Parlare alla radio: cosa fare e cosa non fare

Con l’avvento di internet, della rete ed in generale delle tecnologie digitali, la comunicazione è sempre più multicanale e multisensoriale: un argomento, un tema, può essere affrontato e condiviso tramite un testo scritto, una selezione di fotografie, un video o anche solo attraverso la voce, creando interazione tra i diversi mezzi. Mezzi diversi che possono essere utilizzati separatamente o, dove occorre, in sinergia. C’è però un caso in cui la voce ed il suono sono i soli mezzi che si possono usare per comunicare: per parlare alla radio.

Immaginate di dover raccontare in pochi minuti una storia complessa ad uno sconosciuto con un unico strumento, la vostra voce. Potete modularla, gestirne il tono, mettere enfasi o rallentare la narrazione. Ma non potete contare sulla gestualità, sull’empatia visiva, sulla mimica facciale ne’ tanto meno sul segno scritto, che siano parole, disegni o simboli. Non è facile, vero? La prima volta che mi sono trovata a parlare di viaggi alla radio, davanti al microfono di Radio Godot, io sono entrata nel panico più totale: ed ora cosa racconto, e come lo racconto? Come faccio a far capire che quello che sto raccontando è solo una parte, minima, di quel che si può leggere sul blog? E come mai la voce non ne vuol assolutamente sapere di farsi sentire ed io sto sudando freddo mentre sono abbarbicata al microfono nemmeno fosse una scialuppa di salvataggio in mezzo all’oceano?

Per fortuna, pian piano che si prende confidenza con la strumentazione tecnica, con l’ambiente e con le regole alla base di uno studio radiofonico migliora anche la scioltezza del dialogo e la qualità complessiva dell’intervento radiofonico e il terrore di parlare alla radio scompare. Quali sono le regole base?

  • spegnere lo smartphone altrimenti le onde radio causano sgradevolissimi ‘sfrigolii’ nella trasmissione;
  • non fare confusione;
  • parlare in modo pacato;
  • avvicinarsi ben bene al microfono altrimenti la voce non si sente;
  • evitare di parlare contemporaneamente al conduttore;
  • per quanto possibile rispettare i tempi e la classica sequenza domanda/risposta.

Ma è possibile – e come si può –  invogliare un ipotetico pubblico a non accontentarsi solo del narrato e a fare il passo successivo, ovvero leggere i post di approfondimento sul blog? Non è forse un controsenso che un media come il blog, che ha fatto della visualità la sua forza, venga promosso e divulgato alla radio? E come si può catturare l’attenzione dell’ascoltatore fino a farlo diventare un proprio sostenitore e amico?

Me lo sono chiesto più volte mentre preparavo gli interventi per le interviste di Vicky Mangone di Radio Latte Miele e di Massimiliano Bianconcini di Radio Godot, alle cui trasmissioni ho partecipato più volte nel corso dell’ultimo anno come socia dell’Associazione Italiana Travel Blogger. Va bene raccontare le esperienze personali di viaggio ma come riuscire ad essere utili a chi ascolta, come solleticare la voglia di visitare i luoghi raccontati, come trasformare un post in un’esperienza non solo piacevole, ma anche emozionante da ascoltare?

Intanto, va detto che intervenire in diretta alla radio non ha nulla in comune con il parlare in pubblico: come dicevo poco sopra, l’atmosfera è diversa, si è di fronte ad un ascoltatore che sai essere attento seppure invisibile. Il pubblico non c’è fisicamente e quindi manca il riscontro immediato dell’apprezzamento o della critica di chi ascolta e questo ti costringe ad essere concentrato e a mantenere costante il nesso logico di  quanto stai dicendo.

Bianconcini Godot Radio

Massimiliano Bianconcini, conduttore di Foodie in Town, on air su Radio Godot

Di certo, parlare alla radio in uno studio di trasmissione mette molta più ansia che non un’intervista telefonica: sono entrambe realizzate in diretta, eppure mentre l’intervista telefonica è un ‘qualcosa‘ che per certi versi assomiglia molto ad una chiacchierata tra amici, entrare in uno studio radiofonico significa trovarsi davanti ad un mondo nuovo dove le pareti sono ricoperte di panelli anecoici (servono per evitare che il suono si rifletta sulle pareti), c’è un microfono sensibilissimo che richiede un tono di voce ben modulato, ci sono cuffie da indossare per isolarsi dal contesto, una consolle piene di tasti che non si devono assolutamente sfiorare. E’ facile restare intimoriti, almeno le prime volte, e a meno di non essere super spigliati, dietro l’angolo c’è sempre il rischio dell’afasia.

Rispetto alla usuale comunicazione scritta tramite blog, in una trasmissione radio cambiano radicalmente le modalità comunicative ed informative: se nel primo è possibile entrare nel dettaglio di un’esperienza turistica utilizzando migliaia e migliaia di parole, inserendo richiami e link di approfondimento ed arricchendo il testo con foto, grafiche e video (una comunicazione fondamentalmente visuale, quindi), in radio tutto diventa più stringato, essenziale, quasi monastico. Per parlare alla radio le informazioni devono essere accuratamente selezionate, ci si deve limitare necessariamente a fornire le indicazioni più importanti per restare nei tempi tecnici e, cosa assai più complicata, ci deve essere un bel pizzico di entusiasmo in modo che chi ascolta possa percepire la passione di chi sta parlando e non abbia la sensazione di assistere alla lettura del codice civile.

Fondamentale per parlare alla radio è preparare in anticipo una scaletta, anche minima, degli argomenti che si vogliono condividere ed una selezione accurata delle notizie ed informazioni a cui si vuole dare risalto. Ad esempio, nella trasmissione Foodie in Town di Radio Godot di martedì 28 marzo 2017, condotta da Massimiliano Bianconcini, dopo aver fatto una presentazione generale sul viaggio a Bucarest mi sono soffermata sul costo della vita in Romania e su quanto è effettivamente costato il nostro viaggio, rimandando direttamente al blog – che ho nominato più e più volte, spesso citando anche l’indirizzo web – per i successivi approfondimenti. Un altro elemento importante, su cui – lo ammetto –  sto ancora lavorando con fatica, è la velocità del parlato (quando sono agitata o nervosa tendo a parlare velocissima) ed il tono di voce: dovrebbe essere ne’ troppo alto ne’ troppo basso e possibilmente senza enfasi, senza birignao (*) o eccessive inflessioni dialettali (e te pare facile!).

A proposito: mi avete mai ascoltata? Ho davvero la voce da paperotta come mi sembra quando provo a risentirmi? Mi farebbe piacere – anzi, ve ne sarei grata, perché i giudizi altrui sono molto importanti per migliorarsi – conoscere il vostro parere su come me la cavo (e ancor di più su come non me la cavo) a parlare in radio. Cosa posso migliorare e cosa devo proprio evitare?

Per non farvi perdere tempo a cercare le diverse trasmissioni a cui ho partecipato, ve le segnalo qui:

Radio Latte Miele

  1. Radio Latte Miele: Come organizzare un viaggio in Giappone in modalità low-cost“. http://lattemiele.com/podcast/play/?VIAGGI=20170223
  2. Radio Latte Miele: “Viaggio in Scozia, con focus su Glasgow e la sua offerta turistica e culturale”.  http://lattemiele.com/podcast/play/?VIAGGI=20160923
  3. Radio Latte Miele: esperienza turistico-gastronomica nelle Fiandre, in particolare ad Ostenda e sul Mare del Nord. http://lattemiele.com/podcast/play/?VIAGGI=20160701
  4. Radio Latte Miele: “Viaggio in Giappone” http://lattemiele.com/podcast/play/?VIAGGI=20160407
  5. Radio Latte Miele: “Viaggio in Quebéc http://lattemiele.com/podcast/play/?VIAGGI=20160316

Radio Godot

  1. Radio Godot per parlare di “Romania e Bucarest”. Questo il link al Podcast: https://www.mixcloud.com/massimiliano-bianconcini/foodie-in-town27-puntata28-mar-2017/ (con il cursore andate a -27, l’intervista inizia da lì);
  2. Radio Godot su “Madrid e la movida madrilena. Questo il link al Podcast: https://www.mixcloud.com/massimiliano-bianconcini/foodie-in-town9-puntata15-nov-2016/ (sono al minuto 2 ore e 38)
  3. Radio Godot su “Blera e del suo patrimonio storico, artistico e culturale. Questo il link al podcast: https://www.mixcloud.com/massimiliano-bianconcini/foodie-in-town5-puntata11-ott-2016/ (al minuto 2 ore e 31)
  4. Radio Godot  “Fiandre: Gent, Bruges e Ostenda, città sul mare del Nord“. Mi ascoltate dopo 2 ore e 28 minuti dall’inizio della trasmissione. Questo il link al podcast: https://www.mixcloud.com/massimiliano-bianconcini/foodie-in-town37-puntata6-giu-2016/
  5. Radio Godot su “I viaggi in Giappone. Mi ascoltate dopo 2 ore e 40 minuti dall’inizio della trasmissione. Questo il link al podcast: https://www.mixcloud.com/massimiliano-bianconcini/foodie-in-town26-puntata7-mar-2016/
  6. Radio Godot: su “Itinerari di Gusto in Terra di Sienahttps://www.mixcloud.com/massimiliano-bianconcini/foodie-in-town21-puntata1-feb-2016/ (il link vi porta alla registrazione audio, mi trovate al minuto 1h e 50m).

 

(*) birignao secondo il vocabolario online Treccani:

“birignào s. m. [voce onomatopeica]. – Nel gergo teatrale, dizione ridicola e artificiosa, con pronuncia nasale e con vocali finali prolungate, eccessivamente enfatica, tipica di alcuni attori di teatro, e talvolta anche di cantanti di musica leggera. Anche, estens., modo di parlare artificioso e innaturale: parlare col b.; affettare uno stucchevole birignao”.

Claudia Boccini

2 Commenti

  1. Avatar
    Amina marzo 30, 2017

    Ho ascoltato quella recente su Bucarest e devo dire che te la sei cavata bene. Hai dato informazioni precise e utili e ti assicuro che il tuo entusiasmo arriva anche se non ti vediamo gesticolare. Certo, non è che uno può sapere proprio tutto di una città in un fine settimana come vorrebbe l’intervistatore ;-)

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