Al Complesso del Vittoriano la mostra Liu Bolin The invisible man

Liu Bolin è un artista che entra in paesaggi, storie visuali, luoghi con il suo corpo. Letteralmente. Anzi, diventa lui stesso parte del paesaggio, fino a scomparire quasi del tutto. L’uomo invisibile, lo chiamano. E a ragione. La sua arte è innovativa, mescola body painting, camouflage, installazioni, fotografia, performance che attraverso autoritratti fotografici ha l’obiettivo di porre in risalto situazioni, temi sociali o politici oppure di farsi parte di campagne di denuncia o per richiamare l’attenzione su problemi sociali.

A Roma, presso il Complesso del Vittoriano, si può visitare fino al 1° luglio 2018 Liu Bolin The invisible Man,  prima mostra antologica delle opere dell’artista, curata da Raffele Gavarro, con 72 opere fotografiche selezionate che ripercorrono i diversi momenti della sua arte suddivisi in progetti a tema e collaborazioni.

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Nato a Shandong nel 1973, Liu Bolin inizia a intraprendere le sue performance per protesta e per portare l’attenzione dell’opinione pubblica sullo smantellamento del Suojia Village, in cui avevano i loro studi ed atelier gli artisti indipendenti, diventando ben presto conosciuto a livello internazionale. Le fotografie che ritraggono Liu Bolin (o, meglio  lo fanno intravedere, perché l’artista riesce a mimetizzarsi così bene che in alcuni casi bisogna focalizzare a lungo l’attenzione prima di capire dove si trovi) sono sempre fotografie statiche, ovvero nell’immagine non vi è movimento ma fissità di azione, quasi a congelare l’attimo.

Bolin 3

Dopo le prime mostre allestite in Cina, in cui viene ritratto assieme a edifici famosi e di grande impatto (Grande Muraglia, Palazzo Imperiale, Piazza Tienanmen) ed alla serie fotografica Hiding in the city, l’artista inizia a occuparsi del rapporto tra uomo e natura, tra pensiero e potere e dal 2008 si trasferisce per un periodo in Italia per dare corpo al suo progetto Hiding in Italy (nascondersi in Italia) e sottolineare come nel nostro Paese il patrimonio artistico e culturale – a differenza di altri Paesi, Cina inclusa – sia tutelato e valorizzato. Sono di questo periodo le bellissime foto di Liu Bolin invisibile nella Reggia di Caserta, davanti al Colosseo, a Venezia, alla Scala di Milano.

Bolin collage 1

Uomo invisibile e camaleontico, grazie alla body art  (e ad una equipe di assistenti e fotografi) il suo corpo assume le linee ed i colori del paesaggio: non è un processo semplice e prima di arrivare allo scatto perfetto, quello in cui l’artista letteralmente sembra fondersi con lo sfondo, sono necessari numerosi e complessi processi: viene studiata come dovrebbe essere l’immagine finale, la giusta luce e prospettiva, analizzati i colori dello sfondo (che dovranno essere riprodotti esattamente sul corpo di Liu Bolin), il punto esatto da cui scattare la foto. Vengono poi riportati manualmente su un abito, con vernice e pennelli, le linee, le ombre, i dettagli architettonici. Una volta dipinto, l’abito viene indossato da Liu Bolin che viene truccato con cerone e colori.  A quel punto, Liu Bolin è pronto per ‘entrare’ nel paesaggio e diventare invisibile.

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Liu Bolin ha seguito progetti artistici, pubblicitari (ha collaborato per le campagne pubblicitarie di aziende e stilisti di moda) ma si è anche speso per portare l’attenzione sui fenomeni migratori che coinvolgono l’Africa e l’Europa: l’attenzione al sociale è sempre molto forte nelle sue opere e nel 2015, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, viene realizzato a Catania,  per poi essere esposto ai Cantieri Culturali della Zisa, il progetto Migrants che si sviluppa nei luoghi degli sbarchi.

Liu Bolin The invisible Man è una mostra diversa, interessante e curiosa, che inizialmente attrae per la singolarità degli scatti (ed il gioco comune è la ‘caccia’ a capire dove è nascosto Liu Bolin) ma che ben presto lascia lo spazio all’interesse per la denuncia silente che è parte di ogni scatto.

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Informazioni utili sulla mostra Liu Bolin The invisible Man:

  • La mostra Liu Bolin The invisible Man si tiene presso il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini (Via di San Pietro in Carcere) dal 2 marzo 2018 al 1° luglio 2018;
  • la mostra è aperta dal lunedì alla domenica, con orari dalle 9.30 alle 19.30; il venerdì e sabato l’orario di chiusura è prolungato alle 22.00 mentre la domenica resta aperta fino alle 20.30. (la biglietteria chiude un’ora prima).
  • Biglietto di ingresso intero 12€, previste riduzioni.
  • Il Complesso del Vittoriano è a pochi passi dal Foro Romano, dal Campidoglio e dall’Altare della Patria e da Piazza Venezia. La fermata del bus più vicina è a 100 metri dalla sede espositiva e vi fermano le linee ATAC n. 85, 87, 51.

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Claudia Boccini

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