Architettura di Bucarest che non ti aspetti

L’architettura di Bucarest non è soltanto palazzi in stile sovietico e una semplice passeggiata per le vie della città fa rà subito comprendere quanto questa città sia bella, assai più bella di quello che possono far intuire le guide di viaggio. Soprattutto, è una città capace di entusiasmare chi la visita con rispetto, curiosità e senza troppi preconcetti. E’ con vero piacere che torno a parlarvi della Capitale romena dopo il post informativo in cui vi ho dato qualche indicazione su come organizzare un viaggio nella capitale rumena e su cosa aspettarsi in termini di costi, di qualità della vita e di strutture alberghiere, per focalizzare ora l’attenzione sull’incredibile architettura di Bucarest, un mix incredibile di stili architettonici, quasi un compendio di urbanistica in cui convivono monasteri medievali, edifici ottocenteschi, deliziosi villini ed edifici in stile Liberty, Art Noveau o Bauhaus ed ovviamente i quartieri edificati in quello che definisco, probabilmente impropriamente, stile sovietico.

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Lungo la strada che dall’aeroporto porta fino in centro città, superata la zona degli immancabili centri commerciali e negozi di catene internazionali, si viene accolti dal grande polmone verde del Parcul Herăstrău con il suoi laghetti e complessi sportivi e subito dopo dall’elegante Parcul Kiseleff, al cui interno si intravedono villette e abitazioni eleganti in stile Art Deco, solo un assaggio dei tantissimi edifici dislocati soprattutto nella zona nord della città, che fanno facilmente immaginare quanto dovesse essere viva, vivace e incredibilmente moderna la Bucarest di fine ottocento e dei primi decenni del ‘900.

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Alcune delle case hanno una loro specificità, spesso sono ornate da caratteristici tetti a punta, da grandi tetti a falde spioventi oppure da bow-window o da torrette, talvolta con  intonaci che le fanno assomigliare alle ‘case a graticcio’ germaniche. Tanto per restare in atmosfera internazionale: il viale Kiseleff parte dall’Arcul de Triumf (che è una copia più piccola dell’omonimo Arco di Parigi) ed arriva fino a Piața Victoriei e se volete percorrerlo tutto a piedi ricordatevi che è più lungo degli Champs Elysées!

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Grazie ai frequentissimi contatti con le altri Capitali europee, ai numerosi esponenti dell’arte e dell’architettura romena che viaggiavano per l’Europa facendo proprie le diversi correnti architettoniche,  Bucarest tra il 1920 ed il 1945  ha assunto la fisionomia di una città eclettica ed ancora oggi, fortunatamente, gran parte degli edifici dell’epoca sono visibili. Alcuni sono stati accuratamente restaurati, ed allora gli intonaci dai colori tenui mettono in risalto le lesene, i cornicioni aggettanti, la linearità delle finestre o di contro le volute liberty mentre altri, ahimé, avrebbero davvero bisogno di un intervento urgente di restauro conservativo.

Noi abbiamo avuto la possibilità di ammirare alcune delle case più caratteristiche nella zona che da Piața Romana arriva fino a Piața Victoriei, letteralmente perdendoci tra le vie laterali mentre eravamo alla ricerca della Casa Museo Storck, l’abitazione dove avevano vissuto e lavorato gli artisti Frederic e Cecilia Storck, esponenti delle correnti artistiche romene del ‘900 e che oggi conserva, in un ambiente decisamente insolito per stile e struttura, alcune delle opere più rappresentative della loro produzione.

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Ma della Casa Museo Storck e degli altri piccoli Musei che si trovano a Bucarest ve ne parlo in un altro post per cui torniamo ad occuparci dell’ architettura di Bucarest e delle case di abitazione che hanno contribuito a dare alla città l’aspetto che oggi si può ancora osservare in alcune specifiche zone. Penso ad esempio agli edifici che si affacciano su Calea Victoriei ed al palazzo che ospita il Museo George Enescu, individuabile per la meravigliosa tettoia a forma di conchiglia rovesciata posta sull’ingresso principale, alle villette in stile Belle Epoque, alle sperimentazioni Bauhaus o che si rifanno alla Secessione di Vienna. A proposito della tettoia liberty de Museo Enescu: pensate a quanta capacità ingegneristica e costruttiva è stata necessaria per fare in modo che le mensole in ferro battuto sostenessero il grande peso del vetro senza per questo perdere in leggiadria ed eleganza!

George Enescu Museum

Se volete avere un compendio dei diversi stili dell’architettura di Bucarest ed in particolare dei diversi stili del ‘900, una buona soluzione è percorrere Bulevardul Dacia, via laterale di Piața Romana (con le spalle rivolte al centro di Bucarest, si trova a destra) dove accanto ad edifici Bauhaus si trovano edifici razionalisti, liberty e di stile sovietico. Un patrimonio architettonico di inestimabile valore, con una concentrazione di edifici d’epoca quasi impensabile in una Capitale che è stata stravolta nei suoi assetti urbani tradizionali per fare spazio all’edilizia popolare o ai Palazzi del potere, primo tra tutti l’abnorme (per stile, dimensioni, impatto) Palazzo del Popolo.

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Nel periodo tra le due guerre mondiali Bucarest aveva reddito e ricchezza al livello delle principali capitali e in questo contesto economicamente favorevole trovò fertile terreno il movimento modernista, ben presto confluito nell’Art Decò, con la presenza di architetti che avevano sviluppato ed affinato le loro competenze in Francia, portando poi a Bucarest lo stile d’Oltralpe seppur rivisto con elementi e richiami alla tradizione slava. Nella zona di Lipscani c’è perfino un passaggio coperto, la Galleria Villacrosse, dove si trovano bar e ristoranti e sembra davvero di essere nella Capitale francese! Chissà, forse è anche per questo che Bucarest si ritrova l’appellativo di “Piccola Parigi dell’Est”!

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Tra gli edifici Art Noveau si annoverano anche gli interni del Ristorante Caru Cu Beri mentre due edifici molto particolari sono sono gli hotel Lido e Ambassador, in Bulevardul Magheru (il nostro hotel era poco distante e ci siamo passati accanto spesso), palazzoni con decine e decine di stanze, uno che riprende lo stile Bauhaus mentre l’altro è più art decor.

Bucarest è una città davvero affascinante, capace di ammaliare con il suo fascino un po’ velato dal tempo, la sua storia talvolta controversa e l’insospettabile offerta culturale. A Bucarest una semplice passeggiata per le vie del centro si trasforma in un ripasso di architettura e sì, capita di restare sorpresi da tanta bellezza, tale da far inserire giustamente la città dal quotidiano britannico The Guardian tra le 10 migliori città europee per il design art decò insieme, tra l’altro, a Parigi, Berlino, Nizza ed alla città di Kaunas in Lituania.

Claudia Boccini

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