Paesaggi mozzafiato toscani: le Crete senesi

Difficile andare in provincia di Siena, per la precisione nella zona a sud della città del Palio, e non restare a bocca aperta davanti ai suoi paesaggi fatti di crete e di cipressi che si levano sinuosi sui crinali delle colline, non farsi irretire dai casolari solitari in cui un filo di fumo indica che all’interno c’è un camino acceso, caldo e scoppiettante, attorno al quale un famiglia si ritrova alla sera per tessere storie davanti ad un buon bicchiere di vin santo. La zona in cui si trovano le Crete senesi abbraccia i borghi di Monteroni d’Arbia, Buonconvento, Asciano, Rapolano Terme e Trequanda, piccoli paesi uniti da una linea ondulata di colline che paiono come pettinate dal vento, che cambiano di colore a seconda delle stagioni, l’inverno è il tempo della creta nuda grigia, la primavera indossa il  verde brillante dei campi mentre l’estate si adorna dell’oro del grano prima e poi delle sue stoppie. Se ne avete la possibilità, salite su una di queste colline e guardate verso l’orizzonte, lasciando correre gli occhi per catturare il dettaglio e l’insieme, per perdervi prima in quello che è un oceano senza fine fatto di terra, di greggi, di castelli e di boschi e per cercare poi il profilo turrito di Siena o inseguire le fughe di cipressi che costeggiano strade poderali polverose. Sono una sorpresa infinita, le Crete senesi: è una delle zone d’Italia ancora attentamente preservate a livello urbanistico, non deturpate da aggiunte moderne e si può tornare mille volte nello stesso posto per riconoscere nel paesaggio l’immagine che avevamo conservato nella memoria.

E’ un po’ quello che mi accade ogni volta che torno a Buonconvento dove la campagna che lo circonda è una scena che varia continuamente con il mutare delle stagioni, con il passare degli anni: non vi è monotonia nell’architettura spontanea del paesaggio e quelli che in altre zone d’Italia sono solo appezzamenti, campi e coltivazioni, nella zona delle Crete senesi diventano un affresco naturale in cui i tratti pittorici altro non sono che consuetudini agricole tramandate nel tempo. Attività stagionali costanti e ricorrenti come la trebbiatura, il taglio e la bruciatura delle stoppie, l’aratura e la rotazione dei campi dettano l’aspetto del paesaggio oltre che la produzione agricola. C’è chi afferma che l’uomo può essere felice solo se è in sintonia con la natura, senza però abiurare la tecnologia e il suo bagaglio culturale: le Crete senesi riescono ad unire in un abbraccio stretto la natura, il paesaggio e le competenze dell’uomo, per cui, forse, si può affermare che la felicità tra le Crete senesi è davvero di casa.

Le Crete senesi hanno un elemento costante nel paesaggio, il cipresso, che si incontra talmente di frequente che spesso non ci si fa più nemmeno più caso o, almeno, non se ne percepisce quanto sia dominante. Al di fuori delle Crete senesi (e della Toscana in genere), vedere questi alberi eleganti ed austeri, dalla forma svettante e così simile ad un tratto di pennello, è abbastanza raro a meno che non sono inseriti in parchi e giardini di ville prestigiose oppure, molto più di frequente, utilizzati per delimitare gli spazi dei camposanti. In Toscana il cipresso è l’elemento distintivo del paesaggio e le Crete senesi ne hanno fatto il loro simbolo, non importa che sia disposto in filari continui che dividono i crinali delle colline, raggruppati a boschetto oppure posti gli incroci delle strade come punto di riferimento. I cipressi erano coltivati già dagli Etruschi, utilizzati poi dai Romani e in Toscana hanno assunto un valore positivo, addirittura augurale e di fecondità: nelle famiglie contadine patriarcali vi era l’ abitudine di piantare un albero vicino casa per festeggiare la nascita di un figlio. Assai spesso si trattava di un cipresso per cui ancora oggi capita di osservare poderi circondati da numerosi cipressi: tanti alberi, tanta progenie.

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Per chi non conosce le Crete Senesi, ha poco tempo e tanta voglia di scattare una delle iconiche foto in cui i calanchi di argilla e i cipressi sono tutt’uno con il paesaggi, non posso che consigliare il brevissimo itinerario che da Asciano porta a Buonconvento passando per Chiusure e l’Abbazia benedettina di Monte Oliveto Maggiore: sono 22 km. di pura bellezza in cui la strada provinciale detta ‘del Pecorile’, che arriva fino a Chiusure per poi innestarsi nella provinciale 451, corre alta sulle colline donando la possibilità di panorami da lasciare senza fiato. In alternativa potete percorrere da Asciano direttamente tutta la provinciale 451, in cui i saliscendi passano accanto a fattorie e piccoli castelli, ma a mio parere è paesaggisticamente meno entusiasmante. Percorrete l’itinerario la mattina presto o al calar del sole (meglio, in entrambi i momenti) e avrete davanti a voi paesaggi da cartolina, in cui spesso una leggera nebbiolina contribuisce a rendere le Crete senesi una terra magica.

La sosta a Chiusure è fondamentale: è un borghetto piccolissimo edificato nei tipici mattoni rossi della zona, arroccato in cima ad un poggio dal quale si sovrasta tutta la vasta area collinare delle crete e dalla parte più alta, il Castello, si ha un bellissimo colpo d’occhio sul complesso della poco distante Abbazia benedettina di Monte Oliveto Maggiore e su uno spettacolare gruppo di calanchi, formazioni che nascono a seguito dell’azione erosiva della pioggia e del vento sulle colline argillose: sembrano un paesaggio surreale ed un po’ inquietante, con la presenza di irregolarità e voragini (tra Chiusure e Monte Oliveto il fenomeno è accentuato e la strada che unisce le due località pare trasformarsi in un ponte sospeso sui calanchi). La strada provinciale 451 da Monte Oliveto raggiunge in meno di 10 km Buonconvento, borgo racchiuso da una compatta cinta muraria attraversata longitudinalmente da una asse viario centrale e punto di tappa dell’antica via Francigena.

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Per maggiori informazioni sulle Crete senesi:

Claudia Boccini

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