Visitare il tempio Zenkoji

Se vai in Giappone, ricordati di inserite una visita alla città di Nagano ed al suo grande tempio Zenkoji: da Tokyo con lo Shinkansen ci metterai all’incirca un’ora e mezza e quindi puoi anche pensare di considerarla una gita giornaliera: visitare il tempio Zenkoji di Nagano non solo ti farà conoscere uno dei Tesori Nazionali del Giappone, ti farà immaginare come fosse la vita nei secoli scorsi o confrontarti con monaci e monache (e, se vuoi, ricevere la loro benedizione) ma soprattutto ti permetterà di fare un percorso di rinascita spirituale nelle tenebre più oscure da cui, una volta che ti sarai confrontato con il tuo coraggio (o con i tuoi timori), tornerai alla luce con uno spirito più forte e diverso.

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Un tempio di grande importanza – o, almeno, un luogo di culto – esiste a Nagano fin dal 642 d.C., e la  leggenda vuole che l’immagine sacra fu oggetto di dispute tra clan rivali e venne infine gettata in un canale e solo grazie a Yoshimitsu Honda, che la ritrovò costruendole attorno un tempio, che prese il nome di Zenkoji (ovvero, il tempio di Yoshimitsu, secondo una particolare lettura dei simboli kanji, i caratteri giapponesi). La vera notorietà del tempio di Nagano inizia però a partire dal 1707, quando venne costruito l’attuale grande tempio. Come in gran parte dei templi buddisti, la sancta sanctorum del tempio non è accessibile ai visitatori e in questo caso per tutti – monaci inclusi – è tabù la visione della statua del Buddha Amida (immagine di Sangoku Denrai) che vi è custodita, probabilmente di origine indiana e la prima ad arrivare in Giappone attraverso la penisola coreana.  Ogni sei anni, comunque, durante la solenne cerimonia Gokaicho, viene esposta una ‘sacra replica’ della statua.

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Visitare il tempio Zenkoji è accedere ad un luogo di speranza e pace, dove tutti sono i benvenuti, senza distinzione di genere o  credo religioso ed è un luogo dove rafforzare la propria fede nella ricerca dell’illuminazione ed una delle particolarità del Zenkoji è che il tempio ospita sia monaci che monache buddiste, ciascuno con il loro ‘abate’, che sovrintendono comunitariamente alle funzioni principali del tempio maggiore: la mattina presto vi è una cerimonia che vede i fedeli inginocchiati in fila davanti all’entrata del tempio per ricevere la loro benedizione (i monaci sfiorano la testa dei fedeli con il rosario buddista); in ogni caso, chiunque, di qualsiasi religione esso sia, può partecipare al rito. Il buddismo di riferimento del tempio Zenkoji è quello professate dalle scuole buddiste Tendai (monaci) e Jōdoshū (monache; la badessa viene scelta tra membri della famiglia imperiale o loro congiunti).

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Non pensate però di visitare il tempio Zenkoji e basta: l’edificio sacro si trova all’interno di un vero e proprio complesso monastico, a cui si accede superando zone ben delimitate da grandi portali in legno in cui oltre a diversi monasteri si trovano anche negozi, rivendite di alimenti, foresterie per i pellegrini: ogni anno visitano il Zenkoji oltre sei milioni  di persone, tanto che viene considerato uno dei pellegrinaggi da fare almeno una volta nella vita per assicurarsi la salvezza e la benevolenza delle divinità.

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Raggiungere il tempio Zenkoji dalla stazione ferroviaria di Nagano è davvero semplice, è una passeggiata di un paio di chilometri (ma ci sono anche gli autobus che vi portano nelle vicinanze) lungo il rettifilo della Chuo Dori, fino ad arrivare dinanzi al Niomon, prima porta del complesso monastico detta porta dei guardiani perché custodisce grandi due statue in legno che rappresentano divinità che proteggono il sito dai nemici. Se la Chuo Dori all’inizio è una normale via commerciale simile a tante altre che si trovano in Giappone – ma qualcosa di diverso c’è, le lanterne di legno che scandiscono il percorso insieme alle choseki-doyio, noi le chiameremmo pietre miliari, poste ad intervalli di 109 metri fino ad arrivare al recinto del tempio – pian piano che ci si avvicina alla zona del tempio e la strada corre in lieve salita,  si incontrano alcuni edifici pubblici di epoca Taisho (l’ufficio postale e gli uffici governativi) e alcune caratteristiche abitazioni di mercanti con magazzini, per lo più bianche con i tetti scuri.

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Prima di entrare nel vero e proprio recinto del tempio, si supera il Sanmon, la porta principale che è stata designata quale ‘importante proprietà culturale’. La targa su cui è riportato il nome Zenkoji sarebbe stata scritta da un principe imperiale e celerebbe nella calligrafia cinque simboli con il significato di ‘colomba’. Non conoscendo il giapponese, mi fido di quanto mi è stato detto :). Nell’ultimo tratto la strada è pavimentata in pietra ed i giapponesi, che amano quantificare con numeri e percentuali, hanno calcolato che per pavimentare i 450 metri che uniscono la seconda porta Sanmon all’entrata del tempio Zenkoji  sono state necessarie ben 7.777 lastre! Tutto il complesso del Zenkoji è stato realizzato seguendo un’asse nord-sud, dove il Niomon è a sud e il tempio Zekoji a nord (ma il complesso prosegue oltre con la pagoda Chureiden a 5 livelli, i piccoli padiglioni, il giardino e il cimitero).

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Una volta entrati nel complesso monastico vero e proprio, dovrete acquistare un biglietto di ingresso da 500 yen per poter accedere all’interno del tempio Zenkoji (zona tatami), seguire il percorso spirituale O-kaidan e visitare il museo storico all’intero della pagoda Chureiden. Costo a parte ha l’ingresso al Kyozo, la biblioteca girevole dove sono conservati i sutra.

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Una volta aver ammirato i brucia incenso con il leone, le grandi lanterne di carta con la svastica buddista (*), l’enorme campana appesa al tetto del tempio, è tempo di entrare nella sala centrale: ricca di ori e di statue, con il tatami a delimitare l’area riservata ai fedeli e meno turistica, è davvero grande! Se sarete fortunati, potrete assistere a qualche cerimonia o liturgia (è vietatissimo fotografare, qui!) ma quello che più di ogni altra cosa attirerà la vostra attenzione e la vostra curiosità è il percorso di rinascita spirituale, vera particolarità di questo tempio famoso: al di sotto dell’altare maggiore c’è un cunicolo non troppo stretto ma completamente al buio, che gira su se stesso e una volta scesi con le scale bisogna percorrerlo tutto, nell’oscurità più profonda, prima di vedere nuovamente la luce e trovare quindi le scale di uscita.

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Detto così sembra niente, ma provate a farlo da soli o al più in coppia e vedrete che in pochissimo tempo vi troverete a fare i conti con le vostre paure, le vostre ansie, la vostra presunta sicurezza. Intanto, il percorso si compie senza scarpe (vi daranno un sacchetto per conservarle) ed  vietata qualsiasi forma di illuminazione (no, non fate i furbi accendendo lo schermo del cellulare, non vale). Le scale per scendere sono ripide e strette e già a un paio di metri il buio diventa totale perché scompare la luce, fioca, che arrivava dall’ingresso; velocemente si perdono tutti i riferimenti spazio-temporali, dietro e davanti c’è solo l’oscurità più nera e l’unico modo per procedere – senza sapere cosa ci sarà davanti – è a tentoni. Importante è infatti mantenere sempre una mano sulla parete di destra, in modo da capire come il cunicolo gira e non sbattere sulle pareti.

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Vi dico la verità: io ad un certo punto stavo quasi per farmi venire un attacco di panico, improvvisamente mi sono passati davanti fotogrammi di vita e mi sono sentita priva di controllo su quello che stava accadendo. Se non ci fosse stato Francesco con me, credo proprio che dopo qualche passo sarei tornata immediatamente indietro! Il cunicolo prosegue, fa un paio di curve ed improvvisamente sulla pare si ‘sente’ un oggetto metallico, una sorta di maniglia. E’ – simbolicamente – la chiave del Paradiso e della rinascita, ma anche segno anche che non manca più molto al momento in cui si rivedrà la luce. Quando si torna in superficie, viene suggerito di guardarsi in un grande specchio, per vedere la trasformazione avvenuta. Vero o meno, io nello specchio ho visto una me diversa, dove il terrore dei primi momenti si era trasformato in gioia di aver superato la prova e aver sconfitto paure non controllate!

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Una volta fuori, passeggiate per il parco (noi ci siamo stati in febbraio e ancora tutto era coperto dalla neve), osservate le tavolette votive (ema) e se volete riportare con voi souvenir particolari entrate nel negozio del tempio, dove trovate oggetti più o meno rituali, teste di Daruma, rosari buddisti, incenso e stampe. Se volete visitare il Zenkoji in modo approfondito con una visita guidata gratuita, potete rivolgervi alle guide turistiche volontarie “Bonsho no Kai” che parlano inglese e tedesco (scrivete per tempo una mail con richieste di informazioni a bonshonokai@yahoo.co.jp).

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Tornando verso la stazione ferroviaria, soffermatevi a curiosare nei diversi ristoranti e negozi che si aprono su Chuo-Dori, tra cui vi segnalo la rivendita delle spezie Shichimi Togarashi, alcuni negozi di souvenir tradizionali, negozi specializzati in tè e in calligrafia. Quasi inutile dire che in tutti questi ho fatto piccoli acquisti!

Per ulteriori informazioni sulla città di Nagano e la sua Prefettura, vi consiglio di visitare Go! Nagano, il sito ufficiale del turismo di Nagano

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(*) oggi noi occidentali consideriamo la svastica come simbolo del peggior orrore a causa dei crimini commessi dai nazisti, tuttavia  il simbolo ha origini antichissime ed il nome stesso deriva dal sanscrito. Da sempre associato alla religione buddista ed induista –  tant’è che nelle cartine geografiche giapponesi i templi buddisti sono proprio indicati da un manji, una piccola svastica – ha significati positivi e rappresenta, a seconda della direzione dei bracci, armonia, equilibrio, amore, misericordia, fortuna.

Claudia Boccini

Curiosa di novità e di tendenze sociali e culturali, il mio karma è il viaggio

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