Come ragni sulla costa: i trabocchi di San Vito Chietino

Un lungo tratto di costa, che dall’Abruzzo corre veloce fin nel Gargano seguendo la statale Adriatica, è caratterizzata da strane architetture lignee che si protendono aeree verso il mare aperto. In Abruzzo il territorio interessato dalle  ‘macchine da pesca’ prende appunto il nome di Costa dei Trabocchi, un tratto che da San Vito Chietino arriva fino a Vasto e dove numerose sono le strutture ancora utilizzate e visitabili. Visti da lontano, i trabocchi appaiono quasi come ragni appesi ad un filo, oppure come strani animali preistorici dalle lunghe antenne protese verso il largo. Sebbene quasi nessuno venga più utilizzato per il solo scopo per cui era stato costruito – la pesca è, ove ancora praticata, attività assolutamente residuale – e le particolarissime piattaforme oggi si sono evolute in ristorantini esclusivi dove assaggiare menù curati a base di prodotti ittici o fare aperitivi sfiziosi in uno scenario mozzafiato, possiedono il fascino epico ed un po’ intrigante che caratterizza tutte le realizzazioni dell’uomo che sono una sfida agli elementi naturali. Un paio di anni fa abbiamo visitato uno dei trabocchi di San Vito Chietino (per l’esattezza, a Marina di San Vito, la parte ‘marinara’ della cittadina, dove abbiamo trascorso un week end di mare e di cultura), il Trabocco di Punta Tufano, forse non uno dei più grandi o dei più famosi (del Trabocco di Punta Turchino ne parla anche Gabriele d’Annunzio) ma che oltre alle consuete proposte di ristorazione svolge attività didattica ed opera come centro di divulgazione.

Abruzzo Costa dei Trabocchi 1

Macchine per pescare nate dalla capacità costruttiva ed ingegneristica di alcune famiglie di pescatori e dei loro discendenti – i Verì e gli Annecchini che le cronache vogliono originarie dalla Francia e dalla Germania –  artefici della costruzione di gran parte dei trabocchi di San Vito Chietino e di quelli presenti sulla costa abruzzese nonché di alcuni – a quanto mi risulta non più esistenti – che erano stati costruiti nell’area di Castiglione della Pescaia, in Maremma, a seguito del trasferimento di un ramo della famiglia.

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I trabocchi sono strumenti di lavoro, strutture tutto sommato recenti – le prime notizie dei trabocchi risalgono al XVIII° secolo – che nascono dall’esigenza di rendere possibile l’attività ittica in ogni condizione, anche quando il meteo è avverso e sconsiglia di mettere in acqua le imbarcazioni. Semplificando molto, si possono definire i trabocchi come palafitte per pescare e ciò che li caratterizza è l’equilibrio perfetto di assi, tavole, pali di legno (molto usato il pino di Aleppo, capace di resistere a lungo) che vengono assemblati in un ordine solo apparentemente casuale. Alcuni dei trabocchi più vecchi, i pochi non ancora restaurati o recuperati, sembrano davvero un accozzaglia di assi di legno di recupero, essenze lignee diverse sbiancate dal sale, apparentemente non in grado di sopportare le ingiurie del tempo e del mare.

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I trabocchi di San Vito Chietino sono sempre organizzati con una passerella di legno che parte dalla terraferma ed utilizza scogli affioranti e pali piantati nella sabbia per creare un pontile aereo che porta fin sulla piattaforma vera e propria, a circa 4 metri di altezza sul mare. Qui si trova un casotto di legno che serve come riparo e magazzino e la macchina per pescare, due lunghi pali di legno, vere e proprie ‘antenne’ protese orizzontalmente fuori dal trabocco, a cui è agganciata la rete da pesca a maglie strette: una volta la rete era manovrata a forza di braccia, oggi per lo più viene mossa tramite un argano elettrico.

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E’ una pesca stanziale e a vista, quella che si fa dal trabocco, soggetta alle correnti ed alle migrazioni del pesce:  il traboccante abbassa il bilanciere con la rete in acqua e solo quando vede un banco di pesci avvicinarsi e passarci sopra, tira rapidamente la rete in alto. Un vero e proprio trabocchetto, di nome e di fatto (da cui il nome trabocco). Il pescato è rappresentato dai pesci che restano imprigionati sulla rete, e vi assicuro che non è un’attività facile perché occorre occhio, intuizione, velocità, esperienza. La visita didattica ai trabocchi di San Vito Chietino ed in particolare al trabocco di Punta Tufano è stata un’esperienza interessante per comprendere tecniche antiche e riscoprire uno dei mestieri in via di estinzione (chi più fa il traboccante puro?).

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Dopo la dimostrazione, al Trabocco di Punta Tufano è stata servita una piccola degustazione di prodotti e conserve di produzione propria (tra cui la buona marmellata di cetrangolo, agrume simile all’arancio amaro, che ho acquistato). Sul trabocco, oltre a conoscere la vita dei traboccanti ed assistere alla dimostrazione delle attività di pesca, è possibile fare aperitivi, cene (in genere sono a prezzo e menù fisso, variabile in base al pescato) e ritrovare lo spirito orgoglioso e schietto che caratterizzava i traboccanti.

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Informazioni generali su Marina di San Vito:

  • località marittima e balneare, ben collegata tramite l’Autostrada A14 (uscita Lanciano) e treno (stazione San Vito-Lanciano), ha una lunga spiaggia adatta a famiglie, numerosi ristorantini (anche economici), hotel, pensioni e B&B ed anche una bella pista ciclabile realizzata lungo quella che era la massicciata della vecchia ferrovia;
  • a San Vito Marina numerosi i trabocchi che si possono osservare, uno molto grande è anche installato sul molo del porticciolo del porto canale (a mio parere, il meno entusiasmante, proprio perché meno selvaggio);
  • a breve distanza da San Vito, la bella città di Lanciano e poco più distante il massiccio della Majella, che nelle belle giornate si vede molto bene dalla costa;
  • scendendo lungo la costa verso Vasto, a pochi chilometri da San Vito Marina dopo aver superato il Trabocco del Turchino, in contrada Le Portelle si trova l’Eremo Dannunziano, una casa rurale dove il poeta soggiornò per un paio di mesi con la sua amante Elvira Leoni e dove ambientò il romanzo “Il Trionfo della Morte”, in parte autobiografico;
  • a Marina di San Vito abbiamo pernottato in Contrada Portelle, in quello che una volta era l’hotel Garden ed ora è stato ristrutturato e  rinnovato secondo i moderni standard alberghieri e rinominato come La Chiave dei Trabocchi, in ottima posizione sulla costa;
  • Per ulteriori informazioni, consultare il sito istituzionale del Comune di San Vito Chietino, con una sezione specifica sui trabocchi (colonna a sinistra, in fondo)

 Abruzzo Costa dei Trabocchi 2

Claudia Boccini

6 Commenti

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    Elena settembre 07, 2017

    Bellissimo! Mio papà è di origine abruzzese, mi hai fatta tornare indietro nel tempo, alle mie vacanze da bambina… grazie!!!

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      Claudia Boccini settembre 07, 2017

      Grazie a te! I trabocchi sono proprio belli e… riesco quasi ad immaginare come potessero sembrarti grandi quando tu eri piccolina (e chissà, forse simili ad un castello dove vivere mille avventure! :) )

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    Francesca Zocca settembre 07, 2017

    Buongiorno, io sono stata quest anno in vacanza a Marina di San vito. Il posto é bello si mangia bene…ma c é una non curanza e una sporcizia davvero allarmante..cani e gatti randagi. Escrementi ovunque e cigli dei viottoli con di tutto e noi eravamo in centro..Peccato perchè sarebbe un bel paesino..

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      Claudia Boccini settembre 07, 2017

      Peccato! E’ pur vero – e me ne rammarico ogni volta – che talvolta la sporcizia deriva dalla stessa inciviltà di chi fruisce un territorio (e non c’è Comune o Amministrazione che possano far qualcosa, perché in quel caso è proprio l’educazione alla cosa pubblica che manca). Noi ci siamo stati ad inizio estate – quindi lontani dal periodo delle vacanze generalizzate – e non abbiamo notato una situazione eccessivamente degradata. E, fammelo dire da ‘gattolica osservante‘, i mici randagi erano simpatici :) e in cerca di coccole!

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    Flavia settembre 07, 2017

    Lo sai Claudia, io sono nata a Lanciano e ho vissuto quelle zone fino a 17 anni. Poi mi sono trasferita a Napoli, innamorata della grande città e non ho messo più piede in Abruzzo. San Vito e la costa adriatica abruzzese sono stati i miei luoghi di vacanza da bambina, li ricordo selvaggi e minimalisti. Per me non c’era niente da raccontare insomma, invece tu sei riuscita a scrivere addirittura un intero articolo sui trabocchi di San Vito! Bravissima, ti ammiro, io non ci sarei mai riuscita!

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      Claudia Boccini settembre 07, 2017

      Grazie Flavia! Forse è perché i luoghi in cui siamo vissuti da bambini ci sembrano così ‘consueti’ che non ci rendiamo conto quanto possano essere belli e affascinanti (spesso succede anche a me con le zone della Toscana che conosco meglio). E, poi, i trabocchi secondo me sono un’elegia concreta e materica alla capacità dell’umo di ingegnarsi e di sfidare le avversità. Un ‘saper fare’ che spero non si perda del tutto.
      Claudia

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