Dutch Design Week di Eindhoven: scopri cosa è il design!

Non è da oggi che mi incuriosisce il mondo del design, la sperimentazione, le dinamiche che portano alla realizzazione di oggetti e ‘cose‘ che accanto ad un’estetica gradevole uniscono funzionalità e semplicità di uso. Oggetti, abiti, auto, arredi e esperienze, proposte e progetti accomunati da una costante ricerca di soluzioni, che vanno oltre il consueto, l’ordinario, non per stupire o sconvolgere, ma per proporre esperienze di innovazione che molto spesso si traducono in nuove produzioni industriali, più vicine alle esigenze e alle aspettative di chi, alla fine, è il vero fruitore del design, il consumatore, sia esso un singolo o una multinazionale alla ricerca di novità. D’altra parte, la domanda fondamentale da porsi è: “Cosa è il Design?” Il vocabolario mi suggerisce  una definizione basica, ovvero “Ideazione e progettazione di oggetti d’uso da prodursi in serie dall’industria, secondo forme esteticamente valide in rapporto alla funzionalità dell’oggetto“. Bene, questa è una  definizione decisamente ortodossa. Ma il design è anche ricerca, sperimentazione, provocazione consapevole, sovvertimento delle abitudini per raggiungere traguardi sovente immaginati ma ancor più spesso studiati a tavolino, analizzati in ogni più minimo dettaglio. Cosa è, per me, il design? Di certo, l’unione della creatività all’estetica, l’innovazione sperimentale volta alla ricerca di soluzioni. E per cercare di capire meglio cosa sia il design, in quante vesti si presenti e soprattutto per scoprire cosa ‘bolle in pentola’ in quella che è una vera fucina di talenti, ad ottobre 2017 siamo partiti alla volta dell’Olanda per partecipare alla giornata inaugurale della Dutch Design Week di Eindhoven, che si è svolta dal 21 al 29 ottobre 2017.

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Perché Eindhoven non è soltanto la patria della multinazionale Philips (sì proprio quella delle lampadine) ma possiede numerosi centri di ricerca e sperimentazione e una vera e propria scuola che forma i designer ed i creativi di domani, la Design Academy di Eindhoven (*). E se esiste in Europa una città legata a doppio filo al design ed alla ricerca innovativa, questa è proprio la città olandese, che da piccolo, tranquillo borgo del Nord Brabante grazie alla lungimiranza del signor Gerard Philips a partire dal 1891 si è trasformata nella ‘città della luce’ e delle innovazioni. Ma della città vi parlerò in modo approfondito in un prossimo post, oggi voglio soffermarmi sulla Dutch Design Week di Eindhoven, l’appuntamento annuale che si svolge alla fine del mese di ottobre.

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Sebbene le principali zone deputate ad ospitare le esposizioni ed i padiglioni tematici siano la Strijp Area, la Central Area e la East Area, oltre all’edificio della Witte Dame (la ex fabbrica Philips, centralissima) dove si tiene il graduation show degli allievi della Design Academy, a dir la verità, tutta la città – dai musei agli edifici pubblici passando per i centri commerciali, gli hotel, edifici dismessi e singoli negozi – è coinvolta. Molti eventi, esposizioni ed installazioni sono inseriti nel contesto urbano, tant’è che nei giorni della Dutch Design Week di Eindhoven la località si trasforma nella città del Design tout court. In totale, all’edizione 2017 hanno preso parte 2.600 progettisti e designer dislocati su 110 sedi e quest’anno vi è stato un numero record di visitatori, ben 335.000, che hanno potuto scegliere cosa vedere e a quali eventi – un numero spropositato, 610 – partecipare.

Alcune delle proposte creative sono ancora allo stato embrionale di idea, altre sono molto più che semplici progetti: quel che è certo è che visitare la Dutch Design Week di Eindhoven significa immergersi nella creatività a tutto tondo, al design inteso come mezzo di innovazione e di confronto. Non solo oggetti, materiali e soluzioni pratiche oppure studi propedeutici per una fruizione diversa delle città: i campi in cui il design trova terreno fertile sono pressoché infiniti e alla Dutch Design Week di Eindhoven sono stati proposti per aree tematiche: design dell’educazione, del management, del cibo, graphic ed industrial design, design di prodotto e di servizio oltre ovviamente al design più popolare, fruibile e conosciuto, quello applicato alla moda ed alla produzione tessile.

Gran parte dei progetti e delle realizzazioni esposte possono essere provati, testati, toccati, in un evento che è uno e mille contemporaneamente, fatto di infinite suggestioni creative che stimolano domande, suggeriscono risposte e alimentano le discussioni ed il dibattito; in cui si percepisce il valore della forza creativa, non importa che promani da affermati professionisti del design internazionale o da giovani, entusiasti creativi appena usciti dalle più famose scuole ed università. In tutti i casi, lo spirito comune di chi partecipa all’evento è quello di rendere il nostro quotidiano migliore, più sostenibile, più vivibile e più interconnesso. Nel corso della Dutch Design Week di Eindhoven (2017) è stata posta poi particolare attenzione all’influenza della digitalizzazione e della robotizzazione della nostra società, all’artigianato, alle questioni sociali e all’economia circolare e alle nuove collaborazioni tra designer e industria oltre che ai percorsi formativi collegati al design, di cui appunto la Design Academy di Eindhoven rappresenta uno dei capisaldi.

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A meno di non essere esperti della materia e quindi sapere esattamente cosa vedere e quali temi approfondire, lo spirito migliore per partecipare alla Dutch Design Week di Eindhoven è quello dell’esploratore curioso: ed è esattamente con questo stato d’animo che io e Francesco abbiamo visitato alcune delle sedi espositive – impossibile vederle tutte in una sola giornata! – cercando di cogliere elementi, ispirazioni e motivazioni alla base di scelte e creazioni, sicuri che molto di ciò che abbiamo visto, in un futuro più prossimo di quanto possiamo immaginare, entreranno a far parte della quotidianità. Non esiste un design migliore, più bello o più utile: nel design tutto è strettamente interconnesso – buono, bello, utile, risolutivo – e ciò che fa realmente la differenza è la capacità di un progetto di far nascere riflessioni costruttive, stimolare cambiamenti, uscire dalla carta e diventare familiare: talvolta la soluzione è più semplice di quel che si possa pensare ma finché qualcuno, dotato di maggiore acume o dell’impagabile capacità di guardare oltre non la svela, resta solo il problema.

I progettisti amano lavorare insieme, cercando i bordi della possibilità, si allungano. Tutti cercano di rendere il mondo un posto migliore, come idealisti professionali. Cercano di aiutare il nostro mondo ad avanzare, passo dopo passo, per rendere il mondo più bello, più sostenibile, più sano, più socievole, forse meno solitario e per esempio più pratico. Durante il DDW si manifestano come una forza creativa della natura ” – Martijn Paulen (direttore della Dutch Design Week di Eindhoven).

Nella nostra giornata dedicata alla Dutch Design Week di Eindhoven (2017) la mattina abbiamo visitato la zona della Strijp Area, dove una volta c’erano gli opifici e le fabbriche della Philips, dedicata a promuovere alcuni aspetti del design. Ci siamo focalizzati sui progetti collegati all’alimentazione, a quelli che promuovono la mobilità sostenibile e il basso impatto ambientale, sulle nuove frontiere del design industriale e nel design di interni. Varcare la soglia delle ex fabbriche equivale ad entrare in un mondo a parte, dove si accavallano idee, proposte, sensazioni. Aver visitato le diverse esposizioni di sabato e nella prima giornata della Dutch Design Week ha influito non poco nella fruibilità dei singoli progetti tuttavia la grandissima affluenza di persone – curiosi, esperti, entusiasti – e il fatto che alcuni spazi fossero quasi irraggiungibili per la ressa, non hanno influito più di tanto sulla nostra esperienza di blogger appassionati di tutto ciò che è ‘saper fare‘.

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Solo una piccola selezione – estremamente limitata e che nasce da una scelta assolutamente personale – di alcuni progetti presenti alla Dutch Design Week di Eindhoven, che ci hanno particolarmente sorpreso:

1. Madetomend: un tessuto innovativo di tweed rinforzato, che parte dal ‘rammendo’ per creare abiti e tessuti d’arredo indistruttibili, in grado di durare all’infinito;

2. Gova: tutto ruota attorno alle foglie di alloro, pianta decorativa e medicinale. Un progetto che interconnette oli essenziali, tradizione e medicina, per incoraggiare la discussione sull’utilizzo di biomateriali all’interno dell’industria farmaceutica.

3. Skonne: azienda giovanissima (fondata solo nel 2017) che crea tappeti ‘tailor made’ attraverso un Carpet Creator, un configuratore che da una singola collezione riesce a sviluppare infinite possibilità , con pattern mai uguali, da produrre in dimensioni e forme totalmente personalizzate.

4. Botanic Bites: sviluppano idee che ruotano attorno al cibo. Sostenibile, vegetariano e gustoso. Salsicce a base di funghi, polpettoni di pomodoro, hamburger di alghe. L’innovazione nel piatto è una realtà.

5. Mykoonn: un concetto modulare di decorazione, dedicato a soddisfare i bisogni dell’industria dell’ospitalità, che utilizza la stampa e il taglio laser 3D per fare Custom Branding. Souvenir divertenti assemblati attorno ad una vite di plastica standard di 2.5 cm. di larghezza – alla Dutch Design Week di Eindhovem (2017) erano esposti divertenti tappi per bottiglia decorati con i monumenti iconici delle città più famose del mondo – che promuove un concetto fondamentale: tutte le città e gli ecosistemi sono collegati.

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6. Changing Perspective: uno nuovo, curioso strumento interattivo per gestire le discussioni nei grandi gruppi: in base alla posizione dei piccoli apparecchi luminosi sui tavoli di monitoraggio, si visualizzano le diverse ipotesi e proposte e  si alimenta lo scambio di prospettive, rafforzando valori e motivazioni.

7. Plukgoed: ovvero come le sfide si fanno anche con le mele. Talvolta le innovazioni sono idee semplici, ma a cui non aveva pensato ancora nessuno. Nei supermercati si vendono mele che per essere economicamente vantaggiose sono refrigerate, conservate e stivate per lungo tempo in magazzini. I coltivatori non possono concorrere con la grande distribuzione  in termini di costi, anche se le mele raccolte esattamente nel giusto momento di maturazione sono le più buone e salutari. L’idea, semplice ma innovativa? Renderle uno snack appetibile e gustoso che giustifichi il costo maggiore. Ecco l’idea plus: utilizzando per la distribuzione i tipici dispenser olandesi per crocchette e frikadellen (se siete stati in Olanda li avrete di sicuro visti!). Ecco che due singoli prodotti classici e tradizionali (mele + dispenser) diventano innovativi mettendoli insieme. Basta un’idea valida, non serve molto di più, per fare la differenza. 

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Nel pomeriggio ci siamo dedicati alle esposizioni della Dutch Design Week in centro città e a visitare presso la Witte Dame (sede della Design Academy di Eindhoven)  il Graduation Show: se la mattina le proposte che avevamo avuto modo di osservare avevano nella gran parte superato la fase di pre-industrializzazione o erano già sul mercato, qui si è nella fase totalmente sperimentale e progettuale. Dislocati su più piani dell’ex edificio industriale, vengono messi in mostra – all’attenzione del pubblico ma anche agli esperti di settore e degli head-hunters –  i lavori ed i progetti degli allievi dei corsi di baccalaureato e master: alcuni sono davvero innovativi, sperimentali e in alcuni casi bizzarri, altri fanno presagire una loro rapida evoluzione commerciale. Tutti, estremamente interessanti. Anche qui, una piccola selezione dei progetti che a mio parere vanno tenuti d’occhio:

1. nella sezione Uomo e benessere segnalo il progetto Courant d’Air di Océane Romanet, che sviluppa un sistema di raffreddamento alternativo che utilizza l’acqua, che viene fatta evaporare attraverso mattoni porosi. Ispirato dai tradizionali contenitori in terracotta che venivano messi  sulle finestrelle delle abitazioni mediorientali per portare aria più fresca nelle case, l’autrice ha costruito con i suoi elementi in terracotta porosa alcuni luoghi urbani, come una fermata di autobus, un padiglione e delle tettoie;

2. nella sezione Uomo e Attività, la designer Lisanne Koning ha dato vita al progetto Inside the box, una scatola di emergenza-sussistenza che contiene beni di prima necessità per rifugiati o coloro che si trovano in aree terremotate o disastrate. Ci sono alimenti, beni di prima necessità e medicinali. In più, i contenitori di cartone all’interno sono stampati con giochi per i bambini, che si possono assemblare facilmente, che possono ritrovare la loro infanzia anche in situazioni difficili. Le scatole non vengono più gettate via ma si trasformano in nuovi oggetti ludici, portando un po’ di serenità nelle giornate terribili dei bambini che non hanno più riferimenti ed hanno perso tutto;

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3. sempre nella sezione Uomo e Attività, il giovane creativo Kristofers Reidzans ha disegnato delle scarpe che sono molto più di un accessorio da indossare: realizzate in stretta collaborazione con artigiani della Lettonia in un mix di materiali naturali e sintetici, sono state progettate per essere un’estensione del corpo o, come dice lo stesso Kristofers “to amplifying the body’s navigation through contemporary urban space” (per amplificare la navigazione del corpo attraverso lo spazio urbano contemporaneo). Con il suo progetto Altering the Landscape promuove la consapevolezza di chi indossa le sue calzature, lo trasforma in un elemento in movimento dentro il paesaggio per creare nuove esperienze, passo dopo passo;

4. particolare apprezzamento, nella sezione Man and Communication, per il designer Simon Dogger, un giovane creativo non vedente che ha focalizzato il suo progetto su una particolare ‘assenza‘ comunicativa comune a tutti coloro che non dispongono del senso della vista: quando comunichiamo, le nostre espressioni facciali contribuiscono a dare senso al nostro parlato, rafforzano concetti ed emozioni. Chi non può vedere perde una buona parte del senso della comunicazione emozionale. E’ proprio questo che Simoin cerca di recuperare attraverso  il suo Emotion Whisperer, un piccolo strumento che viene fornito assieme ad un paio di occhiali con fotocamera, che inviano le  immagini del partner con cui si sta conversando ad un’applicazione di riconoscimento delle emozioni. Queste vengono analizzate e tradotte in segnali sensoriali: emozioni come l’attenzione, la sorpresa o la felicità si riconoscono da una specifica vibrazione del piccolo dispositivo che viene tenuto nel palmo della mano. Si riesce addirittura a ‘sentire’ il sorriso di una persona. Il progetto di Simon Dogger ha vinto il premio René Smeets.

 I progettisti possono identificare i problemi e risolverli. La Dutch Design Week è una sorta di laboratorio di progettazione che potrebbe salvare il mondo Marcus Fiere, fondatore e capo redattore di Dezeen, rivista di architettura e di design.

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Informazioni utili:

  • Per accedere alle esposizioni della Dutch Design Week di Eindhoven, che sono appunto dislocate in diverse zone della città, viene consegnato un braccialetto non rimovibile (funziona come le fascette da elettricista, una volta stretto, per toglierlo bisogna tagliarlo quindi non fate come la sottoscritta che presa dall’entusiasmo lo ha stretto un po’ troppo :) ). Considerata la grande affluenza alle biglietterie, conviene acquistare gli ingressi in anticipo (andrà comunque poi scambiato con il braccialetto, ma c’è meno fila). Noi abbiamo avuto l’accesso alla Dutch Design Week con accredito stampa tramite l’Ente del Turismo Olandese (grazie!), in ogni caso il biglietto per 9 giorni di accesso costa on-line 19€ a persona.
  • Il ‘braccialetto’ dava  libero accesso, tra l’altro, al Klokgebouw, alle esposizioni del Dutch Design Awards, all’Innovation Powerhouse, alla Design Academy Eindhoven per il Graduation Show 2017, al Van Abbemuseum per la mostra “Beyond Generations” a cura della Design Academy Eindhoven, alla Sectie C dello Strijp per “The best design event”; alla Kazerne oltre che al Philips Museum.Eindhoiven DDW2017 15
  • In linea generale, le sedi espositive della Dutch Design Week di Eindhoven si raggiungono con i mezzi pubblici (lo Strijp con i bus 401, 402 e 403,  il biglietto si acquista anche a bordo ma se sono molto pieni è un problema quindi meglio acquistarli in anticipo; il biglietto giornaliero costa 6€), oppure con le biciclette a noleggio incluse nel biglietto (a trovarle… :) ) ma comunque lo Strijp, la Witte Dame e ovviamente il centro cittadino sono a portata di passeggiata.
  • Nel fine settimana c’è parecchia affluenza,e la situazione del traffico diventa caotica e congestionata soprattutto se nel vicino Philips Stadion gioca la squadra di casa, l’Eindhoven PSV. Noi abbiamo rischiato di perdere il bus che ci avrebbe riportato ad Amsterdam Schipol perché non avevamo considerato questa eventualità. Tenetene conto, che è meglio!
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(*) La Design Academy di Eindhoven è un istituto di istruzione interdisciplinare per l’arte, l’architettura e il design riconosciuto internazionalmente, fondato nel 1947 con il nome di Akademie Industriële Vormgeving Eindhoven. Vi fanno capo otto dipartimenti interdisciplinari che sviluppano i temi legati all’arte, all’architettura, alla moda, al design grafico e al design industriale.

Claudia Boccini

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