli stessi pescatori e allevatori ittici supportati dagli ambientalisti, che hanno anche ottenuto che la zona venisse dichiarata zona ambientale protetta e trasformata dal 2002 in Parco nazionale della Schelda orientale, luogo amato dai birdwatchers perché sulle rotte di transito degli uccelli migratori  che trovano negli stagni salati e nelle zone umide la possibilità di alimentarsi. Ci sono poi polder, dune, boschi, barene, un ecosistema speciale ed unico che, nonostante gli imponenti lavori per il Progetto Delta, è rimasto integro.

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Non solo mare, natura, opere di altissima ingegneria, però! La Zelanda ha un’alta concentrazione di ristoranti insigniti di stelle Michelin (ben 7: Oud Sluis, De Kromme Watergang, Inter Scaldes, La Trinité, Pure C, il ‘t Vlasbloemken e Katseveer), che propongono cucina di mare e di terra di altissima qualità ed ispirazione; in ogni caso, nei ristoranti della Zelanda non mancano mai aragoste, ostriche, frutti di mare. Vanno ricordati anche i vigneti – il clima è generalmente mite – che producono Pinot grigio, Pinot bianco, Rivaner e Auxerrois; inoltre viene prodotto un vino particolare, a base di ribes nero.

Per ulteriori informazioni, consultate il sito dell’Ente del Turismo della Zelanda, il VVV Tourist Office.

Cattura

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

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