Un itinerario verde nella provincia di Siena tra vino, castagne e terme

Oggi vi riporto ‘dalle mie parti‘, in quello che vuole essere il suggerimento per un itinerario verde nella provincia di Siena  (con un piccolo sconfinamento nella provincia di Grosseto) da realizzare in un week-end andando alla scoperta di una località famosa per il vino Brunello (lo conoscete tutti, vero?), di piccoli borghi dove sgorgano sorgenti termali benefiche (e ci sono terme e SPA) e di località montane che offrono la possibilità di fare sport, sia in estate che in inverno. L’itinerario verde nella provincia di Siena non è molto lungo – poco più di 100 km. che possono diventare di più se non ci si limita a visitare i borghi principali – ed è un circuito ad anello che parte da Montalcino, prosegue alla volta di Castelnuovo dell’Abate e quindi corre verso la montagna, dove per un tratto lasciamo la provincia di Siena per entrare in quella di Grosseto passando per Seggiano, Castel del Piano (con eventuale deviazione verso Arcidosso), sale fino alla vetta del Monte Amiata da cui si reimmette nei territori della provincia di Siena per incontrare le Terme di San Filippo e poi di Bagno Vignoni. Dopo una sosta a San Quirico d’Orcia, si torna a Montalcino. Un itinerario da fare in un week end, fermandosi per dormire in un agriturismo oppure in uno degli stupendi Castelli trasformati in resort che si incontrano lungo il percorso. Per mangiare, non c’è problema: in linea di massima, in Toscana si mangia sempre bene e nel circuito incontrerete tanti ristoranti e locande dove assaggiare la buona cucina locale. In ogni caso, per percorrere l’itinerario che vi propongo è necessario avere l’auto, perché con i trasporti pubblici potrebbe diventare piuttosto complicato e non sempre hanno orari comodi o in coincidenza.

Il nostro itinerario verde nella provincia di Siena parte da Montalcino, terra di produzione del vino Brunello, uno dei vini più prestigiosi d’Italia, sangiovese in purezza che riesce a raggiungere periodi di invecchiamento notevoli. Da qualsiasi parte arriviate a Montalcino, le vigne vi daranno il benvenuto: intere colline ricoperte di filari, spesso ingentiliti da piante di rose (che hanno una funzione ‘sentinella’ nel caso di malattie delle vigne) e cipressi, mettono in risalto i poderi rurali in mattoni rossi. Oltre al vino – che vi ricordo è DOCG ed ha quotazioni che raggiungono cifre elevate – Montalcino è famoso per essere stato l’ultimo baluardo della Repubblica Senese nella lotta contro i fiorentini e per ospitare alcuni eventi e ricorrenze che richiamano numerosi visitatori, tra cui forse le più famose sono l’Apertura delle Cacce (agosto), la Settimana del Miele (settembre), la Sagra del Tordo (ottobre). Montalcino merita una sosta prolungata: piacevolissimo passeggiare lungo le sue stradine medievali, fermarsi a prendere un caffè (o degustare un calice di vino) ai tavoli di marmo retrò dell’Antica Fiaschetteria, uno dei locali storici d’Italia, oppure entrare nella Rocca per percorrerne i camminamenti e ammirare dll’alto il panorama circostante, che abbraccia mare e montagna. Sempre a Montalcino, è imperdibile il Museo civico e diocesano.

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By Luca Aless (Own work) [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], via Wikimedia Commons

Lasciato Montalcino – non senza aver fatto scorta di vino e panforte, seguendo il link potete trovare più informazioni sullo shopping – dovete prendere la strada provinciale 55, che in meno di 10 km. vi porterà a Castelnuovo dell’Abate, piccolissimo borgo e frazione di Montalcino legato a doppio filo all’Abbazia di Sant’Antimo, che si trova poco distante in una vallata coltivata ad olivi e che è, a mio parere, una delle abbazie più belle e mistiche d’Italia. Ricca d’ arte e di storia, l’Abbazia sorge nella valle dello Stargia e la tradizione orale vuole che il suo fondatore sia stato Carlo Magno, sebbene tale notizia non sia in realtà attestata da alcun documento. L’unico dato più antico di cui si ha certezza è che nell’anno 814 d.C.  l’Abbazia aveva la giurisdizione sull’abitato di Montalcino. Da sempre l’Abbazia è centro di vita religiosa e spirituale ma anche di potere economico. Gli edifici dell’Abbazia che vediamo oggi sono solo una parte del complesso originario, che comprendeva una vera e propria cittadella monastica con alloggi, locali, magazzini e luoghi dedicati alla preghiera, di cui oggi restano poche tracce e quando ci sono, sono più che altro ruderi. Fulcro del complesso abbaziale era ed è tutt’oggi la Chiesa, dalle linee romaniche perfette a cui è accostato un campanile tripartito con bifore sul terzo livello. La Chiesa è a tre navate, tipica dell’architettura romanica, ed è stata edificata utilizzando il travertino, pietra calcarea particolarmente luminosa che in alcune condizioni di luce appare simile ad alabastro. Il volume dell’aula è scandito da una serie di alte colonne esaltate nella loro bellezza dalla semplicità monastica degli arredi. L’abside presenta tre piccole cappelle mentre nella navata centrale, in alto, ci sono i matronei, sottolineati da una serie di bifore. Sul sito (link sopra) dell’Abbazia, potete scoprire le diverse possibilità di visita. Inoltre, presso la farmacia monastica dell’Abbazia potete acquistare anche l’Amaro di Sant’Antimo e la birra artigianale prodotta dai monaci benedettini olivetani, gli stessi di Monte Oliveto Maggiore, sempre in provincia di Siena.

Dopo Sant’Antimo, l’itinerario verde nella provincia di Siena prosegue ancora lungo la Strada provinciale 55, detta anche Strada della Badia di Sant’Antimo, immersi nei boschi e nella macchia, fino a raggiungere la microscopica frazione di Monte Amiata (sì, si chiama proprio come la montagna!) dove c’è l’omonima stazione ferroviaria dismessa (torna a vivere solo in occasione di alcuni eventi del Treno Natura, vetture e treni d’epoca che percorrono ferrovie dismesse che attraversano zone paesaggistiche di incomparabile bellezza (seguendo il link trovate il programma 2018 dei treni natura). Poco prima, avrete incontrato sulla vostra destra l’accesso al Castello di Velona, struttura medievale dell’ XI secolo recentemente trasformata in Resort di lusso con centro benessere e termale, con vista sulle colline e sulla montagna dell’Amiata.

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Oleg Krivolapov [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

Imboccate ora la strada che porta verso Seggiano, passando in mezzo a coltivazioni intensive di olivi e vigneti. Seggiano è famoso per più motivi: intanto, vi si produce un ottimo formaggio, in grado di competere con il rinomato Pecorino di Pienza e sempre a Seggiano (o, meglio, nei suoi dintorni) si può visitare il Giardino di Daniel Spoerri, un parco artistico di 16 ettari in cui l’artista svizzero ha raccolto installazioni e sculture proprie e di altri artisti (aperto da Paswa a ottobre, ingresso 10€). Un altro elemento di interesse di Seggiano è il Castello di Potentino, residenza privata dei discendenti dello scrittore di Graham Green, che ne hanno fatto – oltre ad un resort ed un’azienda vinicola, un centro culturale internazionale (per poterlo visitare, potrebbe essere utile fare una degustazione guidata dei vini prodotti, costo a partire da 30€ a persona).

Ancora pochi chilometri, circa 7, e si arriva a Castel del Piano: ora davvero i rilievi del Monte Amiata, un tempo vulcano ed oggi montagna apprezzata in inverno per sciare ed in estate per trekking facili e piacevoli, iniziano a sentirsi. Attorno alla strada ci sono castagneti (le castagne dell’Amiata sono particolarmente apprezzate) e una volta giunti in paese il consiglio è di passeggiare per le vie e soffermare l’attenzione sui notevoli edifici sacri (tra tutti: la Chiesa di san Leonardo, la Chiesa del santissimo Sacramento, la Chiesa della Propositura) e civili.

Comincia ora la parte più ‘verde’ e piena di curve dell’itinerario, perché da Castel del Piano saliamo, con una serie di tornanti in mezzo alle faggete, fino alla Vetta Amiata, passando per gli ambi slarghi del Prato delle Macinaie e del Prato della Contessa, da cui partono gli impianti sciistici di risalita. Voi però potete arrivare fino in vetta con l’auto (ci sono parcheggi a ridosso degli chaalet e dei ristoranti) e quindi proseguire fino alla grande Croce, che si eleva proprio in cima, salendo a piedi l’ultimo tratto in salita (attenzione: in inverno con la neve è utilizzato come pista da sci). Se siete appassionati degli sport invernali, con neve adeguata (l’Amiata è una montagna isolata e son sempre le precipitazioni sono sufficienti) è possibile praticare escursioni con le ciaspole, fare sci di discesa e di fondo.

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By Darthmore1971 (Own work) [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], via Wikimedia Commons

Dopo tanto sport :), il nostro itinerario verde nella provincia di Siena ci porta nei luoghi del benessere: ci aspettano circa 30 km. per discendere dalla Vetta Amiata passando per Abbadia San Salvatore (borgo di origine longobardo, a lungo noto per essere stato un centro di industrie minerarie; da visitare l’Abbazia di San Salvatore e, accompagnati da ex operai, le ex Miniere) e dirigerci senza indugio verso Bagni di San Filippo, centro termale immerso nel verde che utilizza la calda acqua sulfurea che sgorga dalle viscere della montagna. Le acque termali di Bagni di San Filippo sono analgesiche, antinfiammatorie, miorilassanti e benefiche per le mucose: oltre al centro termale vero e proprio, con la storica piscina all’aperto e il centro di cura, si possono utilizzare (gratuitamente) le vasche naturali che si trovano in mezzo al bosco, la cosiddetta ‘balena bianca’, una formazione calcarea naturale con pozze dove immergersi.

Dopo aver ripreso energia nelle acque calde di Bagni di San Filippo, l’itinerario verde nella provincia di Siena prosegue per 18 km. e ci porta in un’altro luogo termale, Bagno Vignoni, famoso per essere stato frequentato da santa Caterina e per la sua ‘piazza d’acqua’. Su Bagno Vignoni ho scritto di recente un post dettagliato, che vi invito a leggere.

Pronti per l’ultima tappa? Sono 35 chilometri, siamo tornati nella Val d’Orcia e il paesaggio è quanto di più toscano può esserci: colline, poderi, cipressi. Una sosta a San Quirico d’Orcia per visitare il Parco degli Horti Leonini (giardino classico all’italiana del XVI secolo) e poi via, di nuovo verso Montalcino, per concludere questo ricco itinerario nella montagna senese davanti ad un calice di Brunello e ad un piatto di pici all’aglione.

itinerario Amiata

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

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