Storie di taxi: il tassista chitarrista

Ci sono sere in cui esco dall’ufficio più tardi del solito, sere in cui non vedo l’ora di tornare a casa quanto prima possibile per gettarmi sotto l’acqua bollente e veder scorrere via, nello scarico della doccia, la stanchezza di una giornata e la polvere appiccicosa della burocrazia. Sono le sere in cui investo alcuni euro per prendere uno dei tanti taxi di Roma: tornare a casa con i mezzi pubblici significherebbe allungare non di poco il tempo del rientro. Per fortuna a Piazza Barberini c’è un grosso posteggio taxi e raramente attendo più di due minuti prima che una delle macchine bianche si fermi. Apro lo sportello, mi siedo, comunico l’indirizzo di destinazione e mentre mi rilasso comincia una delle tante storie di taxi che mi accompagnano fino a casa. I tassisti romani sono un microcosmo vario e talvolta sorprendente: c’è il tassista anziano che conosce a menadito tutte le strade della Capitale, il giovane universitario che sostituisce il padre in qualche turno, la madre di famiglia che ha organizzato i turni di lavoro in modo da garantire la presenza a casa quando tornano i figli dalla scuola. Alcuni tassisti sono taciturni, altri dei grandi chiacchieroni, altri ancora hanno solo bisogno di un gancio per incominciare a raccontarti tutta la loro vita. Sono dialoghi che mi piacciono, che trasformano il percorso ufficio-casa nella notte romana in un film neorealista, dove le storie si mescolano alle luci della città, i suoni del traffico con la radio quasi sempre accesa, compagna di una vita su quattro ruote.Ogni taxi, ed ogni tassista, è un microcosmo e tante sono le storie di taxi che ho avuto modo di ascoltare nel tragitto .

Una delle ultime storie di  taxi risale giusto a qualche giorno fa, un taxi come un altro, un puro caso essere salita a bordo proprio di quello. Come sempre, la radio è accesa, trasmette un concerto jazz. Anzi, un bel concerto jazz, di quelli che resteresti ad ascoltare per ore accoccolata sul divano, lasciando la fantasia libera di volare. Un genere musicale piuttosto insolito, a dir la verità, perché il sottofondo sonoro della maggior parte dei tassisti è fatto di partite di calcio, commenti sportivi, canali di musica pop o di informazione.

taxi pixabay

CC0 Public Domain tramite Pixabay

Non resisto, gli chiedo se è un appassionato di jazz. Ne viene fuori una delle più belle storie di taxi che ho raccolto negli ultimi anni. E che voglio condividere con voi per due motivi: è una storia a mio parere bella e interessante e che aiuta pure a demolire l’immagine fin troppo abusata del tassista romano scorbutico, indifferente e pure poco cortese.

Lui si chiama Egidio ed è un tassista esperto, non certo un ragazzino di quelli che non conoscono le vie della città ed hanno continuo bisogno di consultare il navigatore. Nella sua vita ha passato sulle 4 ruote oltre 40 anni, prima su quelle dei camion che percorrono la Penisola e quindi su quelle dei taxi. Da giovane suonava con passione la chitarra, da autodidatta; poi, per i soliti casi della vita che si chiamano lavoro, famiglia, impegni, è costretto ad appenderla al chiodo. Solo da adulto decide che quella che era solo una passione può – deve! – diventare qualcosa di diverso. Si iscrive ad una scuola di musica – lui ridendo dice: “la più malandata del quartiere” – dove incontra un maestro capace, un musicista appassionato e saggio che lo indirizza verso lo studio della chitarra classica. Egidio fino ad allora suonava solo ad orecchio, non conosceva le note ne’ sapeva collocarle al loro posto sullo spartito ma poco importa: lui si mette in gioco e studia, fa arpeggi, esegue scale, impara e migliora e poi improvvisa, compone piccoli brani. Racconta con entusiasmo, Egidio, e sebbene io dal sedile posteriore non riesca a vedere i suoi occhi – per me è solo una sagoma indistinta nella sera che parla come un fiume in piena – so bene che bruciano di orgoglio, di passione, di amore sconfinato per la musica.

La musica jazz in sottofondo continua a dipanare le sue note nell’abitacolo dell’auto mentre le storie di taxi continuano, il ritmo è veloce e sincopato come la voce di Egidio: dopo la chitarra classica il maestro gli ha proposto di cambiare genere e provare con la chitarra jazz, per lui una vera illuminazione per via della tecnica diversa, per le infinite possibilità di creare ed improvvisare.

Signora, che ne dice, le andrebbe di ascoltare un piccolo brano jazz che ho improvvisato“? Non faccio in tempo a dire di sì che già sullo schermo del telefonino scompaiono le mappe della città per lasciare posto ad un video di You Tube in cui il tassista-musicista è impegnato ad eseguire una interpretazione di Besame Mucho. Già, perché Egidio è anche un tassista social e condivide le sue performance musicali in rete (qui sotto, ne potete ascoltare una).

Ed ecco che quella che doveva essere solo una veloce corsa in taxi (casa-ufficio sono 15 minuti, non di più ma anche di meno se non c’è troppo traffico), si trasforma inaspettatamente in un concerto privato e il taxi una cassa armonica che fa vibrare all’infinito le note della chitarra. Quasi quasi, mi dispiace essere già arrivata a destinazione, pago la corsa, ringrazio e salgo le scale con la musica che ancora mi gira piacevolmente nelle orecchie.

Storie di taxi, viaggi nelle strade romane seguendo storie di vita e di persone.

Claudia Boccini

4 Commenti

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    Alessandra aprile 02, 2017

    Bellissimo articolo, bellissima storia di taxi e di vita.

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      Claudia Boccini aprile 04, 2017

      quando sono scesa dal taxi, ero leggera come una nota nell’aria :)

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    Egidio marzo 31, 2017

    Ringrazio di cuore, la Blogger, augurandole buon lavoro per aver dato spazio a un appassionato di musica e a lei un saluto e un s presto arrivederci. ….

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      Claudia Boccini marzo 31, 2017

      Era una storia di taxi bellissima, non potevo farmela scappare! Alla prossima corsa in taxi :)

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