Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, i monaci e il principe

Avrei dovuto pubblicare questo post sull’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra a fine ottobre 2016, riassunto di una bellissima giornata e di una visita speciale all’interno di quello che è uno dei complessi monastici più grandi non solo della zona di Macerata ma di tutte le Marche, che fin dal XII° secolo ha svolto la funzione di importante centro di potere e di conservazione della conoscenza nonché esempio di architetture diverse, questo ben visibile nella particolarissima pianta del complesso abbaziale, che vede uno dei lati del chiostro utilizzato come porta di accesso al nobile palazzo della famiglia Giustiniani Bandini, dal 1773 proprietaria  in enfiteusi dell’Abbazia.

Il post era pronto, purtroppo il 26 ottobre 2016 due potenti scosse di terremoto hanno nuovamente colpito la zona dei Monti Sibillini con pesanti ripercussioni anche nel territorio del Chienti coinvolgendo i comuni di Camerino, San Severino, Tolentino ed Urbisaglia, dove appunto si trova l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra. Mi sembrava davvero fuori luogo procedere con la pubblicazione, ancor più perché sul sito internet dell’Abbazia di Chiaravalle i Monaci cistercensi, cui è affidata l’Abbazia, rendevano noto ai fedeli ed ai visitatori dell’impossibilità di accedere alla Chiesa in quanto danneggiata, per fortuna lievemente.

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A distanza di qualche mese, la Chiesa Abbaziale è stata nuovamente riaperta al culto (per fortuna le lesioni erano davvero minime), i monaci hanno ripreso le celebrazioni anche se altre zone dell’Abbazia, proprio quelle che avevamo visitato e tanto ci avevano affascinato, hanno subito lesioni più importanti che almeno al momento non consentono visite turistiche e culturali, quanto meno fin tanto non si procede ai restauri. Nella speranza che in breve tempo tutto il complesso abbaziale di Chiaravalle di Fiastra e il Palazzo Giustiniani Bandini possano tornare ad accogliere i visitatori – siamo in Italia, non sarà una cosa breve temo – vi racconto, con un un po’ di magone pensando a quanti tesori d’arte ed edifici storici il terremoto ha distrutto o reso inagibili, l’incommensurabile meraviglia dell’Abbazia di Fiastra.

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Un  po’ di storia:

L’Abbazia marchigiana di Chiaravalle di Fiastra nasce come costola dell’omonima Abbazia di Milano e come questa è affidata da subito alla cura dei monaci cistercensi. L’anno di fondazione risulta da alcuni documenti attestarsi al 1142 e ben presto divenne un centro di potere: grande il territorio che ricadeva sotto i possedimenti dell’Abbazia e che forniva grandi rendite ed altrettanto numerose le vocazioni, che assai spesso erano accompagnate da lasciti e da donazioni. Chiaravalle di Fiastra divenne in breve tempo una delle Abbazie più importanti e potenti  con possedimenti che arrivavano fino in Romagna e nell’Umbria.

La storia lo dice chiaro: ricchezza e potere suscitano mire e invidie e così fu anche a Chiaravalle, che in una situazione politica piuttosto controversa vide gli stessi monaci schierarsi (ahimè, dalla parte sbagliata) e l’Abbazia messa a ferro e fuoco e duramente saccheggiata dal capitano di ventura Braccio da Montone da Perugia, che estromise i monaci cistercensi, costretti a rifugiarsi nella vicina Urbisaglia).

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Trascorso un periodo con l’Abbazia pressoché in rovina ed abbandonata a se stessa, nel 1456 la proprietà passò al cardinale Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI (sì, anche lui non era esattamente uno stinco di santo!). Successivamente per 125 anni altri cardinali commendatari ebbero il possesso dell’Abbazia, preoccupandosi di restaurare o ricostruire quanto distrutto da Braccio da Montone, fino ad arrivare al 1581 in cui l’Abbazia di Fiastra venne ceduta da Papa Gregorio XIII alla Compagnia del Gesù affidando ai Gesuiti la cura dell’Abbazia (e delle sue ricchezze); i Gesuiti restarono all’abbazia di Chiaravalle di Fiastra fino al 1773, anno in cui la Compagnia venne soppressa. Durante la loro gestione, l’Abbazia di Fiastra tornò allo splendore dei primi secoli e molte furono le opere che vennero promosse dai padri gesuiti, sia all’interno degli edifici religiosi che nei poderi delle fattorie che facevano parte della stessa.

Successivamente, ai Gesuiti subentrò in enfiteusi nella gestione dell’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra il marchese Alessandro Bandini-Collaterali che oltre a garantire la manutenzione della Chiesa e del complesso abbaziale, si prodigò per lo sviluppo delle coltivazioni delle tenute circostanti; è con il figlio, il marchese Sigismondo, che venne edificato presso il chiostro il palazzo nobiliare in stile neoclassico. Nel 1918, dopo la scomparsa dell’ultimo rappresentante della famiglia, Sigismondo Giustiniani Bandini (nel frattempo elevato al rango di principe), tutta la proprietà venne affidata ad una Fondazione lasciando l’usufrutto dei beni alla moglie, Donna Teresa Boncompagni Ludovisi. Dal 1977 tutta la proprietà è gestita da un Ente Morale mentre la cura della liturgia e della  Chiesa Abbaziale sono state nuovamente affidate – dal 1985 – ai monaci cistercensi.

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Cosa visitare all’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra?

  • la Chiesa Abbaziale è – come tipico delle abbazia cistercensi – piuttosto spoglia e austera. In stile romanico-borgognone e probabilmente edificata su progetto di monaci francesi che si avvalsero di maestranze locali, possiede la caratteristica di essere stata edificata in mattoni: gran parte materiale prelevato dalle rovine romane di Urbs Salvia, la città romana oggi nota con il nome di Urbisaglia. L’edificio della Chiesa è preceduto da un atrio con portale policromo ed un grande rosone. La Chiesa ha una pianta a croce con grande navata centrale e due laterali più piccole;
  • il Chiostro e la Sala del Capitolo: cuore dell’Abbazia e riservato ai monaci, è un grande cortile quadrato di 37 mt. di lato caratterizzato da 30 pilastri ed al cui centro vi è un grande pozzo sovrastato da una banderuola con lo stemma dei gesuiti. Sotto al pozzo è stata ricavata una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana con un sistema di grondaie che canalizzavano l’acqua piovana dai tetti. Dal Chiostro si accede alla Sala del Capitolo, collocata più in basso rispetto al chiostro (tipico di tutte le abbazie cistercensi, è un richiamo simbolico: si scende per fare penitenza e confessarsi, si sale una volta purificati), con il seggio dell’Abate ed una massima cistercense del XIV secolo “Parla poco, odi assai e guarda al fine di ciò che fai“. Una curiosità: nei secoli scorsi il torrente Fiastra aveva il suo corso giusto sotto il lato del Chiostro che oggi confina con il Palazzo Giustiniani Bandini e che una volta coincideva con la zona dei refettori e delle cucine. Il torrente, il cui alveo fu successivamente deviato, segnava il confine tra i Comuni di Tolentino ed Urbisaglia e ancora oggi una targa apposta sull’esterno dell’Abbazia segna esattamente il confine tra i due municipi;

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  • Il refettorio dei conversi: in un’Abbazia cistercense i refettori erano sempre due, uno riservato ai monaci ‘di coro’ ed uno ai monaci ‘conversi’, ovvero religiosi laici che nonostante i voti pronunciati si occupavano di gestione pratica e di lavoro manuale, gerarchicamente ad un un livello inferiore dei monaci di coro, che dedicavano la loro vita allo studio, all’orazione ed alla liturgia. Nell’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra oggi resta solo il refettorio dei conversi (che noi non abbiamo potuto visitare ma vedere solo da una finestra perché già chiuso per accertamenti a seguito del terremoto del 24 agosto 2016) in quanto il refettorio dei monaci, così come la cucina, era stato abbattuto per consentire l’edificazione della villa dei Giustiniani Bandini. Molto interessante la struttura del refettorio dei conversi, con volte a crociera che poggiano su sette colonne;

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  • le Cantine e la Sala delle Oliere: l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, così come tutte le Abbazie monastiche dell’epoca, era sostanzialmente autosufficiente e vi venivano prodotti vino, olio e generi di prima necessità. Superando alcune volte a botte si si entra nella zona dell’Abbazia dedicata alla conservazione dei beni ed alla lavorazione dei prodotti della terra: nelle cantine sotterranee veniva lavorata l’uva poi fatta stagionare in capaci botti. Al momento della nostra visita, le Cantine ospitavano un piccolo museo dell’uva e del vino, didascalico ma interessante. Ugualmente, nella Sala delle Oliere  veniva conservato l’olio prodotto nell’Abbazia: caratteristico il pavimento in pendenza che permetteva una corretta igiene dei locali. La Sala delle Oliere era stata trasformata in museo archeologico con una bella collezione di statue e frammenti provenienti dalla città romana di Urbs Salvia;
  • il Cellarium: era un locale riservato ai conversi ed utilizzato come magazzino; accanto correva un corridoio che metteva in comunicazione le celle dei conversi con la Chiesa abbaziale, affinché la potessero raggiungere senza passare per il Chiostro (che appunto era riservato ai monaci ‘di coro';

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  • Palazzo Giustiniani Bandini: durante la visita, si accedeva soltanto al piano terra del nobile Palazzo ed al grande giardino all’inglese, con lecci, querce e arbusti oltre ad un prato verde che crea una quinta scenica con il palazzo. La curiosità più grande è proprio la vicinanza di un palazzo nobile – e quindi con affreschi, volute, statue ad un convento, per di più cistercense e quindi particolarmente sobrio. Il Palazzo su costruito all’inizio del XIX° secolo in puro stile neoclassico seguendo il progetto dell’architetto Ireneo Aleandri, lo stesso progettista che disegno lo Sferisterio di Macerata. Il Palazzo Giustiniani Bandini durante la seconda guerra mondiale svolse un compito terribile: ospitò gli ebrei ed i prigionieri politici internati prima che venissero tradotti nell’inferno di Auschwitz. Degli oltre 100 internati di Chiaravalle, che qui avevano trovato umanità e clima amichevole,  solo uno sopravvisse al lager polacco.

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Perché dovrei visitare l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra?

  • l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra è al centro della Riserva Naturale Abbadia di Fiastra (oltre 1825 ettari tra terreni coltivati e boschi) gestita sempre dalla Fondazione Giustiniani Bandini, che dal 1984 ha il compito di “proteggere il territorio e le sue risorse, promuovere la ricerca scientifica e le attività di educazione ambientale, favorire lo sviluppo dell’attività agricola in accordo con le attività culturali e turistiche (…) salvaguardare l’antica Abbazia Cistercense, il palazzo principesco e tutte le altre preziose testimonianze storico-architettoniche del passato”;
  • la chiesa abbaziale è aperta, quello che ancora non è aperto al pubblico è fondamentalmente il Palazzo Giustiniani Bandini (che ha avuto alcune lesioni, in questo articolo c’è una raccolta di foto con i danni) e i locali del monastero, soprattutto quelli utilizzati come sale espositive (quindi Cantine e Sale delle Oliviere), oltre alla stesso Chiostro.

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Ciò non toglie che l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra è magnifica nella sua complessità, un raro esempio di convivenza di stili e di funzioni in un unico luogo ed anche solo percorrere la strada acciottolata che la costeggia per poi entrare nella grande Chiesa, ammirare il grande cortile su cui affacciano edifici di servizio (e la foresteria), ascoltare il suono del bosco che si unisce alle melodie dei canti dei monaci, ripaga del viaggio. In più, visitare Chiaravalle di Fiastra significa incoraggiare i monaci, che non hanno mai interrotto la loro opera a servizio della comunità e dare forza e coraggio a tutti coloro che stanno prodigandosi giorno dopo giorno affinché il complesso abbaziale torni presto al suo splendore. Un consiglio: se vi è possibile, fermatevi a pranzo in un ristorante di zona (noi eravamo stati a La Centrale del Gusto), acquistate prodotti locali, portate con voi voglia di conoscere e di sostenere la popolazione: i marchigiani in genere e quelli della zona del Chienti ancor di più, sono schietti e tenaci, con un cuore grande e tanta voglia di tornare rapidamente alla normalità.

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Come arrivare all’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra:

Il mezzo più veloce e facile è di arrivare in auto, percorrendo la Superstrada 77 Valdichienti che da Perugia arriva fino a Civitanova Marche. L’Abbazia si trova a pochi chilometri dall’uscita Sforzacosta. Prima di arrivare al complesso abbaziale c’è un grande parcheggio.

Fonti di consultazione e approfondimenti:

  • L’Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra, di Mons. Otello Gentili abate parroco di S. M. di Chiaravalle di Fiastra, Casa editrice Herder, Roma 1978;
  • Abbazia cistercense S. Maria di Chiaravalle di Fiastra, Comunità monastica di Chiaravalle, Artelito, Camerino
  • Urbisaglia – Urbs Salvia Capolavori in corso: guida turistica alla città e al territorio, Meridiana srl, Urbisaglia 2013
Claudia Boccini

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