Rocca di Frassinello la cantina di Renzo Piano in Maremma

La vedevo tutte le volte che da Roma raggiungevo Follonica. Anzi, le passavo quasi accanto, io sull’auto che sfrecciava sull’Aurelia lei ferma in mezzo al verde, solo il rosso a distinguerla dai filari di viti fitti fitti sulla collina. E tutte le volte mi chiedevo come fosse realmente, se oltre al cubo di vetri ed a quella specie di campanile svettante – rosso anche lui – che apparivano solo per qualche secondo prima di essere inghiottiti dalla velocità della macchina ci fosse altro, più nascosto e segreto. Un edificio particolare, una cantina specialissima quella di Rocca di Frassinello, tenuta viti-vinicola conosciuta per i suoi vini selezionati, blend di uve che assorbono il gusto della terra maremmana, maturano al calore del sole estivo e beneficiano dei venti che arrivano dal mare. Ma soprattutto Rocca di Frassinello è famosa per essere la cantina di Renzo Piano o, per meglio dire, per essere stata ideata dal grande architetto italiano che ha seguito un progetto in cui l’efficienza delle strutture si unisce alla storia del territorio.

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Finalmente in un pomeriggio caldissimo di agosto in cui l’indicatore della temperatura della macchina segnava 42° (sì, 42, avete letto bene, in pratica stavamo viaggiando all’interno di un atmosfera opaca di calore, quasi febbricitante, giusto il clima ideale per fare una visita guidata con degustazione di vini!) abbiamo raggiunto lungo una strada di campagna sterrata e polverosa – non senza qualche difficoltà perché la tenuta di Rocca di Frassinello è come una bella donna che si fa vedere ma non si concede facilmente – la cosiddetta Cantina di Renzo Piano.

La visita guidata l’abbiamo prenotata via mail direttamente dal sito della Tenuta, al costo di 20€ a testa inclusa la degustazione di 4 vini di produzione. Ma a dirla tutta, non era tanto per l’assaggio di vino che volevo visitare la cantina – anche perché alle 5 di un pomeriggio caldissimo più che altro avrei avuto voglia di bere una bella granita fresca al limone – quanto per vedere, toccare, entrare in quella che da fuori appare poco più di un parallelepipedo di vetro sormontato da una torretta rossa appoggiato su una grande piazza a sua volta posta sulla cima di una collinetta.

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Dal lato che guarda l’Aurelia e le colline di Vetulonia (antica ed importantissima città etrusca) la struttura della cantina è estremamente sobria, minimalista ed allo stesso tempo orgogliosamente consapevole della sua diversità rispetto alle altre cantine tradizionali maremmane mentre dal lato posteriore, quello di ‘servizio’ immerso in un uliveto, appaiono meglio  le diverse strutture adibite a uffici, sale espositive e foresteria.

Insieme alla nostra guida scopriamo che il grande piazzale di mattoni rossi che gira tutto attorno al parallelepipedo di vetro (lei ci dice che lo stesso Renzo Piano lo ha definito ‘il sagrato’, quasi fosse parte di una cattedrale – e forse lo è) che per me aveva solo una funzione architettonica decorativa e slegata da qualsiasi utilizzo pratico, è il tetto della cantina vera e propria, di cui il cubo trasparente che si vede da lontano non è altro che un’emergenza poco più che decorativa che contiene la sala vendita, la reception ed uno spazio polifunzionale utilizzato anche come sede espositiva. Nella foto qui sotto vedete il plastico dell’intera struttura e forse si comprende meglio il gioco dei volumi.

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Man mano che la visita procede, è evidente che nulla della cantina di Renzo Piano nasce per caso: ogni elemento apparentemente decorativo ha una sua specifica funzione pratica, con astuzie che facilitano i processi di raccolta e lavorazione delle uve. Vi chiedo ora di soffermarvi sulla foto qui sotto, con le grandi vele bianche e di aguzzare la vista per individuare i tombini quadrati che si ripetono con regolarità nel pavimento tutto attorno al sagrato, che non sono elementi decorativi ma hanno una funzione ben specifica: al momento della vendemmia, i trattori arrivano direttamente sul sagrato grazie ad uno scivolo carrabile che parte accanto alla zona degli uffici e scaricano i grappoli direttamente sui tavoli di lavoro che vengono posti sotto i tendoni che, se vedete bene, sono posizionati su ruote. La lavorazione e la cernita sono immediate per evitare che l’uva si deteriori e una volta puliti i grappoli vengono fatti scendere, proprio attraverso i tombini, direttamente nelle vasche di fermentazione. E man mano che le vasche si saturano, i tendoni si spostano in un’altra sezione del sagrato. Decisamente geniale, decisamente un progetto da archistar!

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Pensavano di aver visto abbastanza, ma non sapevamo che eravamo soltanto all’inizio di un viaggio affascinante all’interno della Cantina di Renzo Piano (con questo appellativo non intendo nulla togliere al Cavaliere del Lavoro Paolo Panerai, giornalista economico, uomo di cultura, manager ma soprattutto proprietario insieme ai Baroni de Rothschild dei Domini di Castellare di Castellina, di cui la Rocca di Frassinello fa parte: semplicemente la Tenuta è conosciuta generalmente così nella zona della Maremma in cui si trova) perchè la nostra guida ci ha accompagnato alla scoperta di di un luogo davvero speciale posto all’interno della collina, dove il saper fare dell’architetto si sposa con le esigenze di produzione vinicola. Perché scesi di un piano e aperta una porta di acciaio – la sensazione era di entrare in un caveau – ci si trova nel cuore della Tenuta, nella barriccaia dove i vini prodotti a Rocca di Frassinello affinano e maturano.

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No, non immaginate la solita cantina e la solita barriccaia, ve l’ho detto che Rocca di Frassinello è la cantina di Renzo Piano e qui tutto è speciale, diverso, sorprendente: oltre la porta di acciaio ci si trova in un immenso locale cubico, con gradoni e scale – a me ha ricordato un teatro greco seppur quadrato e a Francesco un ring pronto ad ospitare una sfida tra atleti – dove sono disposte, in ordine perfetto, le 2.500 barriques da 225 litri. L’impatto visivo (e olfattivo, alla fin dei conti siamo in una cantina) è capace di togliere il fiato e automaticamente le voci si abbassano, il sussurro prende il posto delle parole scandite quasi a sottolineare la sacralità del luogo e dell’opera.

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L’associazione ad un teatro non è casuale: la guida stessa ci racconta che spesso nella cantina, che ha una buona acustica, si tengono concerti di musica ed allora in quel caso gli spettatori si siedono sui gradoni delle botti, al centro si dispone l’orchestra e si crea un mix unico di esperienze sensoriali. Deve essere davvero emozionante poter assistere ad un evento del genere, ma non è poi così difficile come si potrebbe pensare: nel 2017 la barriccaia di Rocca di Frassinello ha aperto le sue porte per ospitare la serata inaugurale del Grey Cat Jazz Festival, con il concerto per piano solo di Danilo Rea introdotto dalla visita alla cantina e da un aperitivo a base di prodotti del territorio.

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Pensate che Rocca Frassinello, la cosiddetta Cantina di Renzo Piano, abbia finito i suoi coup de théâtre? Nossignori, proprio no! Perché accanto alla barriccaia è stato realizzato un piccolo museo archeologico privato in cui sono confluiti i reperti etruschi rinvenuti nel corso dei lavori per la creazione della Tenuta – i filari di viti sono stati impiantati dove prima non c’era assolutamente nulla, solo macchia mediterranea e bosco. Ai margini della zona a viti sono state infatti rinvenute alcune tombe a tumulo – al momento ne sono state scavate circa una decina ma la necropoli, denominata di San Germano, ne conta almeno una trentina, quindi un vero e proprio tesoro archeologico che sottolinea come la zona fosse già abitata dall’antichità e facesse probabilmente parte del territorio di Vetulonia.

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All’interno delle sepolture, purtroppo già note ai tombaroli, sono stati comunque rinvenuti oggetti di grande valore come i frammenti di un bellissimo stamnos a figure rosse, un vaso utilizzato per contenere il vino di produzione attica che oggi si può ammirare nel museo restaurato, alcuni vasi in ceramica e in bucchero, contenitori per unguenti, calici, coppe e bacili (notevole quello con gli uccellini sui manici, lo vedete nella foto qui sotto a sinistra), fibule in bronzo e un orecchino d’oro. Sempre nel piccolo museo, curato per gli allestimenti espositivi da Italo Rota, sono state inserite delle riproduzioni di abiti etruschi realizzati in base alle figure dello stamnos.

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La visita guidata è proseguita con la degustazione di alcuni dei vini prodotti a Rocca di Frassinello in un wine tasting verticale che è partito dall’unico bianco prodotto nella tenuta, il Son la Pia, vermentino versatile adatto per piatti di pesce ma che io vedrei bene anche per aperitivi estivi, accompagnato da piccoli amouse-bouche a base di formaggio fresco e verdure; abbiamo poi proseguito con l’Ornello, in cui sono ben presenti le uve Syrah e che ha un carattere brusco e deciso che esalta le pietanze di carne e gli affettati toscani (a proposito: l’ornello è il pungolo usato dai butteri maremmani per governare i branchi di armenti); a seguire è stato versato nei calici Le Sughere, a mio parere il migliore in assoluto di quelli assaggiati, una texture che al palato risulta morbida e vellutata ed in cui prevalgono i sentori floreali e di frutti rossi. Per finire, come in tutte le degustazioni verticali che si rispettino, uno dei vini top della tenuta di Rocca di Frassinello, il Rocca di Frassinello, appunto. Un vino-spettacolo che nasce da un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon, dal colore rosso rubino intenso che assume in trasparenza riflessi di granati, tannico ma non eccessivo, con sentori speziati e di frutta. Un gran vino, come ci si potrebbe aspettare, adatto per piatti importanti oppure da sorseggiare come vino da meditazione accompagnato da scaglie di formaggi stagionati. Un altro dei tesori di Rocca di Frassinello – che però non abbiamo assaggiato – è il Baffo Nero, merlot in purezza, DOC Maremma Toscana e fuoriclasse dell’Azienda. Una curiosità: Rapture of the Grape è un ulteriore vino (IGT Maremma Toscana) prodotto da Rocca di Frassinello che nasce dalla collaborazione con David LaChapelle, artista eclettico (e l’etichetta del vino è stata realizzata proprio da LaChapelle).

“Rocca di Frassinello, disegnata da Renzo Piano, è stata inaugurata il 21 di giugno, solstizio d’estate, del 2007. Nel realizzarla, prima joint-venture nel vino fra Italia e Francia, la passione che ci ha spinto non è stata quella di creare un monumento al committente o al vino. Come dice Renzo Piano una cantina è pur sempre uno stabilimento, anche se vi si trasformano prodotti della natura e non si costruiscono automobili. (Paolo Panerai).”

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La nostra visita a Rocca di Frassinello ed alla cantina di Renzo Piano non poteva terminare senza che andassimo a visitare il parco archeologico della necropoli di San Germano, ad un paio di chilometri di distanza dai cancelli di Rocca di Frassinello (comunque sempre parte della tenuta). Certo, forse non il momento migliore considerato il caldo e l’abbigliamento non proprio ‘da campagna’, ma sapete com’è Francesco, quando si mette in testa di fare qualcosa, la fa. Ed ecco quindi che abbastanza su di giri per il wine tasting che unito al caldo ha un effetto deleterio per la mia capacità di concentrazione, ci siamo incamminati all’imbrunire soli soletti nel boschetto silenzioso e letteralmente senza un’anima viva per visitare la necropoli, che  prende il nome da una chiesa che era nella zona, ora crollata, e si trovava su quella che era una via di collegamento con la vicina Vetulonia, antica e potente città della Dodecapoli etrusca.

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Lo ammetto: sono piuttosto fifona e ho il terrore di serpenti, lucertole e animali striscianti di ogni sorta per cui ad ogni minimo frusciar di foglie o cinguettio di uccellini entravo in ansia: credo di non aver mai visitato tanto velocemente  – e male – il complesso di tombe a tumulo rinvenute, che risalgono alla seconda metà del VII secolo a.C. e visti i reperti e la qualità degli edifici appartenevano probabilmente a famiglie etrusche benestanti o dell’aristocrazia. Peccato perché il piccolo parco archeologico è ben organizzato, con sentieri ben delimitati e cartelli informativi, sia generali che sui singoli tumuli e le tombe stesse sono ben conservate con i loro dromos e la camera funeraria vera e propria. Vorrà dire – visto che il parco archeologico è aperto sempre e la visita è libera e gratuita, che ci torneremo!

Informazioni utili:

  • Rocca di Frassinello – Loc. Giuncarico (frazione di  Gavorrano, Grosseto) – tel. 0566.88400/0566.88298
  • mail per prenotare le visite: visite@roccadifrassinello.it

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Claudia Boccini

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